Liberi senza alcun vincolo perché sono scaduti i termini della prescrizione del reato gli otto imputati dell’operazione “Mosca” del 2003, citata anche da Saviano nel best seller “Gomorra”, che aveva portato alla luce una bomba a orologeria sotterrata in contrada Arcora, a Campomarino. Tra loro anche il molisano Luigi Fiorilli e la moglie Silvana Colascione. La decisione, arrivata giovedì mattina, lascia interdetti e solleva amarezza e dubbi circa il funzionamento della giustizia. Beffate le parti civili: il Comune di Campomarino, la Provincia di Campobasso e il Codacons. La bonifica di quell’area, ritenuta ad elevata pericolosità, è appena cominciata. Otto anni dopo il materiale pericoloso è ancora lì.

Campomarino. Nessuna pena, nessun vincolo alla loro libertà. Liberi come l’aria. E non perché sia stata dimostrata la loro innocenza. Semplicemente perché sono scaduti i termini della prescrizione, ovvero il lasso di tempo entro il quale la giustizia può svolgere il suo corso. Luigi Fiorilli e la moglie Silvana Colascione, molisani di Ururi e proprietari del terreno in contrada Arcora a Campomarino che ha ospitato tonnellate di rifiuti altamente pericolosi provenienti da concerie e aziende metallurgiche, sono stati prosciolti dalle accuse.Prosciolti anche Anna Maria De Santis, di San Martino in Pensilis, consorte di Michele D’Alessandro, uscito dal processo da tempo perché la sua posizione è stata valutata in separata sede e l’uomo condannato con un rito speciale. E prosciolti anche gli altri cinque imputati finiti nel dibattimento, residenti tra la Toscana e la Puglia: De Iani, Vecchi, D’Antoni, Nocchi, De Leo.

Erano accusati tutti, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata alla gestione e al traffico di rifiuti pericolosi. Un reato regolamentato da una legge speciale, che può contare su tempi di prescrizione più brevi rispetto al reato associativo previsto dal codice penale. La beffa, la prima di questa incredibile storia che ha sulle spalle otto anni di silenzi e inerzia, è che se gli otto imputati che hanno aspettato di essere giudicati con il rito ordinario incassano una libertà senza vincoli, gli altri che hanno optato per riti abbreviati o patteggiamenti sono stati condannati. Tra loro anche il molisanoMichele D’Alessandrom che ha patteggiato la pena, e Antonio Moscardini di Sesto Campano, l’uomo che ha dato, suo malgrado, il nome all’operazione (“Mosca”, citata anche da Saviano in “Gomorra” nel capitolo dedicato alle ecomafie) messa a segno nelsettembre del 2003 dai carabinieri del Ros di Campobasso.

Ai militari della stazione di Campomarino non era sfuggito l’insolito via-vai di camion che arrivano a tutte le ore del giorno e della notte in contrada Arcora, nei pressi di un terreno che all’epoca apparteneva a Fiorilli e che oggi è passato alla società Alba Rosada, tra i cui soci c’è anche la figlia dell’imprenditore di Ururi. Mesi di indagini, intercettazioni ambientali e telefoniche, pedinamenti, filmati, fotografie e testimonianze avevano permesso di acquisire concreti elementi di prova a carico del gruppo che secondo l’accusa gestiva un lucroso business di rifiuti altamente pericolosi che invece di venire smaltiti con le regolari (e costose) procedute previste dalla legge venivano infilati in sacchi e interrati in quel pezzo di campagna, a vocazione agricola secondo i crismi del Piano regolatore. Fanghi di conceria, mercurio, cromo, piombo. In quei big bags, che solo nelle ultime settimane la società titolare del terreno ha cominciato a portare via per l’inizio di una bonifica palleggiata e rimandata per anni, c’era materiale nocivo per la salute e per la natura. Che potrebbe avere inquinato la falda acquifera, compromettendo molto di più di quello che oggi si può sospettare. Saranno carotaggi e d esami idrogeologici a dirlo, ma intanto quel disastro ecologico – identico in tutto e per tutto ai meccanismi criminali della camorra, che sulla “monnezza”, specie quella speciale, ha costruito un impero finanziario – resta senza colpevoli. E un colpevole non lo avrà più: la prescrizione, spauracchio della giustizia italiana e in questo caso evidentemente sottovalutato dai magistrati, è intervenuta a spazzare tutto, cancellando con un colpo di bacchetta magica qualsivoglia responsabilità di natura penale. 

Cosa sia accaduto per consentire che si arrivasse a oggi senza colpevoli, non è chiaro. A quanto pare rinvii continui nel processo avviato nel 2006, che i giudici hanno permesso, e lungaggini nei tempi che hanno preceduto l’udienza preliminare,hanno fatto slittare in avanti le lancette dell’orologio fino a toccare il limite massimo entro il quale dare corso alla “giustizia”. Quello che resta è un pugno di mosche, per restare in tema, o una bolla di sapone evaporata.

Gianfranco Cammilleri, il sindaco di Campomarino, Comune che nel 2006 si è costituito parte civile, in realtà non ha molto da dire: «Non me la sento di commentare la vicenda giudiziaria, non ho elementi per valutarla bene. Quello che mi interessa, e interessa la cittadinanza, è che la bonifica sia stata avviata».
Sarà, ma è un fatto che a essere beffati dalla decisione arrivata giovedì a Palazzo di Giustizia di Larino sono proprio i cittadini, oltre alle parti civili: oltre al Comune, la Provincia di Campobasso e il Codacons. Perfino l’avvocato difensore di diversi imputati,Antonio De Michele, non se la sente certo di esultare: «E’ sempre una sconfitta per la giustizia quando i processi vanno a finire in questo modo. Un conto è l’assoluzione per non aver commesso il fatto, un conto è la sopraggiunta prescrizione».

Un’ombra scura e sconfortante sporca una storia già poco cristallina. E tutto questo mentre, sul fronte del danno all’ambiente, la situazione è scioccante. Solo in queste settimane, complici denunce della stampa e interpellanze al ministero, la bonifica per otto anni rinviata è cominciata. La ditta Alba Rosada, che risulta proprietaria di quei sei ettari di terreno che verosimilmente celano una bomba ecologica («una nuova Castelmauro» ha detto pochi giorni fa il sindaco) ha avviato le operazioni di rimozione dei big bags, i sacchi zeppi di veleno interrati a contrada Arcora. Ma da qui a dire che l’emergenza è conclusa, ce ne passa. (mv)

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