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Claudio Meloni

Mese

gennaio 2014

Bracciano: chiude la discarica

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A partire da domani la discarica di Cupinoro sarà chiusa per esaurimento delle volumetrie disponibili. In attesa dei lavori di allargamento la Regione Lazio ha fornito ai 25 comuni interessati una lista di siti alternativi presso cui conferire i rifiuti urbani. Entro 24 ore dovranno comunicare la scelta.

Il giorno 22 dicembre la Bracciano Ambiente, società che gestisce la discarica di Cupinoro, ha reso noto a tutti i comuni di Roma e Lazio che conferivano i loro rifiuti urbani presso di essa, in totale 25, che il primo febbraio 2014 la discarica chiuderà. Motivo della chiusura è l’esaurimento degli invasi disponibili.

La Regione ha fatto sapere di “trovarsi impossibilitata a rinnovare l’Autorizzazione Integrata Ambientale a causa del parere negativo della Sopraintendenza dei Beni paesaggistici e della Direzione Regionale del Mibac“.

La Regione ha fatto inoltre sapere che questa situazione crea la necessità di “individuare in tempi molto rapidi impianti provvisori e alternativi, in attesa di concludere il rinnovo dell’Aia“.

A fronte dell’emergenza creatasi in ottobre per via all’ imminente chiusura di Malagrotta, il comune di Bracciano ha tenuto a far sapere che l’esaurimento della discarica non è stato causato dallo sversamento dei rifiuti di Roma, posto che i rifiuti della capitale non sono mai arrivati, e che  quindi nella discarica hanno continuato a conferire solo i 25 comuni autorizzati. La scelta prospettata in settembre dal Ministro Andrea Orlando di sversare i rifiuti urbani della capitale nella discarica di Bracciano, ha suscitato una vera sollevazione popolare.

La regione Lazio dal canto sua ha già provveduto a comunicare ai 25 comuni interessati quali sono gli impianti disponibili per conferire i propri rifiuti urbani. Ciascun comune dovrà quindi effettuare la propria scelta e comunicarla agli uffici regionali competenti entro 24 ore.

Di positivo c’è il fatto che quasi tutte le amministrazioni coinvolte da questa chiusura hanno già avviato una raccolta differenziata porta a porta dei rifiuti urbani, con percentuali massime del 70%. Questo grande risultato ha consentito, laddove è stato raggiunto, di abbattere notevolmente la quantità dei rifiuti prodotta da conferire in discarica, dalle 140 mila tonnellate del 2008 alle 60 mila di oggi. (cm)

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Invasi abusivi a Malagrotta: rinviati a giudizio Rando e due funzionari regionali

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La E.Giovi srl che gestisce la discarica di Malagrotta, avrebbe realizzato tre invasi di cui due abusivi, senza le autorizzazioni della Regione. Marotta e Minicillo, i due funzionari regionali che avrebbero dovuto controllare, pur sapendo, non hanno impedito la realizzazione dell’ illecito. Il processo partira’ a maggio.

Tre invasi di cui due abusivi, cioe’privi delle necessarie autorizzazioni da parte della Regione Lazio, scavati in localita’ Testa di Lepre. Queste sono le accuse con cui Francesco Rando, dirigente del gruppo Cerroni nonche’ stretto collaboratore dell’ avvocato, e’ stato rinviato a giudizio, nell’ambito dell ‘inchiesta sull gestione dei rifiuti nel Lazio. Assieme a Rando il gip Battistini ha rinviato anche due funzionari della regione, colpevoli di aver omesso i necessari controlli sui lavori eseguiti dal gruppo Cerroni. Ma veniamo con ordine.

Nel 2011 la Regione Lazio concede E. Giovi srl, la societa’ del gruppo Cerroni che gestisce Malagrotta, l’autorizzazione a realizzare un solo invaso di 9.700 metri quadrati, in localita’ Testa di Lepre, in vista dell’esaurimento completo degli invasi disponibili. Il luogo in questione e’ una frazione caratteristica della Valle Galeria, popolata prevalentemente da aziende agricole e zootecniche.Al posto dei 97 autorizzati la E.Giovi, di cui Rando e’ amministratore unico, ne realizza piu’ del triplo vale a dire 33.000.

Gli invasi abusivi vengono realizzati senza la necessaria valtazione di impatto ambientale, senza le necessarie autorizzazioni e pagando gli oneri concessori solo per l’invaso autorizzato. Come dire tre al prezzo di uno, come  al  supermercato.

