In Europa esistono più di 400 impianti di termovalorizzazione, alcuni dei quali all’interno del perimetro cittadino e tutti destinati a produrre energia sfruttando la quota di rifiuti non differenziabili o non collocabili nel mercato. L’impianto, durante il suo funzionamento, sarà controllato da Provincia, Arpav, Regione, Ulss e dall’Agsm che vigilerà sull’operato del gestore individuato con la gara.
La legge, sia europea che italiana, prevede che la filiera integrata di smaltimento dei rifiuti con un ciclo ed alcune priorità: riduzione dei rifiuti a monte della raccolta, recupero all’utilizzo dei rifiuti dopo il primo impiego, riciclo dei materiali ottenuti con la raccolta differenziata e, da ultimo, la produzione di energia con l’impiego dei rifiuti non differenziati. Vietate le discariche, se non con quantità residuali. La raccolta differenziata va mantenuta e deve e può esistere insieme alla termovalorizzazione in un sistema che integri le due forme di gestione. Prima si raccoglie in maniera differenziata quanto è riciclabile ed utilizzabile dal mercato, poi si produce energia con il residuo non differenziato. In tutta Europa si lavora così. Una programmazione responsabile con scelte certe non può basarsi sull’ipotesi di ridurre a zero la produzione dei rifiuti. La realizzazione dell’impianto risponde ad una precisa valutazione e programmazione della Regione Veneto. Le linee a griglia potranno bruciare fino 186.000 tonnellate per anno. A queste quantità si arriverà pure contando su una raccolta differenziata ai livelli previsti con la normativa senza dover mai ricorrere a rifiuti esterni all’ambito veneto.
Alla riattivazione di Ca’ del Bue molti chiedono il ricorso alla cosiddetta tecnologia meccanica a freddo che, però, implica anche il ricorso alla discarica per smaltire i rifiuti residuali. Lo stesso impianto di Vedelago tratta rifiuti diversi rispetto al residuo secco: Vedelago tratta gli scarti della raccolta differenziata e solo in misura del 15% riesce a miscelare con la frazione secca indifferenziata. E rimarrebbe il ricorso alle discariche che è vietato dalla Comunità Europea. La Commissione di esperti nominata dalla Regione ha valutato tecnologie esistenti all’estero, ma non ha riscontrato impianti che fossero in grado di risolvere con certezza e senza rischio di fare ulteriori scelte sbagliate il problema dei rifiuti.

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