cerroni

Nell’indagine condotta dalla Procura della Repubblica di Roma nell’ambito di diversi filoni di inchiesta aperti dal 2008 fino ad oggi, gli inquirenti hanno individuato una struttura informale, sovrapposta alla dirigenza formale del gruppo Cerroni, tesa a blindare il monopolio del gruppo nella gestione dei rifiuti nel Lazio.

 

Sette arresti e una ventina di indagati è il risultato dell’indagine condotta dalla Procura di Roma in collaborazione con la Procura di Velletri. In carcere i vertici del gruppo Cerroni, oltre ad alcuni collaboratori e dirigenti del gruppo ed ex amministratori della Regione Lazio.

Nell’operazione, è stata data esecuzione all’ordinanza emessa dal GIP nella quale convergono diversi filoni di indagine, condotti dal NOE e dalla Sezione Operativa Centrale, dal 2008 ad oggi, ai quali la Procura della Repubblica di Velletri ha fornito un contributo importante.

I crimini accertati a carico degli arrestati sarebbero associazione a delinquere, traffico di rifiuti, frode in pubbliche forniture, truffa in danno di enti pubblici, falsità ideologica commessa da pubblici ufficiali in atti pubblici.

 

Gli arresti

Le ordinanze di custodia cautelare eseguite ieri sono a carico di Cerroni Manlio titolare della Colari, Rando Francesco amministratore unico di molte imprese del gruppo Cerroni, Giovi Piero socio di Cerroni, Landi Bruno, ex presidente del Consiglio regionale del Lazio ed “ambasciatore” del gruppo Cerroni nelle istituzioni (comuni, province e Regione Lazio), Sicignano Giuseppe responsabile dell’impianto di TMB di Pontina Ambiente presso il comune di Albano Laziale e supervisore per il gruppo Cerroni nel comune stesso, Fegatelli Luca ex capo dipartimento della Regione Lazio e De Filippis Raniero ex responsabile del Dipartimento del Territorio della Regione Lazio. Sono inoltre indagate nell’ambito dei diversi filoni di indagine, una ventina di persone, tra cui anche l’ex presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo.

Gli inquirenti hanno anche eseguito ieri 22 perquisizioni presso gli uffici e le abitazioni degli indagati e presso gli uffici del gruppo Cerroni.

Nell’ambito di uno dei vari filoni d’inchiesta, il Nucleo della Polizia Tributaria della Guardia di Finanza ha proceduto ieri a porre sotto sequestro, a carico degli indagati, beni equivalenti alla somma di 18 milioni e 890.923,33 euro.

Nell’ordinanza di arresto si legge che i fatti posti in essere dagli arrestati, dal 2008 ad oggi, sarebbero di una “inaudita gravità per le implicazioni sulla politica dei rifiuti e per le ricadute negative sulla collettività”.

La struttura parallela

Gli inquirenti avrebbero verificato l’esistenza a partire dal 2008, ma probabilmente preesistente, di una stabile struttura organizzativa “informale” sovrapposta a quella formale costituita dai vertici delle società del gruppo Cerroni (che i collaboratori chiamano “il supremo“), avente un programma criminoso ed un assetto variabile, a seconda delle attività svolte, degli avvicendamenti all’interno delle istituzioni, e della vita personale dei soggetti coinvolti.

La struttura informale sarebbe quindi in parte costituita da un “nocciolo duro“, Cerroni, Giovi, Rando, Landi Sicignano, e in parte composta da dirigenti e amministratori, di volta in volta cooptati nella struttura stessa, a seconda delle maggioranze uscenti dalle varie tornate elettorali. La piramide vedeva al vertice Cerroni, e subito al di sotto Landi, in grado di condizionare l’attività dei vari enti pubblici coinvolti nella gestione del ciclo dei rifiuti nel Lazio (a partire dalla Regione fino ad arrivare all’ARPA).

Scopo dell’attività della struttura era quello di consentire al gruppo Cerroni di continuare a mantenere la posizione di monopolista nell’attività di gestione dei rifiuti nel Lazio.

