Cerroni

Tal qual su quell’alma il cumulo 

Delle memorie scese!

Oh quante volte ai posteri

Narrar se stesso imprese,

E sull’eterne pagine

Cadde la stanca man!

E’ molto probabile che a partire da oggi il sistema di gestione dei rifiuti del Lazio  subisca un cambiamento radicale, molto atteso per la verità dai cittadini romani.

Stiamo parlando dell’arresto dell’avvocato Manlio Cerroni, titolare della Colari, la multinazionale che per 3 decenni ha gestito la discarica di Malagrotta e che ancora oggi continua a gestire – in predicato c’è un raddoppio delle linee di combustione, dalle attuali due, che non hanno mai funzionato, a quattro – l’inceneritore situato dentro la discarica più grande d’Europa, chiusa lo scorso ottobre.

Occorre dire subito che Cerroni è stato molto abile ad assicurarsi le complicità  della politica, complicità che è stata trasversale rispetto agli schieramenti politici e che gli ha consentito di diventare quello che è oggi, un uomo ricco e potente, a capo di un gruppo che detiene una importante quota di mercato nel campo della gestione dei rifiuti a livello mondiale e che fattura un miliardo di euro l’anno.

Brescia, Perugia, Albania, Romania, Francia, Norvegia e Australia sono solo alcuni dei paesi in cui il gruppo Colari gestisce lo smaltimento dei rifiuti urbani.

Tra i politici più vicini citiamo lo scomparso Mario di Carlo ex ad di AMA  ed ex assessore regionale ai rifiuti, e Bruno Landi, presidente della Regione Lazio negli anni’ 80. Ed è proprio quest’ultimo che è finito agli arresti assieme al re dei rifiuti e ad altre cinque persone.

La sua capacità di lobby nei confronti della politica la si intuisce quando si comprende come, malgrado l’interramento dei rifiuti urbani non differenziati fosse una pratica vietata da una direttiva europea fin dal 2005, sia riuscito nonostante tutto ad ottenere la proroga della gestione di Malagrotta fino all’ottobre dello scorso anno. 7 anni di proroghe.  E non solo.

Il suo obiettivo era quello di ottenere una nuova concessione per un’area denominata Monti dell’Ortaccio, situata a ridosso dell’area occupata dalla discarica di Malagrotta, e questo a dispetto dell’inquinamento, delle lamentele dei residenti di quell’area e delle malattie che questi sono stati costretti a sopportare.

Ed infatti l’ex commissario straordinario ai rifiuti Goffredo Sottile, nominato dal ministro dell’Ambiente Orlando, il cui mandato è scaduto il 7 gennaio, aveva in mente esattamente questo, concedere la concessione a Cerroni per Monti dell’Ortaccio, oltre alla privatizzazione dell’AMA, l’azienda comunale che raccoglie i rifiuti della capitale, su cui sognava di mettere un piede.

A settembre del 2012 l’ex sindaco Alemanno era stato costretto a scaricare l’ex ad di AMA, Salvatore Cappello, dopo aver scoperto che questi aveva stipulato con la Colari di Cerroni un accordo per il trattamento meccanico biologico dei rifiuti (la differenziazione dei rifiuti in discarica) con cui AMA, e quindi il comune di Roma, si vincolava per dieci anni a pagare 500 milioni di euro. Una capacità di lobbying quella di Cerroni a 360 gradi.

Le inchieste che la magistratura ha aperto sul conto di Cerroni e della Colari sono diverse: l’inquinamento delle falde acquifere causato da Malagrotta, il sequestro del gassificatore entrato in funzione grazie ad una autocertificazione irregolare, l’irregolarità degli impianti di CDR (combustibile da rifiuti) aperti ad Albano Laziale, i lavori per la messa in opera della discarica di Monti dell’Ortaccio privi di  autorizzazione. Le fattispecie di reato contestati sono diverse: associazione a delinquere, truffa e traffico illecito di rifiuti. (cm)

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