Una chiatta per ospitare il gassificatore, salvando il piano di Scarpino. La proposta del sindaco Vincenzi mentre a Roma va in scena la trattativa sul futuro della Fincantieri: “Per Sestri soluzione innovativa”

di MASSIMO MINELLA

Una grande chiatta su cui caricare i rifiuti, “gassificandoli” e trasformandoli in energia e calore. Potrebbe spostarsi in alto mare l’ultimo “pezzo” produttivo del progetto-Scarpino, imponendo così una clamorosa svolta a una vicenda che si trascina faticosamente da anni. Dal tavolo romano della trattativa sindacale su Fincantieri, infatti, si apre una nuova pagina che potrebbe cambiare i destini di una delle partite più sofferte e controverse di Genova, quella appunto di Scarpino.

“Il progetto non è in discussione, ma sull’ultimo pezzo della gassificazione dei rifiuti si può aprire un ragionamento interessante e innovativo, che apre anche per il cantiere di Sestri nuove prospettive” spiega a Repubblica il sindaco Marta Vincenzi. In effetti, l’azienda ha illustrato ieri a Roma ai rappresentanti dei lavoratori i “carichi di lavoro” e le prospettive per ogni singolo cantiere del gruppo, allargando per quello di Sestri in ventaglio produttivo: piattaforme off-shore, parchi eolici, navi mangia-rifiuti.

Proprio quest’ultimo progetto, elaborato dalla controllata genovese Cetena, potrebbe entrare clamorosamente nella partita del futuro dell’impianto di Scarpino. “Il progetto realizzato dal Cetena prevede la costruzione di grandi chiatte trainate da rimorchiatori – continua la Vincenzi – Per noi potrebbe essere molto interessante realizzare una joint venture con l’Amiu, soprattutto per il secondo tipo di unità.

La prima, infatti, è un impianto Cdr (che riguarda l’indifferenziato n.d.r.)che ad esempio interessa molto

Napoli. Noi stiamo invece valutando il secondo impianto, che prevede la gassificazione dei rifiuti derivanti dalla raccolta differenziata, con conseguente produzione di energia”.

Nessuno però pensi che questo possa essere alternativo al nuovo progetto di Scarpino.
“Non è assolutamente un progetto sostitutivo – chiarisce il sindaco – ma potrebbe però rappresentare il pezzo finale dell’impianto, quello appunto della gassificazione”. L’investimento è nell’ordine di 160 milioni di euro che si ripaga con vent’anni di gestione. Ma quella dei tempi è una partita delicata su cui è direttamente coinvolto, così come per la fase di realizzazione e di gestione, l’assessore Carlo Senesi. “Fermo restando tutto il processo, questa innovazione tecnologica potrebbe essere importantissima – chiude la Vincenzi – Per questo chiedo al governo, ancora una volta, come ho già fatto nell’ultimo incontro romano, che il percorso autorizzativo di questi progetti sia contenuto già nel nuovo decreto Sviluppo. Trasporti e Ambiente sono i soggetti su cui fare leva. L’impianto ha finito la fase di sperimentazione e a Ottawa sta già entrando in funzione. Moltissime città di mare potrebbero utilizzarlo, noi, Napoli e tante altre e questo per Fincantieri sarebbe una forte iniezione di liquidità”.

E nell’operazione di salvataggio della Fincantieri scende in campo anche il centrodestra, ugualmente sollecito nel chiedere che per Sestri si possa allargare lo spettro produttivo. Sono tre, infatti, gli obiettivi del Pdl: avviare in tempi rapidi l’opera del ribaltamento a mare; trovare rapidamente un carico di lavoro per mantenere un’attività produttiva del cantiere; identificare una missione produttiva “che veda il cantiere rivolto verso progetti speciali (chiatte di smaltimento, prigioni galleggianti, off shore eolico”). Così si esprimono il coordinatore regionale del Pdl ligure, Michele Scandroglio, e i responsabili regionali del partito per le Politiche del Lavoro, Gino Garibaldi, e delle attività economiche, Renata Oliveri. “Abbiamo la possibilità di generare lavoro con le opportunità che ci sono di fronte” hanno dichiarato. E hanno reso noto oggi un documento ufficiale del Pdl ligure contenente, appunto, le proposte su Fincantieri. Tra i punti affrontati, anche questo: accettare l’ipotesi di una commessa per realizzare, nello stabilimento di Sestri Ponente, una piattaforma per lo smaltimento dei rifiuti”.

In attesa di approfondire l’argomento, resta sul tavolo il presente di Fincantieri. Per l’azienda “i carichi di lavoro per il 2011 e quelli previsti per il 2012 sono dimezzati rispetto ai livelli pre-crisi”, afferma il direttore generale Vitalino Pappaianni nell’incontro con i sindacati a Roma. Per la Liguria si conferma il quadro già indicato oggi da Repubblica, con una situazione che non desta preoccupazione per il settore militare, mentre resta fortemente critica per la produzione civile di Sestri Ponente. Per Sestri, infatti, si ipotizza un incremento della cassa integrazione, che al momento coinvolge 258 persone. Per quanto riguarda la produzione, inoltre, l’azienda conferma le trattativa commerciali già avviate sul versante “crociere” (si parla da tempo di un ordine per la Regent Seven Seas Navigator), ma si prepara a sostenere l’attività del cantiere anche con produzioni alternative.

Da marzo, infatti, la seconda nave per Oceania lascerà Sestri e al momento ancora nulla è certo. Si punta quindi sulle navi speciali: off-shore per il trattamento rifiuti (il progetto Plasmare); campi eolici da realizzare al largo (unità “deep water”), piattaforme off-shore di perforazione e supply vessel. E poi rilancio delle carceri galleggianti e disponibilità ovviamente a costruire il superbacino. “Non eravamo dei visionari quando parlammo del progetto delle carceri galleggianti – ha spiegato l’azienda – Fu il governo a parlarne. Noi abbiamo realizzato il progetto che poi, per mancanza di fondi e per polemiche, è stato accantonato. Ma noi rimaniamo pronti”.

(25 ottobre 2011)

http://genova.repubblica.it/

 

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