Malgrado l’assenza delle necessarie verifiche la E.Giovi srl realizzava dunque  gli scavi ed i lavori di impermeabilizzazione del fondo degli invasi, mediante argille particolari, sotto le quali veniva steso uno strato sabbioso drenante e quindi uno di “polder” impermeabilizzante.

Con Francesco Rando sono stati rinviati a giudizio i due funzionari della Regione Mario Marotta e Luigi Minicillo, accusati di abuso di potere. Il gip infatti ha accertato come i due funzionari, pur essendo a conoscenza della realizzazione dell’opera abusiva da parte della E.Giovi, evitavano di porre in essere quegli atti che, per ragioni di giustizia, di sicurezza pubblica, nonche’ per motivazioni di ordine igienico e sanitario, avrebbero dovuto fermare la prosecuzione dei lavori.

Quando poi i magistrati, ipotizzando la commissione di reati ambientali, intervenivano sequestrando le opere eseguite, i due funzionari approntavano una nota in cui lasciavano intendere che l’ordinanza a favore della E.Giovi fosse ancora valida. Il processo per l’abuso edilizio prendera’ il via il 6 maggio, presso la decima sezione del tribunale penale collegiale.

E’ stato aperto nel frattempo dagli inquirenti, un altro filone della stessa inchiesta,che e’ quello relativo alle 5 morti per tumore di cittadini residenti nella Valle Galeria. Il reato ipotizzato e’ quello di omicidio colposo.(cm)

Cerroni: un progetto in Regione per chiudere Malagrotta

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E . Giovi srl. la società che gestisce la discarica di Malagrotta avrebbe presentato un progetto per chiudere definitivamente il sito. Ma la Regione aveva già approvato dal 2008 un progetto analogo. Resta però ancora irrisolto l’aspetto della bonifica. Ranieri (WWF): “Zingaretti e Marino si facciano garanti della salute dei cittadini”.

Il gruppo Cerroni ha presentato il 31 dicembre 2013 un progetto che prevede la copertura, in termine tecnico si chiama “capping”, della discarica di Malagrotta.-

Il progetto che in genere viene portato a termine quando una discarica viene chiusa per esaurimento degli invasi – le vasche in cui vengono svuotati i rifiuti urbani – avrebbe il costo di 100 milioni di euro. La denuncia agli organi di informazione è del presidente del WWF Lazio, Vanessa Ranieri, che si è dichiarata “sorpresa” per quest’ ultima mossa dell’avvocato Cerroni.

Il progetto presentato dalla E.Giovi srl, la società che in questi anni ha gestito Malagrotta, presenta due soluzioni alternative: la prima è una sorta di torta multistrato in cui uno strato sarebbe composto dai materiali dei cassonetti,  separati attraverso gli impianti di Trattamento Meccanico Biologico (TMB),

un altro strato composto dal materiale generato dalla combustione dell’inceneritore di Malagrotta (gestito da Cerroni), ed un terzo ed ultimo strato composto da inerti – scarti di materiale edile – appositamente igienizzate. Le estremità della “torta” sarebbero completate attraverso la piantumazione di alberi. L’altra opzione sarebbe costituita da uno strato di materiale drenante, uno successivo di argilla ed uno di terreno vegetale ed in ultimo uno strato di frazione organica stabilizzata (Fos) prodotta attraverso gli impianti di trattamento.

La stranezza del progetto non sta solo nel fatto che sia stato presentato proprio dal gruppo Cerroni, ma anche che esso sia stato presentato fuori tempo massimo, essendo già stato approvato nel 2008 dalla Regione un progetto di copertura. Il progetto già approvato è molto simile al primo dei due presentati da Cerroni, ma al momento è stato sospeso, per via del fatto che non sarebbe disponibile alcun residuo da combustione. Infatti il gassificatore gestito dalla Giovi srl è fermo a causa di un guasto. Questo ha infatti ha spinto l’amministrazione regionale a richiedere una modifica al piano già approvato, modifica che potrebbe portare ad impiegare – questa è la proposta del WWF – il residuo del TMB al posto dei residui combusti. Con il progetto presentato da Cerroni i cittadini avrebbero dovuto pagare tre volte i rifiuti prodotto, una volta per smaltirli, un’altra per trattarli ed una terza per impiegarli nel capping. Come se di fatto la discarica anzichè essere stata chiusa, continuasse a ricevere i rifiuti. Un vero paradosso.

