Ritardi nella firma del contratto di appalto
Prefettura di Milano chiamata in causa

 

SALERNO — La Provincia di Salerno non ha ancora firmato il contratto con l’Ati Rcm-Daneco Impianti-Amcar spa che a giugno scorso si è aggiudicata la realizzazione del termovalorizzatore di Salerno. La società irpina Devitia transfer con Lombardi srl, scartata per sette punti di svantaggio rispetto alla vincitrice, ha fatto ricorso al Tar Lazio. L’udienza era stata fissata il 27 ottobre scorso, salvo poi essere rinviata a data da destinarsi per la presentazione di motivi aggiunti da parte dell’Ati capitanata dal gruppo imprenditoriale Rainone di Sarno. Ma non è questo il motivo del ritardo della stipula del contratto definitivo e dell’avvio dei lavori dell’inceneritore di via Cupa Siglie – sulla cui area tra l’altro grava una variante urbanistica approvata dal Comune di Salerno dopo il passaggio della competenza all’ente provinciale. È la Daneco Impianti srl e la bufera giudiziaria in cui è finita che allungano i tempi dell’apertura del cantiere ai confini con Giffoni Valle Piana e Pontecagnano Faiano. La Provincia di Salerno ha chiesto accertamenti sulla ditta con sede a Milano alla Prefettura meneghina che, a distanza di due mesi, non ha ancora inviato nessuna risposta a Salerno. Neppure per quanto riguarda il certificato antimafia.

La Procura di Milano, con i sostituti Paola Pirotta e Paolo Filippini, ha iscritto nel registro degli indagati per truffa aggravata Bernardino Filipponi, amministratore unico della Daneco, e Luigi Pelaggi, capo della segreteria tecnica del ministero dell’Ambiente. L’inchiesta è quella relativa alla bonifica della Sisal, l’ex fabbrica chimica alle porte di Milano, chiusa dagli anni’90 e mai bonificata, e ad una presunta tangente di 700 mila euro che l’amministratore unico della Daneco avrebbe pagato a Pelaggi (nominato commissario straordinario di Protezione civile per la bonifica dell’area) per chiudere gli occhi sullo smaltimento dei rifiuti tossici provenienti dalla fabbrica dimessa. La Daneco impianti è controllata dall’imprenditore napoletano Francesco Colucci, che non risulta indagato, ma che, a giugno scorso, mentre a Milano scoppiava l’inchiesta, si è aggiudicato la gara per la realizzazione del termovalorizzatore.

La Daneco ha più di un interesse in Campania. Nel settore dei rifiuti: è la stessa ditta che ha costruito, ancora una volta con la Rcm, il sito di compostaggio di Salerno, già operativo da almeno un anno. Ed è la stessa azienda che ha gestito la discarica di Sant’Arcangelo Trimonte, sequestrata dalla Procura di Benevento, la scorsa primavera, per presunti versamenti di percolato nelle falde acquifere. Anche i magistrati calabresi e siciliani stanno indagando sulla Daneco. In Sicilia, il gruppo di Colucci si è aggiudicato l’appalto per i termovalorizzatori (mai realizzati), mentre in Calabria è ancora una volta una discarica – quella di Pianopoli – che trascina la Daneco sotto la lente della magistratura inquirente.

Angela Cappetta
01 novembre 2011

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/

Annunci