LA DENUNCIA DEI CITTADINI

Caso Fri-El: brucerebbe olio inquinato da Pcb
I residenti denunciano strati oleosi su balconi e strade

NAPOLI — I comitati di residenti e gli agricoltori del polo industriale contro l’ultima arrivata, la Fri-El Spa. Con sede legale a Bolzano, l’impianto di Acerra produce energia attraverso combustione di oli vegetali. Comitati e Forum Ambientalista attendono risposte dopo il ricorso al Capo dello Stato del luglio scorso. La Fri-El ha offerto al forum un compenso economico per ritirare la denuncia, ma l’offerta è stata rifiutata. Il procedimento è stato poi trasferito, su richiesta degli avvocati della Fri-El, al Tar Campania. Nel ricorso, si richiede l’annullamento dell’Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale all’esercizio dell’impianto) rilasciata dalla regione Campania e pubblicata sul Burc del 7 marzo 2011, poiché l’azienda è ubicata nella tristemente famosa località Pantano alla Contrada Pagliarone, sull’area dell’ex Montefibre e nelle immediate vicinanze dell’inceneritore, dunque un territorio tra i più inquinati d’Italia, già collassato per l’emergenza diossina e per questa e pregressi inquinamenti dichiarato Sin (Sito di Interesse Nazionale, esposto a rischi per la salute).

La Fri-El, protesta il Forum, approda ad Acerra senza la previa procedura Via (Valutazione di Impatto Ambientale) o i prescritti studi di caratterizzazione dell’area. Inoltre l’impianto dichiara di conferire le acque di processo industriale, quelle meteoriche comprese di prima pioggia e quelle sanitarie dopo sedimentazione e trattamento all’impianto Biac della Ngp BioNatura srl, società di trattamento di liquidi pericolosi e non, verso la quale, circa un anno fa, comitati e Comune pure fecero ricorso per l’Aia rilasciatale. Questa società però attualmente non è attiva, e di conseguenza i liquidi Fri-El vengono scaricati nel collettore fognario dell’ex Montefibre, collegato al vecchio depuratore in località Omomorto. Ora, alcuni attivisti sostengono (con denuncia formale) che nemmeno il depuratore ad Omomorto funzioni e i reflui indifferenziati vengano dunque scaricati direttamente (senza alcun trattamento) nei Regi Lagni. Le polemiche a suon di carta bollata sulla Fri-El di Acerra vanno avanti da più di un anno.

Ma non è mai arrivata una risposta dalla Procura di Nola, dove fu presentata una prima denuncia nel giugno 2010. E non smuove l’enorme impianto a biomasse nemmeno il parere contrario della dottoressa Maria Piscopo, dirigente all’Ambiente del Comune di Acerra, che aveva sollecitato l’intervento del Ministero dell’Ambiente e questi, nell’aprile 2011, ha risposto con una nota che la Fri-El non aveva adempiuto alla dovuta caratterizzazione del suolo prioritaria al rilascio dell’Aia, dunque attestando l’illegittimità del rilascio. I comitati ambientalisti lamentano inoltre la mancanza di controlli sull’impianto, tant’è che solo in seguito alle loro richieste, il 18 gennaio 2011, è avvenuto un sopralluogo congiunto dei vigili di Acerra con i tecnici del laboratorio Lcm della Camera di Commercio di Napoli, che hanno prelevato dalle cisterne della Fri-El dei campioni di olio. Dai risultati delle analisi è emerso che nell’olio di palma utilizzato per la combustione sono stati rinvenuti Pcb (policlorobifenili), dunque potrebbe trattarsi di «olio di palma ottenuto da suoli contaminati» o mischiato a oli di sintesi esausti o venuto a contatto con recipienti contaminati. Era stato richiesto anche l’intervento dell’Arpac, ma l’Ente per l’Ambiente non ha voluto saperne, affermando che non aveva competenze in merito.

E allora, chi dovrebbe averle? Comunque i cittadini e i comitati aspettano delle risposte anche dall’Arpac, anche perché qualche settimana fa l’assessore regionale all’Ambiente, Giovanni Romano, dopo aver ricevuto un appello con centinaia di firme di acerrani ha inviato una nota all’Arpac sollecitando l’intervento. Gli abitanti, soprattutto quelli in zona Madonnelle, a pochi chilometri dalla Fri-El, intanto lamentano strati oleosi sui balconi, sulle strade e sulle piante. I contadini dicono che per vendere i loro prodotti sono costretti a lavarli con il «detersivo per i piatti» perché ricoperti di olio. Saranno le emissioni di uno dei tanti impianti inquinanti autorizzati nel polo chimico industriale di Acerra? Su quest’area mai bonificata, campo di sterminio di numerosi agnelli che nascevano malformi e morivano dopo il pascolo e dove tutt’oggi si coltiva ancora, la Regione continua a concedere autorizzazioni per la messa in esercizio di ulteriori impianti inquinanti.

Daniela Scodellaro
24 ottobre 2011

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