Il presidente del WWF Lazio ha sottolineato come “la copertura della discarica sia altra cosa rispetto alla bonifica“. “Comune e Regione – prosegue Ranieri – dovrebbero seguire il Codice dell’Ambiente che richiede una caratterizzazione del sito in modo tale da individuare il grado di inquinamento della zona e anche eventuali responsabilità”. Piantare gli alberi al termine del progetto di capping senza prima avere eseguito la bonifica sarebbe accontentare solo un’esigenza estetica, che non risolve però il problema dell’inquinamento dell’area.

“Il Presidente Zingaretti – conclude Ranieri – si faccia garante insieme al Sindaco Marino della salute dei cittadini e della tutela dell’ambiente, denunciando subito al Prefetto la possibilità che il territorio su cui insiste la discarica di Malagrotta sia stato colpito da un danno ambientale, chiedendo di partecipare al procedimento di adozione delle misure di precauzione, di prevenzione e di ripristino ambientale, obbligando così il Ministro ad intervenire ai sensi dell’art. 309 del Codice Ambientale“. (cm)

 

Valle Galeria: percolato nella falda

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Giunte oggi le conclusioni della consulenza affidata dal consiglio di Stato al  Politecnico di Torino. Confermata le tesi dell’Arpa Lazio che aveva impugnato il ricorso vinto al TAR da Cerroni contro l’ordinanza di bonifica di Alemanno.

L’impressione è che finalmente la cappa di illegalità e di morte che incombeva sulla Valle Galeria stia cominciando ad essere squarciata. E sono squarci di verità, quella che comincia ad emergere dopo decenni di colpevoli silenzi.

La verità è quella che viene sancita da una perizia tecnica che ha accertato, una volta per tutte, la correlazione tra l’inquinamento presente nella falda acquifera che insiste sulla Valle Galeria e le sostanze (percolato) prodotte dalla discarica di Malagrotta. Si tratta della perizia  affidata dal Consiglio di Stato al Politecnico di Torino, a seguito del ricorso dell’ Arpa Lazio.

Nel 2011 il sindaco Alemanno, forse sulla base delle conclusioni dello studio dall’ARPA e dal ISPRA che dichiarava la presenza di percolato nella falda che insiste sotto alla discarica, con il percolato prodotto dalla discarica stessa, emette un’ordinanza di bonifica dell’intera area. Cerroni e la Giovi srl non ci stanno e fanno ricorso al TAR. Per dimostrare la loro estraneità all’inquinamento e all’aumento dei tassi di tumore nella zona, si affidano al consulente Massimo Grisolia. Nei documenti presentati al tribunale amministrativo, il consulente dichiara, senza neanche essersi recato sul posto,  che le evidenze non permettono di associare l’inquinamento della falda alle sostanze rilasciate dalla discarica.

Nulla da fare, il TAR da ragione a Cerroni. Ma i comitati dei residenti della Valle sanno bene che quella sentenza non rappresenta la realtà. Sono molti quelli di loro che si sono ammalati di tumore e assieme all’ ARPA Lazio impugnano la sentenza davanti al Consiglio di Stato. Le motivazioni sono molto forti, dato che il consulente di Cerroni, Grisolia, non è in grado di fornire quella indipendenza che la consulenza richiederebbe. Grisolia è uno stimato professionista ma ha il difetto di avere già lavorato per il gruppo Cerroni, e di avere mantenuto con questo un legame professionale stabile. Il Consiglio di Stato decide dunque di ripetere la consulenza, affidando l’incarico al Politecnico di Torino.

L’esito della consulenza era atteso per febbraio, ma già oggi sono arrivate alle parti interessate le conclusioni dello studio. Si legge in un post del commissario dell’ARPA Lazio, Corrado Carruba, pubblicato su facebook:”Il documento – scrive Carruba – accoglie le tesi tecniche da sempre sostenute dall’Agenzia e che la portarono ad appellare la sentenza del TAR del Lazio” a causa, come già detto, dei dubbi di terzietà sul consulente. Carruba prosegue riportando alcuni passaggi della consulenza:

