AMBIENTE. Il parere del professor Paolo Ricci sui possibili effetti dell’inceneritore. «Produce ceneri, inquinanti e problematiche da smaltire». «I rischi ci sono, bisogna vedere se la gente li vuole accettare».

Verona. «Indipendentemente dalla tecnologia utilizzata, un impianto così imponente non può avere un impatto zero sulla salute delle persone. Inoltre non risolve il problema delle discariche perchè produce ceneri ad alta concentrazione di inquinanti che, a loro volta, resta problematico smaltire».
Il soggetto in questione è l’inceneritore di Ca’ del Bue e le affermazioni sono del professor Paolo Ricci, responsabile dell’Osservatorio epidemiologico dell’Asl di Mantova nonchè professore a contratto di Sanità publlica all’università Ca’ Foscari di Venezia. Tutto questo mentre si sta avviando il piano di controllo e monitoraggio sull’impianto e su una vasta area circostante ordinato dal Comune di Verona all’Istituto superiore di Sanità. Il piano, tra l’altro, prevede una serie di accertamenti per verificare, secondo un modello teorico, il grado di inquinamento su ambiente e persone quando l’impianto sarà messo in funzione.
«Premesso che per una struttura del genere sono fondamentali le valutazioni d’impatto ambientale e sanitario, è fondamentale effettuare uno studio accurato sull’impianto, sulle modalità di smaltimento e sulle emissioni. Ho già collaborato con l’Istituto superiore di Sanità per studi del genere», spiega Ricci, «e con l’Istituto tumori Veneto per uno studio in provincia di Venezia dove erano attivi più di 30 inceneritori negli anni Ottanta, poi spenti. Un altro studio l’ho fatto su Mantova. E se è vero che gli inceneritori di vecchia generazione erano più inquinanti, oggi, però, lavorano masse molto più grandi di quelle di 20 o 30 anni fa. Così, se quelli vecchi inquinavano cento volte di più, oggi quelli nuovi emettono meno inquinanti ma masse d’aria cento volte più grandi. E quindi inquinano ugualmente. Quello che si deve dire con chiarezza è se a fronte degli svantaggi e dei rischi si scelgono gli inceneritori perchè non ci sono altre possibilità di smaltire i rifiuti. Bisogna vedere se la gente vuole accettare questo rischio».
A Brescia l’inceneritore funziona regolarmente. Ha qualche dato in merito? «Quell’impianto si trova a ridosso di un’area che era già stata pesantemente inquinata. Vorrei ricordare che Brescia è la seconda città in Italia per incidenza di tumori al fegato, dopo Napoli. Ma dire quanto peso abbia avuto l’inceneritore sulla salute pubblica rispetto all’inquinamento industriale preesistente non è possibile. Tra l’altro gli effetti dell’inquinamento sull’incidenza dei tumori non si fanno sentire subito ma dopo almeno una decina d’anni. Per questo è necessario trovare altri indicatori per anticipare il problema dell’incidentza degli inquinanti sulla salute, come, ad esempio, gli effetti avversi sulla gravidanza».
Ma senza inceneritori e senza discariche, come si risolve il problema dello smaltimento dei rifiuti? «Incentivando al massimo la raccolta differenziata e cercando di produrre molto meno rifiuti di quanto non si faccia adesso».E.CARD.

larena.it

 

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