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Claudio Meloni

Mese

dicembre 2012

Il sindaco di Viterbo all’attacco
 “Mai i rifiuti di Roma da noi”

Il primo cittadino, Giulio Marini, contro il ministro Clini. “Faremo barricate, manifestazioni. Vieteremo il transito dei mezzi carichi di immondizia. Così non si risolve l’emergenza della capitale”

 

“I rifiuti di Roma in tutto il Lazio”, ha annunciato il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini. E da Viterbo si alza un secco ‘no’. “Faremo le barricate, blocchi stradali, manifestazioni di piazza e quant’altro riterremo utile qualora davvero venga deciso di far smaltire i rifiuti di Roma nella nostra discarica – ha detto il sindaco di Viterbo Giulio Marini (PdL) replicando al ministro dell’Ambiente – Io sono un moderato, ma a tutto c’è un limite. Viterbo già sopporta da anni l’arrivo dei rifiuti della provincia di Rieti, che riducono notevolmente la nostra autonomia, costruita con sacrifici e investimenti pesanti. Non permetteremo a nessuno, tanto meno al governo tecnico, che ci ha già scippato l’aeroporto, di sfruttare i nostri impianti, rischiando di far pagare a noi l’incapacità di dotare Roma di una discarica alternativa a Malagrotta”.

 

Il ministro Clini ha dichiarato che ”i rifiuti di Roma si potranno portare in tutta la regione. Perché da una prima mappatura risulta che il complesso degli impianti di trattamento meccanico biologico del Lazio è utilizzato solo al 55 per cento. Ciò vuol dire che c’è un’importante potenzialità, che rende superfluo il trasferimento dei rifiuti all’estero. Clini ha preso un grosso abbaglio – ha affermato Marini – se pensa di farci diventare la discarica di Roma”.

 

Per Giulio Marini quindi questa non rappresenta la corretta soluzione per Roma. “Il ministro Clini non si rende conto, o finge di non rendersi conto, che portando i rifiuti di Roma a Viterbo, forse riuscirebbe a risolvere nel breve l’emergenza della capitale, ma in pochi mesi manderebbe in tilt il nostro sistema – ha precisato – E noi non lo permetteremo. Vieteremo il transito dei mezzi carichi di immondizia, organizzeremo presidi, petizioni, manifestazioni finché non la spunteremo”.

 

Infine, il sindaco di Viterbo auspica che tutte le forze politiche, sindacali, imprenditoriali e le associazioni aderiscano alla mobilitazione che dovesse rendersi necessaria per impedire una nuova ”colonizzazione” del Viterbese. ”La nostra – conclude Marini – è una terra di agricoltura, turismo, termalismo e cultura. Non permetteremo a un Clini qualsiasi di farne carne da macello”.

(30 dicembre 2012)

 

http://roma.repubblica.it/cronaca/2012/12/30/news/il_sindaco_di_viterbo_all_attacco_mai_i_rifiuti_di_roma_da_noi-49678947/

 

 

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Rifiuti, proteste contro Monti Ortaccio: 
blocchi , sit-in e tensioni fino alla notte

Protesta spontanea degli abitanti della Valle Galeria contro la decisione del Commissario di autorizzare il nuovo sito

ROMA – Un venerdì di tensione e protesta spontanea contro l’apertura della «discarica provvisoria» a Monti dell’Ortaccio decisa dal Commissario straordinario ai rifiuti, Goffredo Sottile. In mattinata circa duecento persone sono scese in strada e per due ore hanno bloccato via Portuense, all’altezza via della Magliana. Solo un assaggio del sit-in che, per tutta la notte, è proseguito davanti agli ingressi della discarica di Malagrotta, la cui apertura è stata prorogata per altri sei mesi: i manifestanti hanno acceso fuochi per riscaldarsi.

SERATA DI TENSIONE – Una serata di tensione in via di Ponte Malnone, dove in 500 si sono dati appuntamento per bloccare l’uscita dei camion dell’Ama (in tutto, secondo l’azienda, sono saltati 70 giri di raccolta). Sul posto sono intervenuti i carabinieri e la polizia per cercare di calmare gli animi e con il tempo la situazione è tornata sotto controllo. Ma gli abitanti della Valle Galeria annunciano nuove proteste:«Non ci fermeremo finchè Sottile non faà marcia indietro sulla sua decisione di aprire Monti dell’Ortaccio. Dopo Capodanno, con tutta probabilità, anche il sindaco Alemanno sarà con noi a protestare».

