Carmine-Schiavone

Nella parte secretata dell’audizione di Carmine Schiavone del 7 ottobre 1997 di fronte alla Commissione Parlamentare sul Ciclo dei rifiuti, emergono elementi in gran parte già noti.

Dopo aver consegnato al presidente Scalia una serie di documenti relativi Province di Massa Carrara e Santa Croce Sull’Arno, e della Regione Campania, fra questi anche l’elenco dei camion adibiti al trasporto dei rifiuti e delle società a cui facevano capo, il pentito Schiavone comincia a raccontare.
Nel 1999 si trova ad Otranto, quando viene avvicinato dall’avvocato Pino Borsa e da Pasquale Pirolo. Quest’ultimo è stato per lunghi anni l’alter ego del boss Antonio Bardellino, fondatore della “Nuova Famiglia” nonché principale referente dei Casalesi per quanto riguarda l’investimento dei proventi delle attività illecite.
Bardellino viene arrestato a Barcellona nel 1983 in compagnia proprio di Pasquale Pirolo. In seguito Pirolo si è occupato anche lui di investimenti patrimoniali sempre per conto dei Casalesi, in particolare nel settore immobiliare. E’ emerso a suo tempo che Pirolo condivide una serie di partecipazioni azionarie con Nicola Capaldo e Giuseppe Nocera, imparentato con il boss Michele Zagaria.
Borsa e Pirolo propongono allo Schiavone di interrare dei fusti contenenti rifiuti tossici, in parte provenienti dall’estero. Schiavone, che era occupato in una serie di cantieri per lavori sulla viabilità, si impegna a girare la proposta ai vertici dell’organizzazione criminale a cui appartiene. Qualche tempo dopo Schiavone si reca a Casale di Principe per incontrarsi con i boss Pasquale Iovine e con il cugino Francesco.
I tre decidono di procedere con l’operazione dei rifiuti, molto remunerativa per le casse dell’organizzazione, consapevoli che ciò avrebbe voluto dire inquinare in modo irreparabile le falde acquifere di quelle zone. Carmine Schiavone comincia quindi a scavare, scendendo fino a 24 metri di profondità, ben oltre il livello della falda acquifera, ma quando decide di interrare i rifiuti, viene bloccato dall’avvocato Chianese, poiché nel frattempo l’organizzazione aveva deciso di disfarsi dei rifiuti in altro modo.
Si apre così la fase del traffico dei rifiuti tossici, con le ormai tristemente note “navi a perdere”. Chianese, avvocato e imprenditore nel ramo rifiuti, è stato inquisito per la prima volta per traffico illecito nel 1993, ma per sua fortuna ne è uscito fuori pulito. L’anno successivo si è candidato alla Camera con Forza Italia, risultando il primo dei non eletti, subito dopo Nicola Cosentino.
Nell’aprile del 2011 Chianese ha subito un mega sequestro di beni per un importo pari a 13 milioni di euro, tra cui anche una villa di 21 stanze in località Sperlonga. Tra i vari beni sequestrati a Chianese, anche un capannone industriale nel padovano, di cui risulta intestatario tal Franco Caccaro, un imprenditore veneto ritenuto dagli investigatori un prestanome del Chianese.
Caccaro, intestatario della società Resit, gestiva attraverso di essa due discariche in Campania. Il collaboratore di giustizia Raffaele Ferrara ha raccontato agli inquirenti nel 2002 che fu proprio Chianese a suggerirgli di aprire un ufficio nel nord Italia che si occupasse dello smaltimento dei rifiuti speciali, lo stesso ramo in cui opera il Chianese. Secondo i pentiti l’attività di smaltimento dei rifiuti fruttava al Chianese durante gli anni ’90 anche 700 milioni al mese.

segue

CM