Bocciato dai Comuni del comprensorio, ora l’ok è stato avocato dalla Regione Toscana

Spesi 100mila euro per il referendum che ora è accantonato 
 di Guidobaldo Sestini

 

Dopo l’autostrada Tirrenica e l’Ikea di Vecchiano, l’autoblu del segretario regionale Andrea Manciulli e il Big Bang di Matteo Renzi, il Pd toscano si divide anche su un inceneritore nel Pisano. O meglio su un pirogassificatore, un impianto che ossida rifiuti organici scaldandoli fino a 1.500 gradi per ricavarne gas e quindi energia elettrica.

A voler pirogassificare è la Waste Recycling, che aveva richiesto un’autorizzazione regionale per uno stabilimento nel comune di Castelfranco di Sotto. Dopo un lungo iter, con tanto di conferenza di servizi, proprio il comune pisano aveva detto di no con i circonvicini Santa Croce, Montopoli, Santa Maria a Monte e San Miniato e insieme con il consiglio provinciale. Solo che l’altro ieri, la Regione, esercitando i poter previsti dalla legge 35/2011, con la quale avoca a sé la decisione su opere di carattere strategico, ha detto che l’impianto s’ha da fare. E, anticipando le proteste dei suoi colleghi piddini, il governatore Enrico Rossi, tra l’altro a lungo sindaco, da queste parti, nella vicina Pontedera, ha diffuso anche un comunicato risentito: «In questa regione se un imprenditore rispetta le leggi, le regole e i pareri tecnici vincolanti, ha diritto ad ottenere, e in tempi rapidi, i permessi».

Increduli, i compagni del Pd pisano hanno affidato al segretario provinciale, Francesco Nocchi, 34enne nativo di Pontedera e che Rossi l’ha avuto come sindaco oltre a essere bersaniano come lui, il compito di farsi sentire col governatore. Lo ha fatto, insieme con il coordinatore di zona, Massimo Baldacci, con una prosa da vecchio comitato centrale del Pci: «Ribadiamo e riconfermiamo la piena validità delle ragioni che ci hanno portato a sostenere fino in fondo il processo partecipativo», scrivono in un documento i due, «nonché le sue conclusioni e le conseguenti decisioni politiche assunte dal Comune di Castelfranco di Sotto, dagli altri comuni che avevano aderito al processo partecipativo, e dall’amministrazione provinciale di Pisa che», concludono, «anche attraverso una presa di posizione forte e diretta del suo Presidente ha avuto un ruolo chiaro e coerente con le posizioni emerse dal dibattito interno al partito».

Insomma, nessun «contrordine compagni»: nel Pisano l’inceneritore non lo vogliono.

Un po’ più di coraggio, i due politici lo trovano poco prima della fine del documento, quando scrivono che «salta inoltre agli occhi il netto contrasto che c’è tra il percorso partecipativo finanziato dalla Regione Toscana in base ad una sua legge regionale e l’applicazione della legge 35/2011 sui poteri sostitutivi della Regione stessa».

Infatti, in omaggio al politicamente corretto che permea il Pd, la Regione aveva avviato per quest’opera un’azione di coinvolgimento della cittadinanza: un lungo percorso di incontri e assemblee affidato alla società torinese, Avventura urbana srl, team di urbanisti, comunicatori, addirittura politologi, specializzato nella gestione di processi di informazione degli amministrati. Società che fa ottimi affari con le giunte di centrosinistra assillate dal problema d’avere il consenso della gente su ogni decisione. Per Castelfranco, i torinesi hanno lavorato un anno su mandato regionale, da ottobre 2010 fino al settembre scorso, coinvolgendo migliaia di persone. Un intervento fatturato a quasi 71mila euro, cui si devono sommare 7mila euro di affitti e 38mila di personale dedicato da parte del Comune: costi per i due terzi a carico delle casse pubbliche, in quanto la Waste aveva contribuito con soli 27.500 euro.

Uno sforzo che non era bastato a convincere né i cittadini (il comitato antinquinamento aveva raccolto 4 mila firme contro l’impianto) né gli amministratori locali, tutti compatti per il no.

Tanto che, dopo molto discutere e confrontarsi, in una parola partecipare, a Firenze il governatore si è scocciato e, legge alla mano, ha pronunciato il suo ghe pensi mi che, detto in pisano, accento di Rossi, è esattamente come in italiano ma che politicamente, agli orecchi dei suoi compagni di partito, suona inevitabilmente così.

italiaoggi.it

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