di Francesco Olivo

I rifiuti a Malagrotta saranno portati ancora per altri tre mesi, ma nei prossimi 30 giorni bisognerà trovare il sito per la nuova discarica. È il senso del decreto firmato ieri dal ministro dell’Ambiente Andrea Orlando. Il provvedimento del ministro non parla esplicitamente di Malagrotta, ma conferisce al commissario per l’emergenza Goffredo Sottile il potere di firmare la proroga. Il prolungamento, spiegano dal ministero «è per il tempo strettamente necessario alla ricerca di un nuovo sito».

Il prefetto ora ha fretta perché senza un suo via libera da domenica prossima (la data di scadenza del termine) non si saprebbe dove portare l’immondizia della Capitale. Adesso bisogna trovare il posto che ospiterà la nuova discarica di servizio. Quello che si sa è che non sarà Monti dell’Ortaccio, né altri posti della Valle Galeria. La partita sarà breve e riguarderà il tavolo voluto dal ministro, composto dal Governatore del Lazio Nicola Zingaretti, il neo sindaco di Roma Ignazio Marino e ovviamente il prefetto Goffredo Sottile. Non c’è pace per il commissario che nei prossimi giorni dovrà acquistare l’area individuata (in alternativa potrà espropriarla a fini di utilità pubblica) e nel frattempo indire la gara europea per realizzare e gestire la discarica.

Parallelamente va avanti il trattamento dei rifiuti e Orlando con il suo decreto dà al commissario Sottile i poteri per accelerare le autorizzazioni degli impianti di compostaggio, anche sostituendosi a eventuali ritardi degli enti competenti. Questo è un aspetto tecnico, ma decisivo. Il trattamento di tutti i rifiuti di Roma è stato inaugurato lo scorso gennaio con un decreto dell’allora ministro all’Ambiente Corrado Clini che aveva coinvolto, non senza molte opposizioni, le altre province del Lazio.

I DUBBI SUGLI IMPIANTI

Lo scopo era quello di non mandare più i rifiuti non trattati (il cosiddetto tal quale) nella discarica, oltre che per ragioni di salute pubblica per evitare di incappare nella multa dell’Unione Europea che proibisce questa pratica. Quindi, fino a prova contraria, a Malagrotta e nella futura discarica andranno rifiuti meno inquinanti del passato. Nelle intenzioni degli amministratori e del Commissario questo dovrebbe quantomeno limitare le probabili proteste che la scelta del nuovo sito provocheranno. Le condizioni perché tutto si svolga regolarmente sono essenzialmente due: un aumento della quota di differenziata e poi il pieno funzionamento di quegli impianti deputati al trattamento, ovvero i tmb. Su questo secondo punto Nicola Zingaretti ha espresso dei dubbi: «Gli impianti di Tmb non vanno a pieno regime e ora bisogna farli funzionare». Una dichiarazione che ha fatto sorgere un interrogativo a Massimiliano Iervolino dei Radicali: «Ma sarà vero allora che a Malagrotta arrivano solo rifiuti trattati?».

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