Il confronto tra i dati di monitoraggio chimico dell’acqua di falda superficiale, unito a considerazioni di carattere idrogeologico, portano a ricondurre all’attività di discarica gestita dalla E. Giovi srl il fenomeno di contaminazione che ha portato all’emanazione dell’ordinanza sindacale […]

Appare evidente che i parametri di inquinamento riscontrati sono ragionevolmente attribuibili a percolato“. (cm)

Malagrotta: nuova consulenza sui livelli di inquinamento

Valle Galeria

 

 

Con una sentenza del 2011 il TAR del Lazio ha dichiarato che la discarica di Malagrotta non inquina. Ma Arpa Lazio e comune di Roma avevano chiesto la rimozione del perito Grisolia,  già consulente di Cerroni. A febbraio è attesa la nuova consulenza a seguito del ricorso al Consiglio di Stato 

 

Roma – Malagrotta non inquina. Sembra incredibile, ma  questo è il senso della consulenza rilasciata dal perito Massimo Grisolia per conto del tribunale amministrativo del  Lazio.

Ed è sulla base di questa consulenza che il TAR ha stabilito nel 2011 che i rifiuti sversati per 4 decenni nella discarica più grande d’Europa, non hanno prodotto un inquinamento apprezzabile nell’area ad essa circostante.

Nella perizia Grisolia si spinge sino ad affermare con piena sicurezza, che la discarica non ha inquinato la falda acquifera sottostante, e che tutto era regolare.

Si legge infatti nella relazione da lui redatta che:”pur non potendo escludere un effetto indotto dalla discarica sul carico ambientale complessivo, la mancanza di significativi dati fa ritenere che non è possibile allo stato attuale esprimere margini diritti e quantificabili di riconducibilità all’attività espletata dalla discarica di Malagrotta”.

Eppure i comitati di cittadini, le associazioni ambientaliste assieme a quelle dei consumatori, continuavano a denunciare l’aumento dei casi di tumore tra i residenti della Valle Galeria, soprattutto tumori alla “laringe ed alla mammella“, come ha denunciato un’indagine epidemiologica condotta nella zona.

A quest’indagine si è poi aggiunto un altro studio condotto dall’Università Roma Tre che dimostra “una media di mortalità per cancro superiore al 28% rispetto alla media romana”.

Ed in effetti l’ISPRA, l’Istituto per la Protezione e la Ricerca Ambientale,  a seguito di una comunicazione dell‘Arpa Lazio avvenuta nel 2003, ravvisa il superamento dei limiti normativi relativi agli idrocarburi in corrispondenza di alcuni pozzi utilizzati dalla discarica. A partire da quella data l’istituto comincia dunque a campionare e monitorare l’inquinamento di aria, acqua e terra, presente sia nell’area su cui insiste la discarica che in quella circostante.

I risultati di questo lavoro vengono resi pubblici nel giugno 2010. Da essi si evince chiaramente come “in tutta l’area della discarica – si legge nella relazione – sia presente una contaminazione diffusa delle acque sotterranee, esterne ed interne al sito, da parte di metalli ed altri inquinanti“.

In particolare, la connessione diretta tra la discarica e l’inquinamento della falda sotterranea viene evidenziato attraverso una particolare metodologia basata su due parametri che “misurati in campioni di acqua di falda (sotterranea) e superficiale e nel percolato, hanno dimostrato la loro efficacia nell’aiutare a delineare possibili scenari di miscelamento di risorse idriche più o meno contaminate, caratterizzando in modo unico e distintivo la fonte inquinante (il percolato)”.

A questa incredibile sentenza del TAR viene fatto ricorso al Consiglio di Stato nel 2012. L’organismo giurisdizionale di secondo grado della giustizia amministrativa affida una nuova consulenza al Politecnico di Torino.

La scelta del Consiglio di Stato di cancellare tutto quanto era stato fatto in termini di analisi e ricerche, è derivata anche dal fatto che a suo tempo sia il comune di Roma che Arpa Lazio avevano richiesto la sostituzione del consulente, Massimo Grisolia, per aver svolto privatamente delle consulenze per il gruppo Cerroni aventi come oggetto sempre la discarica di Malagrotta.