 

Il sodalizio criminale

 L’esistenza di un sodalizio criminale ed il suo modus operandi sono stati monitorati nel tempo dagli inquirenti: esso era costituito da soggetti privati, Cerroni, Landi, Rando, Giovi e Siciliano, da pubblici funzionari, Arcangelo Spagnoli (deceduto), Luca Fegatelli, Raniero De Filippis, e da politici, Mario Di Carlo (deceduto), Giovanni Hermanin de Reichfield e Giovannetto Romano (ex segretario particolare dell’ex assessore Pietro di Paolantonio). L’operatività del sodalizio e la sua efficacia in termini di risultati apprezzabili nell’interesse del gruppo Cerroni, sono state verificate in ciascuno dei quattro filoni in cui le indagini si sono dipanate.

 

La truffa del CDR di Albano

Il primo filone riguarda la produzione di CDR (Combustibile da Rifiuti) dalla Pontina Ambiente nell’impianto di Albano. In merito ad esso, gli inquirenti hanno accertato delle irregolarità nella gestione dell’impianto di raccolta e di trattamento dei rifiuti di Albano Laziale e le sue ricadute in termini tariffari per gli utenti del servizio. E’ qui che gli inquirenti individuano il reato di frode in pubbliche forniture, laddove Pontina Ambiente spa, appartenente al gruppo Cerroni, si faceva pagare per la produzione di CDR, una tariffa notevolmente superiore rispetto agli standard qualitativi effettivamente offerti. In particolare veniva prodotto un CDR di percentuale 15% , rispetto al 35% indicato nel piano regionale di gestione dei rifiuti. Ciò comportava un notevole aumento della tariffa sui rifiuti a carico dei contribuenti . La somma frodata dalla Pontina Ambiente alla comunità, dal 2006 al 2012, è stata stimata in circa 11 milioni di euro. Con questo modus operandi il gruppo Cerroni riusciva anche nell’intento di ottenere la prematura saturazione degli invasi disponibili della discarica di Albano, in vista dell’apertura “certa” di ulteriori altri invasi, con un incremento esponenziale dei ricavi. L’azione della struttura parallela si esplicitava attraverso la connivenza della struttura amministrativa regionale guidata da Fegatelli, la quale garantiva che la tariffa non venisse aggiornata, nonostante la percentuale di CDR fosse più bassa di quella indicata nel piano regionale.

 

L’inceneritore di Albano ed il ribaltamento della VIA

Nel filone relativo all‘inceneritore di Albano gli inquirenti hanno individuato nell’attività posta in essere da funzionari pubblici infedeli in connivenza con soggetti politici di livello regionale, un disegno criminoso, teso a localizzare l’inceneritore stesso in prossimità della discarica di Albano gestita dal gruppo Cerroni, su di un terreno di proprietà del Cerroni stesso (Pontina Ambiente), sulla base di documenti falsi, in modo da ridurre i costi del trasporto dl CDR e da escludere eventuali altri concorrenti, vedi l’inceneritore di Colleferro, usufruendo inoltre degli incentivi pubblici denominati CIP 6.

Emblematica qui l’azione di “cerniera” svolta dalla struttura parallela in ordine alla riuscita del progetto criminoso. Infatti sia l’ex presidente della Regione Marrazzo, che il precedente Commissario Straordinario ai rifiuti del Lazio, avevano appoggiato il progetto, consentendo al consorzio COEMA (Pontina Ambiente e Ecomed, quest’ultima composta da Ama e da Acea) di ottenere il via libera alla costruzione dell’inceneritore di Albano. Tale azione si palesò anche in occasione del superamento della valutazione di impatto ambientale redatta dalla direzione regionale, atto amministrativo che negava la possibilità di realizzate un inceneritore sui terreni della Pontina Ambiente.

Nell’iter amministrativo di ribaltamento della VIA, la magistratura individua un disegno criminoso compiuto di concerto da Cerroni, Presutti (socio di Cerroni), Spagnoli Arcangelo, responsabile unico del procedimento, FegatelliDe Filippis, Giovanni Bargagna, dirigente regionale, Mario Di Carlo, Giovanni Hermanin e Piero Marrazzo, con quest’ultimo che firmava un’ordinanza commissariale, malgrado la decadenza dell’ufficio emergenziale.

