SAN GIOVANNI LUPATOTO – SAN MARTINO BUON ALBERGO. Il confronto su Tele Arena fra i sindaci e la municipalizzata: resta il muro contro muro
Zerman: «Non è vero, l’inceneritore non s’ha da fare». Cigolini: «Le famiglie avranno l’acqua calda»

Muro contro muro nel dibattito su TeleArena (a DirettaVerona di giovedì sera) sull’inceneritore di Ca’ del Bue. Da una parte i comuni e i comitati anti-inceneritore e dall’altra i vertici di Agsm. Ognuno fermo sulle sue posizioni.
All’interrogativo «Ca del Bue: i rifiuti ci sono?» derivante da quanto emerso dai dati Arpav e dalle dichiarazioni degli assessori regionali Conte e Giorgetti sulla sottoutilizzazione dei tre inceneritori operanti in Regione (che bruciano 559 tonnellate di rifiuti al giorno contro una potenzialità di 971 tonnellate, a cui si aggiungerebbero le 500 di Ca’ del Bue) ha risposto per primo il direttore di Agsm Gianpietro Cigolini.
«I rifiuti che andrebbero ad alimentare Ca’ del Bue ci sono», ha garantito, «e sono le 278mila tonnellate annue sulle 822mila che provengono dalle province di Verona e Vicenza e che oggi finiscono in discarica, mentre la legge prevede che le discariche non funzionino più. Se queste quantità di rifiuti andranno nel nuovo inceneritore si raggiungerà un punto di equilibrio. La Regione ci dirà quale dimensionamento dare all’impianto. Potrà anche ritarare quello originariamente previsto. Se l’inceneritore dovesse inquinare, verrà bloccato». Il direttore di Agsm, rispondendo ai sindaci che richiamavano, le dichiarazioni dell’assessore Conte ha risposto: «Conte parlava non degli inceneritori ma delle discariche e comunque non ha fatto un’analisi approfondita dei dati».
I sindaci di San Giovanni Lupatoto, Fabrizio Zerman, e di San Martino Buon Albergo, Valerio Avesani, hanno insistito sulla inutilità dell’inceneritore e sui potenziali danni alla salute e all’ambiente. Ha detto Zerman: «Quello stramaledetto inceneritore non s’ha da fare. I rifiuti da bruciare non ci sono, come dichiara l’assessore Conte, e ciò dimostra che lo si vuole realizzare soltanto per interesse economico. I pericoli per la salute sono testimoniati da ripetuti studi. Perché mettere a rischio la salute se l’inceneritore non serve come dichiara l’assessore regionale e testimoniano i dati?».
Zerman ha ricordato anche che Ca’del Bue, con il vecchio e nuovo impianto brucerà non 500 ma 1.200 tonnellate al giorno. Ha sottolineato Avesani: «Noi abbiamo come primo compito quello di salvaguardare la salute dei cittadini. L’inceneritore di certo fa male, sul quanto ognuno ha la sua opinione. Noi chiediamo che non venga fatto e se tutti assicureranno una raccolta differenziata all’80 per cento, come il nostro comune, si potrà fare, con spesa assai minore, un polo ambientale integrato dove si recupera parte del rimanente 20 per cento scartando solo il 5. Questa soluzione contempererebbe tutte esigenze, quelle dei comuni e quelle economiche dell’Agsm. E’ necessario una studio di fattibilità per analizzare questa strada».
La risposta del presidente Agsm non ha lasciato spazi alla proposta. Ha dichiarato il presidente Paternoster: «Agsm ha in mente progetti diversi. La raccolta differenziata delle città è balzata al 53 per cento e per la parte di rifiuti rimanente e non riciclabile si procederà alla termovalorizzazione producendo elettricità e acqua calda che anche i cittadini di San Giovanni potranno usare». Paternoster ha anche detto: «Questa non è solo una operazione economica, noi siamo infatti convinti di far partire l’inceneritore. Ca’ del Bue non inquinerà e non avrà nessun effetto negativo sulla salute e sul territorio. Entro due mesi divulgheremo tutti i dati sul nuovo impianto».
La consigliera provinciale del Pd Clara Scapin, che ha partecipato al dibattito, ha ribadito la necessità di aggiornare il piano regionale di rifiuti: «Il piano ha otto anni e necessita di essere adeguato alle nuove modalità di smaltimento dei rifiuti come il porta a porta. Ca’ del Bue non va realizzato, anche pensando alle centinaia di tonnellate di ceneri prodotte dalla combustione. Evitiamo di aggiungere un altro errore a un errore compiuto in passato e costato 190 miliardi di lire».
Daniele Nottegar, a nome dei comitati, ha detto: «Le assicurazioni fornite da Asgm a tutela della salute non hanno fondamento scientifico. Quel che esce dai camini inquina».

Renzo Gastaldo 

larena.it 

 

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