Oltre a ciò Grisolia continuava ad avere frequenti contatti con il gruppo, e quindi indubbiamente la sua consulenza per contro del TAR era viziata da un evidente conflitto di interessi. La novità riguardo all’indagine giudiziaria in corso, indagine che ha visto complessivamente 24 persone indagate, è che i risultati della nuova perizia del Politecnico  dovrebbero essere resi pubblici nel prossimo mese. Essi potranno sicuramente offrire un valido contributo al lavoro svolto dai magistrati impegnati nel caso. (cm)

Malagrotta: controlli pilotati

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Dalle indagini condotte dagli inquirenti emergerebbero tentativi di corruzione nei confronti di un agente delle polizia di Roma Capitale e di un consulente della procura di Velletri.

Emergono particolari sempre più inquietanti nelle indagini sul sistema di gestione dei rifiuti nel Lazio. Questa volta i nuovi particolari hanno a che fare con la sfera dei controlli che alcune autorità competenti effettuavano sulla discarica di Malagrotta e su quella di Albano, entrambe gestite da società del gruppo Cerroni

Il Nucleo Operativo Ecologico dei carabinieri che svolge le indagini coordinate dal gip Battistini avrebbe intercettato alcune telefonate tra il socio di Cerroni nonchè responsabile della gestione della discarica di Malagrotta, Piero Giovi, ed un funzionario del corpo dei vigili urbani. In particolare gli inquirenti hanno esaminato una telefonata intercorsa tra il funzionario di Polizia Municipale Giovanni Ferri e Piero Giovi il 2 luglio 2010.

Quel giorno è Ferri a telefonare a Giovi avvisandolo che il “grande capo” – riferendosi al superiore di Ferri – stava per partire per il Canada, per andare a trovare la figlia che stava per partorire. “Quindi – prosegue Ferri – bisogna provvedere a dargli i saluti”. I carabinieri interpretano questo generico invito a portare di “saluti” come una richiesta e scrivono nell’informativa: “Sembra un’ esplicita richiesta di qualcosa”.

I militari del NOE proseguono: “risulta facile accostare i saluti ad una non meglio indicata utilità o regalia da ricondurre al menzionato grande capo” che i militari individuano nel superiore gerarchico do Ferri. “Se venisse avvalorata questa interpretazione – scrivono ancora i carabinieri – potrebbe agevolmente  concretizzarsi un profilo di concussione nell’atteggiamento del funzionario Ferri”.

Un’altro controllo che il “sodalizio criminale” guidato da Cerroni  avrebbe cercato di “addomesticare”sarebbe quello che avrebbe dovuto svolgere il consulente Luigi Boeri.  Boeri è stato inviato dai pm di Velletri per fare dei controlli alla discarica di Albano Laziale, discarica gestita dalla Pontina Ambiente, società del gruppo Cerroni.

Il gestore della discarica, Francesco Rando, preoccupato da questa visita, telefona all’ingegnere Giuliano Mortola chiedendogli : “Ma tu conosci un certo ingegnere Boeri?” “Si – risponde Mortola – è un personaggio… ha diretto un sacco di bonifiche. Ma adesso è tanto che non lo sento più. Ma perchè?”.  A queste parole Rando comincia a preoccuparsi ancora di più e, cercando conforto nel suo interlocutore, prosegue:”Ma perchè…poi ti dico… – e poi accenna – lui è consulente tecnico  di un pm ad Albano… ma voglio dire tu non è che fossi suo amico, oltre …o no? ” Poi, quasi ricordandosi di parlare al cellulare Rando seguita: “Va bè senti, adesso al telefono magari… quando rientri ci vediamo un momentino”.

I carabinieri individuano in queste parole l’intenzione “chiara ed evidente” di Rando di avvicinare il consulente Mortola, allo scopo di pilotare le consulenze che questo avrebbe dovuto redigere per il pm della procura di Velletri. (cm)

Cerroni: lobby per le sovvenzioni statali

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Dalle indagini sul sistema che gestiva i rifiuti nel Lazio emergono le attività di lobby di Cerroni per ottenere le sovvenzioni  statali CIP6. Dietro le incongruenze patrimoniali per alcuni degli indagati il sospetto di traffico di rifiuti

L’inchiesta sulla gestione dei rifiuti nel Lazio prosegue  sul versante relativo all’ inceneritore di Albano e su quello degli aiuti pubblici CIP6. Gli inquirenti stanno vagliando l’azione di lobby posta in essere da Cerroni.  In base alla delibera del Comitato Interministeriale Prezzi del 1992 (CIP6) l’incenerimenti dei rifiuti viene “assimilato”  a quelle fonti di energia rinnovabili pulite, quali il geotermico, l’idroelettrico, l’eolico ed il solare.  Ciò vuol dire che l’energia prodotta attraverso una di queste fonti viene venduta al GSE, il gestore per i servizi energetici, ad un prezzo maggiorato.