STRADA RIAPERTA – In mattinatya, via Portuense è rimasta chiusa dalle 11.35 altezza di via della Muratella in direzione centro. Il blocco ha mandato il traffico in tilt e ha provocato la deviazione e la limitazione di alcuni bus. Alle 12.30 è stata disposta la riapertura totale. Più tesa la situazione in serata, quando i manifestanti sono riusciti a bloccare per qualche tempo l’uscita dei camion dalla discarica.

CASSONETTI IN STRADA -Gli abitanti esasperati della Valle Galeria -la zona all’estrema periferia della Capitale dove si trova il sito prescelto e dove insiste la megadiscarica di Malagrotta – hanno srotolato uno striscione con su scritto «basta discariche» . «I cittadini hanno bloccato il traffico sulla Portuense all’altezza della chiesa di Ponte Galeria, rovesciando anche cassonetti e gettando pneumatici in mezzo alla strada» dice Alessandro Costantino Pacilli, del presidio «Cittadini liberi della Valle Galeria». Assicurano che non hanno intenzione di fermarsi: le proteste, promettono, continueranno. STRADA RIAPERTA – In mattinatya, via Portuense è rimasta chiusa dalle 11.35 altezza di via della Muratella in direzione centro. Il blocco ha mandato il traffico in tilt e ha provocato la deviazione e la limitazione di alcuni bus. Alle 12.30 è stata disposta la riapertura totale. Più tesa la situazione in serata, quando i manifestanti sono riusciti a bloccare per qualche tempo l’uscita dei camion dalla discarica.

 «A OLTRANZA» – Le manifestazioni d’altronde erano attese. Contro realizzazione della discarica provvisoria a Monti dell’Ortaccio – sempre di proprietà di Manlio Cerroni come la vicina Malagrotta – gli abitanti della Valle Galeria e tutti gli enti locali avevano più volte protestato. «Il ministro Clini e il commissario Sottile, in dispregio del parere negativo espresso da tutti gli enti preposti, hanno deciso di autorizzare una discarica a Monti dell’Ortaccio, ma questa decisione non passerà, i cittadini si opporranno ad oltranza» afferma Carlo, un manifestante.

PASSAPAROLA – «Siamo arrabbiatissi: ci siamo ritrovati con un passa parola, una manifestazione estemporanea, qualche telefonata, hanno lasciato i figli a casa e i cittadini sono scesi in piazza», spiega Sergio Apollonio, presidente del comitato Malagrotta e decano della protesta «no discarica», che insieme agli altri comitati della Valle Galeria ribadisce il «no assoluto dei residenti a Monti Ortaccio».

PER LA SALUTE DI TUTTI – A fianco dei comitati che da tempo si battono contro Monti dell’Ortaccio c’è anche il vicepresidente del Consiglio e capogruppo di Sel del Municipio Roma XVI Massimiliano Ortu. «Non intendiamo cedere ai ricatti – spiega Ortu – di chi vuole colpire il nostro territorio con l’apertura di una nuova discarica. Commissario straordinario e istituzioni sappiano che la Valle Galeria resiste ed impedirà questo ennesimo attacco alla salute pubblica».

INQUINAMENTO – In realtà quello di Sottile è un sì, ma con qualche paletto. L’autorizzazione di aprire il nuovo sito, infatti, è condizionata al rispetto dell’ambiente e dopo la presentazione di una ricerca da cui «risulti, inequivocabilmente, l’assenza del pericolo di inquinamento della falda».

Carlotta De Leo

28 dicembre 2012

http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/12_dicembre_28/rifiuti-manifestazione-portuense-contro-monti-ortaccio-2113327593380.shtml

Malagrotta , svolta nell’inchiesta:
la Procura contesta l’«avvelenamento»

Nuova pesante accusa per i manager: salute a rischio per le infiltrazioni nelle falde acquifere. Coinvolti Ama e aziende private della zona di Valle Galeria

ROMA – Sulla sua scrivania ci sono gli esposti presentati da comitati residenti, associazioni ambientaliste e singoli cittadini che denunciano una serie di patologie lungo il perimetro della discarica più grande d’Europa, Malagrotta. Più i risultati dell’approfondimento disposto sulle falde acquifere in zona: la concentrazione di sostanze cancerogene supera di venti volte i limiti di legge.

