PESCANTINA. I cittadini sono contrari alla bonifica e messa in sicurezza del sito attraverso l’ampliamento sul vicino Vigneto Ferrari. Oggi saranno ricevuti in Regione

Il Movimento Ambiente e Vita ieri ha incontrato il presidente della Provincia per chiedergli  di rigettare il progetto proposto dal Comune.

Sei pagine di motivazioni contro. Firmate da 4.500 cittadini di Pescantina che non vogliono l’ampliamento della discarica Ca’ Filissine. Il Movimento Ambiente e Vita le ha consegnate ieri mattina al presidente della Provincia Miozzi, oggi le porterà a Venezia all’assessore regionale Conte.
Passaggi importanti per ribadire che «non ci sono margini di trattativa se questa implica un ingrandimento della discarica». I portavoce Matteo Pontara e Franco Benedetti, accompagnati da altri attivisti del gruppo compreso il consigliere comunale Rosanna Lavarini, durante l’incontro ai Palazzi Scaligeri l’hanno voluto mettere bene in chiaro che «il progetto di bonifica dell’area sotto sequestro dal 2006 non va bene perchè prevede una espansione di 30mila metri quadrati, l’equivalente dello stadio Bentegodi di Verona: noi ci opporremo, e siamo in tanti, a questo obbrobrio».
L’«affaire» discarica si sta complicando. Le posizioni sono sempre più lontane. Da una parte ci sono il Comune e la ditta Daneco che puntano alla riattivazione e bonifica attraverso un ingrandimento che coinvolgerebbe il vicino vigneto Ferrari: il progetto è in attesa della Via (valutazione di impatto ambientale) della Provincia, dopodichè passerà a Venezia per il nulla osta della Regione; dall’altra parte c’è la gente che denuncia anni e anni di inquinamento e che non è disposta ad accettare l’apporto di nuovi rifiuti. In mezzo c’è la Provincia che, come ha chiarito Miozzi, «ha il semplice ruolo di controllore e ha l’unico interesse della messa in sicurezza di Cà Filissine che così, è certo, non può stare. I no a priori di chi si oppone per principio al progetto di bonifica necessario per ottenere il dissequestro della Procura», ha sottolineato il presidente, «io non li accetto: siamo qui a cercare le soluzioni migliori ma bisogna che ci sia la disponibilità da parte di tutti a valutare e considerare le possibili opzioni, nell’interesse comune. Senza questa apertura, senza avere l’atteggiamento costruttivo di andare a vedere bene dentro alle cose, io i “no” precostitutiti non li accetto, nè da una parte nè dall’altra. Sono per il confronto e per la salvaguardia innanzittutto della salute della gente».
Ce l’hanno con l’amministrazione Reggiani, fondamentalmente, quelli del movimento contro Ca’ Filissine. E spiegano, i 4500 che hanno firmato il documento indirizzato a Provincia e Regione, che «molti progetti in corso di approvazione come l’ampliamento del cementificio di Fumane, l’inceneritore di Cà del Bue, la discarica di Caluri e quella Siberie, avrebberro dovuto insegnare al sindaco di Pescantina che i grossi progetti che impattano sulla vita dei cittadini non vanno portati avanti in sordina cercando di evitare il confronto democratico». Vanno più a fondo: «Il Comune non ha tenuto conto delle volontà e delle opinioni della gente e ha deciso solo sulla base di un criterio economico: il sindaco ha dato incarico verbale alla Daneco di predisporre un progetto che ricompensi il Comune della parte economica di cui necessita per ripianare il bilancio dei prossimi anni». Ancora più pesanti: «Di fronte alla contingente emergenza economica si viene meno al rispetto delle persone e alla tutela ambientale facendo accettare a tutta la popolazione disagi, rischi, danni per un periodo di tempo non ben definito». Poi, i numeri: «Dal 1987 Ca’ Filissine ha smaltito i rifiuti solidi urbani prodotti a Verona e in Provincia, nel 1997 è stata ampliata e nel 2005 adeguata con ribaulatura. Dopo il sequestro nel 2006 la situazione è rimasta in fase di stallo fino all’intervento del Prefetto di Verona che, prendendo atto di diverse inerzie, ha convocato gli enti e fatto istituire un Comitato tecnico per indagare le soluzioni di messa in sicurezza e risoluzione delle criticità».
«Tale comitato», spiega Pontara, «aveva indicato una chiusura con messa in sicurezza della discarica, con apporti minimi e di basso impatto ambientale solo nell’area sequestrata. Il progetto proposto da Comune e Daneco, invece, prevede la rimozione dei rifiuti conferiti, lo scavo della ghiaia per ricavare nuovi volumi, il rifacimento delle impermeabilizzazioni e il conferimento di nuovi rifiuti speciali non pericolosi: il tutto è funzionale a generare nuovi volumi e opere atte a giustificare una nuova discarica di rifiuti speciali da quasi 3 milioni di tonnellate. Noi non la vogliamo e chiediamo di rigettare il progetto».

Camilla Ferro

larena.it

Annunci