La copertura di queste sovvenzioni viene garantita attraverso una quota della bolletta dell’energia elettrica, il 6-7%, che tutti quanti paghiamo. Ora il fatto che l’incenerimento venga assimilato a delle fonti energetiche rinnovabili pulite, rappresenta un’assurdità tutta italiana, che porta in maniera paradossale a costruire più inceneritori che pale eoliche, adducendo come motivazione l’antiesteticità di queste ultime. Come se le cappe degli inceneritori fossero opere artistiche.

Dalle intercettazioni telefoniche in mano agli inquirenti risulta che l’azione di lobby Manlio Cerroni non la esercita direttamente, ma tramite un’ interposta persona. In questo caso il professor Cesare San Mauro, tra i promotori della Fondazione Roma Europea, a cui aderisce anche il GSE, ente controllato dal Ministero per lo Sviluppo Economico.

Cerroni al telefono esorta San Mauro a discutere con il viceministro dello Sviluppo Economico, Catricalà, cercando di perorare la sua causa. Il fatto è che se da una parte il Prefetto Pecoraro non accontenta Cerroni nella determinazione del sito in cui localizzare la nuova discarica – Cerroni premeva per Monti dell’Ortaccio o in alternativa Pian dell’Olmo – dall’altra Catricalà non gli concede  le sovvenzioni per l’inceneritore di Albano, per via del blocco dei lavori.   La regione infatti ha emesso un‘AIA negativa sulla realizzazione dell’opera.  In merito a queste sovvenzioni pubbliche CIP6, è bene dire che senza di esse la produzione di energia tramite incenerimento è assolutamente antieconomica. Non essendo previsto il sito di Albano, esso viene inserito all’ultimo momento attraverso un decreto che Luca Fegatelli, il sostituto del defunto Arcangelo Spagnoli e anche lui uomo di Cerroni, fa firmare a Marrazzo, sei mesi dopo la scadenza dell’istituto commissariale. Ed’è sempre Fegatelli ad inviare al GSE tale decreto per fare richiesta dei sussidi. Ed è qui che l’azione di lobby dell’avvocato Cerroni attraverso il comune amico San Mauro, deve sortire i suoi effetti nei confronti di Catricalà.

Sul versante dei riscontri patrimoniali, dopo le incongruenze riscontrate in capo ad Arcangelo Spagnoli e Fabio Ermolli, sembra che anche il sostituto di Spagnoli, Luca Fegatelli, presenti delle incongruenze. Gli esiti dei riscontri non sono ancora stati depositati, ma gli inquirenti sospettano che la fonte di questo denaro dato in nero sia costituita da compensi per il traffico di rifiuti tossici provenienti dall’Albania e dalla Romania. Anche su questa vicenda gli inquirenti mantengono un velo di segretezza, forse per via del furto dei faldoni avvenuto nella stanza del gip il 23 giugno 2013. (cm)

Rifiuti Lazio: incoerenze patrimoniali per alcuni indagati

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Proseguono gli interrogatori dei 7 arrestati. Dalle indagini sui loro patrimoni emergono delle incoerenze. Gli inquirenti ritengono si tratti di corruzione.  

Roma – Nell’inchiesta sui rifiuti del Lazio che ha portato all’arresto di 7 persone e all’iscrizione nel registro degli indagati per altre 21, gli inquirenti, come per le indagini di mafia, hanno puntato a seguire i flussi di denaro.

La corruzione  è un reato difficile da dimostrare e per questo gli investigatori hanno deciso di incrociare i dati delle dichiarazioni dei redditi di alcuni degli indagati, con l’anagrafe patrimoniale.

