di Daniela De Crescenzo

NAPOLI – Rifiuti: sessanta milioni sono stati sprecati negli ultimi anni da sindaci, presidenti dei consorzi, amministratori di società miste. Ora la corte dei conti chiede il rimborso agli amministratori che sono già stati condannati a pagare più di 15 milioni.
Ci sono giudizi aperti per un totale di 32 milioni mentre a 25 milioni ammonta il danno erariale per il quale è stata avviata la citazione in giudizio. Centocinquanta i Comuni coinvolti. Una montagna di soldi che potrebbe ritornare nelle casse dello Stato. Dati scioccanti, quelli presentati dal capo della procura regionale della corte dei conti Tommaso Cottone alla commissione ecomafie che lo ha ascoltato nel corso dell’ultima missione in Campania.

Il primo capitolo della relazione riguarda la raccolta differenziata. La corte dei conti ha calcolato i mancati introiti per il conferimento dei materiali differenziati in 7 milioni e messo per il comune di Giugliano, 2 milioni e 800 mila euro per Napoli, 2 milioni e 700 mila euro per Torre del Greco, un milione e mezzo per Castellammare, 2 milioni e 300 mila euro per Afragola, 1 milione e 700 mila euro per Casoria, 1 milione e mezzo per Pozzuoli, mezzo milione per Sant’Anastasia e quasi un milione per Somma Vesuviana.

Per tutti le citazioni in giudizio sono già state depositate. La parte del leone in questo campo la fanno le cosiddette società pubbliche, quelle che hanno gli enti locali nella compagine societaria: si sarebbero mosse spesso al di fuori di ogni rispetto delle procedure di evidenza pubblica.

Molte sono già state liquidate lasciando macerie sul campo: debiti, contabilità poco chiare, procedure fallimentari aperte. Già condannari i Comuni di Casoria e Afragola. Per Casoria in prima istanza un sindaco e due commissari prefettizi sono stati condannati a pagare un totale di quasi un milione e duecentomila euro. Per Afragola la condanna ammonta a un milione e mezzo. In questo caso è chiamata al risarcimento anche la società pubblica Geoeco. Un altro dato rilevante: l’emergenza non è stata ritenuta scusante sufficiente per non realizzare la differenziata. Il danno è stato calcolato sommando il mancato guadagno che doveva venire dal conferimento dei materiali differenziati alla cifra spesa per mandare la spazzatura agli impianti di tritovagliatura.

Ingenti anche i danni chiesti al Comune di Napoli sul quale pende un giudizio per non aver aver fatto lavorare fino al 2007 i dipendenti del consorzio di bacino 5. Cifra richiesta: 28 milioni. Per lo stesso motivo il consorzio di bacino Napoli 2, è stato citato per qusi 4 milioni.
Già condannati anche i Comuni di Alvignano (70 mila euro), Marcianise (405 mila euro) e Caserta (8 milioni). Dovranno pagare anche le comunità montane del Fortore e dell’Alto Tammaro (225 mila euro per la mancata individuazione del sito per la realizzazione di un impianto cdr) e il consorzio di bacino Salerno 3 (il sub commissario all’emergenza rifiuti è stato condannato a versare 250 mila euro per lo stesso motivo) mentre il commissariato per l’emergenza rifiuti è stato giudicato per gli sprechi (3 milioni e 200 mila euro) accumulati nela costituzione della società mista Protezione ambiente e natura. Si indaga anche sulla risoluzione del contratto tra Impregilo e il commissariato di governo. Senza dimenticare che l’azienda che ha costruito i Cdr e il termovalorizzatore di Acerra (e che è indagata dalla magistratura penale) ha chiesto al commissario liquidatore per l’emergenza rifiuti più di tre miliardi.

ilmattino.it

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