PESCANTINA. L’assessore all’ambiente boccia l’ipotesi di ritirare il progetto e sottolinea il problema del vigneto Ferrari
«Potrebbe indebolire l’impermeabilizzazione della discarica e inquinare la prima falda freatica Le finanze stanno per esaurirsi, si rischia il blocco».

«Meglio ritirare il progetto?». Ha qualche dubbio l’assessore all’ambiente di Pescantina, Alfonso Marchesini, che interviene sulla vicenda di Ca’ Filissine, dopo la forte presa di posizione del movimento Ambiente & vita che invita a rivedere i piani. Nella sua ricostruzione della vicenda legata al progetto di bonifica e messa in sicurezza della discarica, molti dati e qualche interrogativo.
«Ci sono stati molti interventi», esordisce l’assessore, «riguardanti la bonifica della discarica e del limitrofo vigneto Ferrari, adibito un tempo anch’esso a discarica. Molti di questi si sono rivelati critici nei confronti del progetto dello studio dell’ingegner Dell’Acqua elaborato sulle linee indicate dal Comitato tecnico».
Marchesini fa una premessa: «La discarica è sotto sequestro dal 2006. La condizione necessaria per il dissequestro è che le tracce di ammoniaca riscontrate al pozzo di controllo M7 scompaiano. Perchè ciò avvenga è necessario bonificare l’area Ferrari che molto probabilmente, secondo i rilievi effettuati dai tecnici, contribuisce a tale anomalia. Il Comitato tecnico, infatti, alla luce delle nuove ricerche che hanno fornito dati che nel 2006 non erano a disposizione dei periti della Procura, ha rilevato che anche il vigneto Ferrari produce percolato, come risulta dagli accertamenti effettuati dopo la costruzione del pozzo M 18, all’interno di quest’area.
«Perciò», sottolinea Marchesini, «è quantomeno opportuno eliminare anche questa possibile principale causa di inquinamento, derivante dal vigneto Ferrari per una bonifica completa del sito. Solo così si potranno verificare le condizioni per un possibile dissequestro. Tengo a precisare che fermarsi su un solo passaggio dell’intero progetto non fornisce ragioni sufficienti per dire la complessità del problema».
Quindi il progetto è sostenibile? «Il progetto, che poi dovrà essere approvato in ambito regionale», continua Marchesini, «evidenzia l’assoluta sostenibilità dell’intervento. Ma vi è anche un altro importantissimo aspetto: la discarica presenta una significativa concavità che trasforma questo sito in un recettore per l’acqua piovana, nonostante le impermeabilizzazioni presenti. Tale acqua, a contatto con i rifiuti della discarica, si inquina e deve essere asportata e trattata o smaltita con costi altissimi. Le finanze per tale servizio stanno per esaurirsi e pertanto, in mancanza di una celere approvazione del progetto, del dissequestro e della ripresa dei conferimenti di rifiuti, la situazione si bloccherà con accumulo di percolato in discarica».
Le conseguenze sono chiare: «Il percolato potrebbe indebolire l’impermeabilizzazione della discarica che potrebbe permettere un importante e quasi irreversibile inquinamento della prima falda freatica. E questo creerebbe notevoli problemi per il futuro».
Ma quale sarà la funzione del Comune in tutto questo iter e nei passaggi successivi all’eventuale approvazione del progetto? «Il Comune dovrà rendersi garante della salute, sia nella fase esecutiva, sia nei successivi rapporti con la società di gestione della discarica ed esercitando un attento controllo sugli aspetti di carattere gestionale e ambientale. Del resto, come si può credere che un sindaco, che deve tutelare la salute pubblica, non solo accetti, ma addirittura proponga un intervento dannoso per la popolazione?».

Lino Cattabianchi

larena.it

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