I risultati sono stati interessanti per almeno due di questi: Arcangelo Spagnoli, deceduto nel gennaio 2012, e Fabio Ermolli.  Entrambi hanno ricoperto in passato ruoli importanti. Il primo era stato nominato da Piero Marrazzo responsabile unico per la realizzazione dell’inceneritore di Albano Laziale. Sappiamo ora che il ribaltamento dell’esito della prima autorizzazione integrata ambientale negativa, è frutto dell’attività  posta in essere da Cerroni, Presutti (socio di Cerroni), Spagnoli, Fegatelli Luca (funzionario regionale), De Filippis, Bargagna Giovanni (dirigente regionale), Di Carlo Mario, Hermanin Giovanni e Marrazzo Piero. Gli inquirenti hanno individuato in Arcangelo Spagnoli un ruolo determinante all’interno del sodalizio criminale posto in essere dagli indagati sopra citati. Nella prima richiesta di arresto per Spagnoli, inviata dalla Procura di Roma al gip Battistini il 21 marzo 2013, e in seguito misteriosamente sparita dagli uffici di quest’ultimo, si legge:” Iniziando ora ad entrare nell’oggetto specifico della richiesta, va sottolineato come in tale struttura (il commissariato straordinario dei rifiuti del Lazio) operava, quale responsabile unico del procedimento, Arcangelo Spagnoli, punto di snodo fondamentale tra la struttura commissariale, la Regione e il gruppo Cerroni, la cui figura, sia pure esclusivamente a fine di comprendere la struttura dell’associazione criminale, si ripercorrerà nei paragrafi che seguono, e prevalentemente in quello relativo al gassificatore di Albano Laziale”.

Dai controlli incrociati relativamente agli anni 2005-2009 i finanzieri hanno riscontrato delle importanti incoerenze patrimoniali: nel 2005 Spagnoli dichiarava un reddito di 300 mila euro ma ne spendeva 1 milione e 100, fino ad arrivare al 2009, quando dichiarava 500 mila euro ma ne spendeva 661 mila. I militari hanno calcolato in totale oltre 3 milioni di euro non giustificati.

Questi 3 milioni, come accade per il denaro che deve essere “ripulito”, non sono stati spesi ma inviati all’estero, sotto forma di polizze assicurative.

Che l’operazione sia sospetta lo avverte anche la banca presso cui Spagnoli effettua l’operazione, che invia immediatamente una segnalazione all’Unità di Informazione Finanziaria. Era il 4 settembre del 2008.

L’altro indagato passato sotto il setaccio della Finanza è Fabio Ermolli, dirigente dell’Arpa Lazio,   al quale il commissario dell’Arpa, Corrado Carruba, aveva telefonato alle 6 del mattino per comunicargli l’esito favorevole di un concorso interno che lo avrebbe promosso a dirigere l’ufficio sui rifiuti, ed al quale in seguito il gruppo Cerroni, attraverso la Systema Ambiente srl aveva affidato due consulenze private, per un importo complessivo di 304 mila euro. Da un controllo relativo al 2008 la Finanza ha accertato che Ermolli avrebbe acquistato in contanti un appartamento per 552 mila euro, quando al fisco quell’anno aveva dichiarato 169 mila euro. (cm)

Rapporti Cerroni-politici: Omaggi e riunioni

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Dalle carte processuali emergono una serie di informative del NOE in cui vengono svelati i retroscena dell’attività di lobby di Manlio Cerroni nei confronti dei politici, locali e nazionali.

Nel primo interrogatorio avvenuto ieri e relativo all’inchiesta sui rifiuti nel Lazio, Manlio Cerroni  avrebbe respinto tutte le accuse di corruzione, sostenendo di non essere lui a cercare i politici ma al contrario i politici cercare lui, per via della sua grande esperienza nel campo dello smaltimento dei rifiuti urbani.

Dalle carte processuali cominciano intanto ad affiorare i primi nomi dei politici che nel tempo avrebbero favorito le attività e le fortune di Cerroni.

 

Il ruolo degli ex amministratori Civita e Montino

L’ex assessore regionale in quota PD, Michele Civita, avrebbe, secondo le carte, garantito a Cerroni l’ottenimento delle proroghe per il conferimento dei rifiuti a Malagrotta.  Quando i carabinieri del NOE hanno cominciato ad indagare, Civita sarebbe arrivato anche al punto di mentire agli inquirenti, depistando un Maresciallo dell’arma che stava svolgendo accertamenti su Cerroni.

Nell’informativa dei carabinieri si legge che Cerroni è riuscito, attraverso la minaccia del problema igienico-sanitario, ad ottenere l’autorizzazione a sversare nel nuovo invaso di Monti dell’Ortaccio. In particolare Cerroni avrebbe indicato al Maresciallo del NOE Tagliaferri di interloquire con l’assessore Civita, in merito all’imminente rilascio della nuova autorizzazione, facendo passare quest’ultima per un semplice rinnovo di autorizzazione già concessa.