Così il pm Alberto Galanti ha messo un punto fermo ipotizzando per i diversi manager dei siti industriali che insistono sull’area il reato di avvelenamento delle acque. Ora sta procedendo con l’elezione di domicilio dei vari responsabili, un atto che prelude alla loro iscrizione sul registro degli indagati. La contestazione riguarda l’articolo 439 del codice penale, reato punibile con la reclusione «non inferiore ai quindici anni» ma che potrebbe portare all’ergastolo laddove fosse provato il nesso di causalità con qualche decesso (c’è anche un fascicolo aperto per omicidio colposo).

Gli amministratori delegati dell’Ama sono i primi ai quali è stato notificato il provvedimento. Non solo ovviamente. Come già indicato dal gip Maurizio Battistini, sono diversi i soggetti che, insistendo sulla zona con attività industriali pesanti, possono aver alterato la natura del terreno e delle acque. Si va dalla raffineria al cementificio, passando per la Gio.Vi. srl, la controllata della Colari di Manlio Cerroni proprietario della discarica (il rappresentante legale Francesco Rando è indagato per altre vicende). Dopo la ricerca del Dipartimento di epidemiologia della Asl Roma-E che evidenziava la crescita di patologie tumorali, cardiovascolari e dell’apparato respiratorio, i magistrati coordinati dall’aggiunto Roberto Cucchiari avevano disposto ulteriori verifiche. In parallelo i tecnici della Regione si erano occupati delle anomale concentrazioni di sostanze cancerogene nell’acqua.

 

Ilaria Sacchettoni

http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/12_dicembre_15/malagrotta-accusa-avvelenamento-2113172582528.shtml

 

 

 

Raccolta differenziata a passo di lumaca

La media in provincia ferma al 43 per cento. Bruciare una tonnellata nell’inceneritore (85 euro) è ancora più conveniente

Passano gli anni, ma la percentuale di raccolta differenziata a Brescia avanza a passi di lumaca. Eppure servirebbero passi da gigante per raggiungere gli obiettivi europei e ministeriali, che prevedevano per la fine del 2011 un 60 per cento di recupero della «monnezza». Un obiettivo raggiunto solamente da 28 amministrazioni su 206.

Stando alle anticipazioni dell’Osservatorio provinciale rifiuti stilato ogni anno dalla Provincia, si scopre che la media provinciale del recupero di vetro, carta, plastica, e frazione umida resta ferma al 43 per cento.

 

Sostanzialmente la stessa dello scorso anno. Cresce di un nonnulla la differenziata in città, che passa dal 40,43% del o2010 al 41, 36% dello scorso anno. Il motivo ormai è noto: la mancata introduzione di una raccolta «porta a porta» (quella che ha iniziato anche Milano) ritenuto da tutti gli esperti in materia l’unico metodo valido per far schizzare all’insù le percentuali di riciclo. Ma va da sé che la presenza dell’inceneritore più grande d’Europa, in grado di bruciare 809 mila tonnellate l’anno di rifiuti ad un costo davvero competitivo (85 euro a tonnellata contro i 150 di uno smaltimento in discarica) non è certo un incentivo ad aumentare la differenziata. Una tematica, quella del «porta a porta», che figura ai primi posti del programma elettorale del Movimento 5 Stelle ma anche degli altri candidati sindaco (dalla Castelletti a Del Bono passando per Onofri).

Il Broletto ha cercato di penalizzare i comuni poco ricicloni, facendo pagare una tassa più salata per il conferimento all’inceneritore (si va da 1,17 euro a tonnellata per i comuni con più del 65% di differenziata fino ai 9,17 euro per coloro che non arrivano al 40%). Ma il provvedimento non sembra essere stato così efficace. Abbiamo detto che in provincia di Brescia si paga in media 85 euro per bruciare una tonnellata di rifiuti indifferenziati. «È un costo mediamente più basso che in altre province – spiega Massimo Pedercini di Garda Uno -. Nel Bergamasco e nel Mantovano si pagano 130 euro per portare una tonnellata in discarica, in Veneto si arriva a 200 euro».