Emblematico è altresì il trasferimento del funzionario regionale che aveva “osato” firmare la VIA, andando contro gli interessi del “supremo”.

 

L’emergenza e la soluzione a portata di mano: Monti dell’Ortaccio

Il procrastinarsi delle deroghe relative al conferimento dei rifiuti urbani in Malagrotta, ha di fatto creato artatamente una situazione emergenziale, per la  quale il ministro Andrea Orlando ha nominato circa un anno fa il Commissario Goffrdo Sottile. Sottile ha individuato una serie di discariche, Albano, Viterbo e Col Felice, in cui conferire in deroga i rifiuti di Roma. Prima di individuare questi siti, si ricorderà come Sottile fosse sul punto di concedere l’autorizzazione a conferire a Monti dell’Ortaccio, invaso creato e gestito dall’immancabile gruppo Cerroni, su terreni ancora una volta di sua proprietà. Memorabili le dichiarazioni di Sottile in proposito: “Il privato ha offerto ottime garanzie”.

Oggi veniamo a sapere dalle indagini della magistratura che l’invaso creato da Cerroni in località Monti dell’Ortaccio, circa 3 milioni di metri cubi, oltre ad aver commesso delle gravi irregolarità nella trasformazione urbanistica e nello smaltimento delle rocce e delle terre da scavo, conferite in Malgrotta, è stato creato simulando l’esistenza di documenti autorizzativi.

Le operazioni illecite complessivamente poste in essere dal gruppo Cerroni hanno consentito alla società E. Giovi, appartenente al gruppo Cerroni, di realizzare un profitto stimato di 8 milioni di euro.

I lavori posti in essere per la realizzazione dell’invaso suddetto hanno inoltre prodotto l’abbassamento della quota di fondo di scavo di un area adiacente l’invaso, la cava denominata Monti del Lumacaro, causando una illecita deviazione della falda acquifera sotterranea, di proprietà del demanio idrico, dando luogo alla nascita di un laghetto artificiale. Nella richiesta di autorizzazione per la realizzazione dell’invaso, Colari, ovvero Cerroni, ha allegato delle fotografie antecedenti ai lavori, in cui il laghetto non compare, cercando così di nascondere il danno cagionato al demanio idrico.

 

Le tariffe per lo smaltimento dei rifiuti

L’intervento della struttura parallela, ed in particolare di Landi e di alcuni funzionari della Pubblica Amministrazione, si realizza inoltre attraverso l’omissione da parte della Regione Lazio della determinazione di una tariffa definitiva di ingresso dei rifiuti, in relazione all’impianto di Rida Ambiente, società concorrente del gruppo Cerroni. Questa condotta haimpedito di fatto alla Rida Ambiente srl di poter contrattare con i vari comuni il conferimento di rifiuti solidi urbani presso i suoi impianti, sbarrandole l’accesso al mercato dello smaltimento dei rifiuti. Tale modus operandi ha procurato alle società Pontina Ambiente ed Ecoambiente un ingiusto profitto, determinato dalla posizione di monopolista che ciascuna delle due società di fatto ha assunto.

L’azione della struttura parallela si manifesta in questo frangente nei ritardi degli uffici regionali nella determinazione della tariffa definitiva della Rida Ambiente, combinatamente alle autorizzazioni illegittimamente concesse per aumentare le quantità di rifiuti trattati, autorizzando tra l’altro lo smaltimento in discarica del tal quale, posto che la Ecoambiente, la società avvantaggiata a danno della Rida Ambiente srl,  non dispone di impianti per il TMB.

In questa vicenda la magistratura è stata in grado di ricostruire il ruolo egemone assunto da Luca Fegatelli all’interno della Regione Lazio, oltre ad individuare  l’esistenza di un consolidato  sistema favorevole alle imprese del gruppo Cerroni, con l’allontanamento del funzionario che aveva “osato” determinare una tariffa favorevole alla Rida Ambiente. (cm)

 

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