Un altro amministratore eletto in quota PD, all’epoca dei fatti presidente del consiglio Regionale, attualmente sindaco di Fiumicino, Esterino Montino, era il soggetto politico di riferimento, delegato dal presidente Marrazzo alla conduzione delle operazioni per la realizzazione dell’inceneritore di Albano Laziale. Gli inquirenti ritengono che il ruolo svolto da Montino sia stato quello di creare un consenso tra i vari politici, circa la realizzazione dell’opera.

 

Gli omaggi di Cerroni ai politici

In un’altra informativa del NOE vengono elencati i regali che Cerroni avrebbe fatto a Natale e Pasqua, dal 2005 al 2008, al mondo politico, spendendo circa 200 mila euro. L’elenco è lunghissimo e ci sono politici di tutti gli schieramenti:

Mauro Cutrufo, Walter Veltroni, Guido Bertolaso, angelo Bonelli, Enrico Gasbarra, Piero Marrazzo, Marco Di Stefano, Francesco Storace, Giovanni Fiscon, Vincenzo Saraceni, Giuseppe Rubrichi, Renzo Carella, Mario Baccini, Mario Di Carlo, Marco Verzaschi, Giuseppe Fioroni, Arcangelo Spagnoli, Biagio Eramo, Giuseppe Celli, Giovanni Hermanin, Corrado Carruba, Giorgio Simeoni, Luciano Ciocchetti, Elio Mensurati, Walter Tocci, Fabio Bellini, Carmine Contrasto, Stefano Laporta, Raniero Benedetto, Goffredo Bettini, Marco Mattei, Antonio Gerace, Andrea Mangoni, Filiberto Zaratti, Luca Fegatelli, Guido Milana, Raniero De Filippis, Fabio De Lillo, Paolo Togni.

Quello che Cerroni voleva ottenere attraverso questa attività di Public Relation, era il mantenimento dello “status quo” per quanto riguarda lo sversamento a Malagrotta, e, una volta chiusa la discarica, la concessione anche per l’invaso di Monti dell’Ortaccio. Cerroni chiedeva inoltre il nulla osta per l’inceneritore di Albano, per il quale aveva ottenuto anche dei fondi regionali, e gli incentivi CIP6 per il CDR che li sarebbe stato bruciato.

Nell’informativa si parla anche di un incontro avvenuto verso la fine del 2008, tra Cerroni e alcuni pezzi grossi del PD, si parla di Di Carlo e Fioroni, teso a pianificare l’attività del gruppo parlamentare, in merito ai lavori relativi all’approvazione in suo favore degli incentivi CIP 6.

 

La seconda fase dell’inchiesta giudiziaria: il ruolo di Sottile

Martedì scorso è intanto partita la seconda fase dell’inchiesta in questione: i carabinieri del Noe si sono recati presso gli uffici dell’ex commissario straordinario Goffredo Sottile, responsabile del rilascio dell’autorizzazione per l’invaso di Monti dell’Ortaccio.

I militari gli hanno notificato l’atto di sequestro del suo PC. Gli inquirenti indagano sulla procedura per il rilascio della AIA integrata. E’ emerso inoltre che Cerroni si sarebbe incontrato con il proprietario della discarica di Falcognana, nonchè titolare della Ecofer, uno dei siti che il ministro Orlando avrebbe potuto scegliere in alternativa a Monti dell’Ortaccio.

I carabinieri del NOE scrivono in una informativa riferendosi a Sottile,  che sarebbero emersi  segnalicirca gli intendimenti di Sottile, finalizzati ad apportare vantaggi alle aziende di Cerroni” segnali che secondo gli investigatori apparivano univoci quando, ancor prima di ricevere i  risultati delle perizie e di avere ascoltato qualsiasi valutazione tecnica, egli “aveva già espresso – scrivono i militari – la sua volontà di collocare la futura discarica in un’area di pertinenza dell’anziano imprenditore”.

A queste conclusioni i carabinieri sarebbero giunti attraverso l’ascolto di una lunga serie di telefonate tra Cerroni e Sottile,  in cui “il commissario Sottile – scrivono i carabinieri –  sembrava approvare in larga parte i progetti e le idee prospettate da Cerroni, relativamente al futuro sistema di gestione dei rifiuti della Capitale”. (cm)

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