In quelle province abbassare i costi di smaltimento (differenziando il rifiuto) significa recuperare più soldi da investire nel porta a porta. «Qui a Brescia è più difficile _ aggiunge Pedercini – perché il termovalorizzatore ha costi più contenuti. Investire nel porta a porta è quindi meno sostenibile in termini di costi, ma è la direzione giusta da prendere». Confermare questa tesi anche l’assessore all’Ambiente della provincia, Stefano Dotti. «Il termovalorizzatore svolge una funzione pubblica e fornisce anche energia e calore. È una comodità, ma è stato sinora anche un indubbio deterrente per la raccolta differenziata». Al momento quindi non esistono sanzioni che penalizzino i comuni non ricicloni. C’è solamente la sovrattassa provinciale: «un buon passo avanti, ma non è sufficiente» spiegano da Garda Uno. Dall’altro lato Dotti ritiene che «non sia giusto sovraccaricare di tasse, soprattutto in questo difficilissimo momento di crisi, quei comuni piccoli o di montagna che fanno fatica a riciclare».

Per questo ha preferito la politica della carota a quella del bastone: «Come provincia continuiamo a stanziare forti contributi per la creazione di piattaforme ecologiche e per la raccolta dell’umido di qualità». Un dato positivo in effetti c’è: alla fine 2011 erano 27 i comuni che hanno raggiunto almeno il 65% di raccolta differenziata. Si trovano quasi tutti nell’ovest e nella Bassa e sono gestiti quasi tutti da Cogeme, che ha sviluppato una efficente filiera nel riciclo. Resta ancora molto da fare in 35 comuni delle tre valli bresciane, che dove la percentuale di differenziata è ancora sotto il 30 per cento. Ultimo aspetto, la produzione record di rifiuti procapite: in provincia ne produciamo in media 1,64 chili al giorno, 3 etti in più della media italiana. E Brescia città resta sopra la media provinciale, con quasi 2 chili al giorno per residente.

Pietro Gorlani e Matteo Trebeschi

11 dicembre 2012 | 11:37

http://brescia.corriere.it/brescia/notizie/cronaca/12_dicembre_11/raccolta-differenziata-brescia-ferma-43percento-colpa-inceneritore-gorlani-trebeschi-2113107017460.shtml

Fumo nero dall’inceneritore, A2A: «tutto ok»

C’è la paura che si ripeta il guasto dell’ 8 agosto. Il direttore Arpa: «Verifiche in corso»

 

Il 10 dicembre sono arrivate tre telefonate all’Arpa Brescia per segnalare un colore anomalo dello sbuffo di fumo in uscita dall’inceneritore A2A di Brescia. Panico immotivato da inquinamento o un’altra anomalia nel funzionamento, dopo quella verificatesi lo scorso 8 agosto (e sulla quale sta ancora indagando la Procura)? Per l’Arpa è ancora presto per dirlo. «Abbiamo ricevuto delle segnalazioni – conferma il direttore dell’Arpa Brescia, Giulio Sesana – e stiamo facendo le verifiche del caso».

 

A2A nel frattempo ha già diffuso un comunicato per ribadire che è tutto regolare: «si tratta di vapore acqueo, che in controluce può apparire nero o più chiaro in base alla direzione dalla quale viene visto». A2A, che negli ultimi 3 anni ha speso 60 milioni di euro per ammodernare i presidi ambientali e l’impianto di abbattimento fumi (stando ai loro dati esce meno di un grammo l’anno di diossina) ricorda che «sono stati verificati tutti i parametri ma le emissioni sono risultate nella norma».

Indagini aperte, e sale la diffidenza dei cittadini – Va ricordato che il pm Federico Bisceglia non ha ancora chiuso le indagini sullo sbuffo nero dell’inceneritore verificatosi lo scorso 8 agosto e delle relative incompiutezze dell’Autorizzazione integrata ambientale, per cui gli strumenti di controllo funzionavano ottimamente solo durante la normale combustione ma non all’accensione, allo spegnimento e in casi di anomalie, quando le temperature scendono sotto gli 800 C° ed è più probabile la formazione di diossine. 
Che lo si voglia o no, sull’onda dell’ambientalismo diffuso in città, reazione alle diverse emergenze ambientali, al di là dei dati ufficiali di Arpa e A2A l’inceneritore rischia di essere visto sempre più come una minaccia per la salute dei cittadini

Pietro Gorlani

11 dicembre 2012 | 12:45

http://brescia.corriere.it/brescia/notizie/cronaca/12_dicembre_11/fumo-nero-inceneritore-a2a-cittadini-chiamano-arpa-2113109313938.shtml

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