L’imprenditore paga i terreni di Quadro Alto in base ai rifiuti smaltiti. Prefetto firma ordinanze, anche per S.Vittorino-Corcolle ROMA – Domani il prefetto Giuseppe Pecoraro, commissario straordinario per la chiusura della discarica di Malagrotta, firmerà l’ordinanza di individuazione dei terreni di Quadro Alto (Riano) e San Vittorino-Corcolle (VIII Municipio) in cui saranno realizzate le discariche provvisorie. Si tratta della prima mossa che porterà rapidamente agli espropri e alle gare per l’assegnazione dei lavori di realizzazione (ma anche della gestione) degli impianti. 

Ma su Quadro Alto, settanta ettari, si vede all’orizzonte una massiccia controffensiva legale da parte di Manlio Cerroni, presidente del Consiglio di amministrazione della Colari, la società proprietaria di Malagrotta. «Non sono preoccupato – spiega il prefetto Pecoraro – d’altra parte ci sono già tre ricorsi». Uno è quello di Federlazio contro la nomina stessa da parte del consiglio dei ministri del commissario straordinario. Ma su Quadro Alto si andrà a un vero braccio di ferro, anche alla luce del contratto d’acquisto con cui le cave dove deve sorgere la discarica sono passate dalla società agricola Procoio Vecchio alla Colari.

La Procoio Vecchio fa capo al principe Ignazio Boncompagni Ludovisi, brillante uomo della finanza milanese. Nel contratto, siglato subito dopo la scelta del sito da parte del prefetto, si dice espressamente che sul terreno sarà realizzata una discarica. Addirittura, si fissa il prezzo in base alla quantità di rifiuti che saranno smaltiti. E qui nasce il primo dubbio: Cerroni è manager di enorme esperienza, che interesse aveva ad acquistare un terreno destinato all’esproprio? Che senso ha quel contratto condizionato alla realizzazione di una discarica? È logico che l’obiettivo di Cerroni sia quello di avere la proprietà del terreno per poi opporsi, con i suoi legali, all’esproprio. 

Su questo Pecoraro non si scompone: «A me non interessa se c’è stato un contratto condizionato, non sono cose che riguardano il mio operato. Io so solo che procederemo con l’ordinanza di individuazione delle aree e successivamente con l’esproprio». 

C’è un altro dato interessante: nel contratto non si fissa la cifra che incasserà la società che ha venduto i terreni. Si prevede una percentuale invece su ogni tonnellata di rifiuti conferiti. Bisogna sapere che i comuni che porteranno i rifiuti pagheranno Cerroni se sarà lui il gestore della discarica. A sua volta la Colari riconoscerà il 10 per cento di 85 euro (tariffa minima) per ogni tonnellata di rifiuti solidi urbani alla Procoio Vecchio (la società venditrice del terreno), e il 7 per cento di 175 euro (sempre tariffa minima fissata dal contratto) per ogni tonnellata di rifiuti speciali. 

In sintesi: a quanto ammonterà il business? Provando a fare un conto approssimativo, limitandosi alla parte più importante che è quella dei rifiuti solidi urbani, si può partire da un dato che fornì il prefetto nel corso della conferenza stampa in cui annunciava i siti. Disse che Quadro Alto ha un potenziale di 2.500.000-2.800.000 tonnellate di rifiuti. 
Significa in tre anni circa 210 milioni di euro d’incassi. Bene, il 10 per cento di quella cifra – circa 21 milioni di euro – andrà, mese dopo mese, alla società che ha venduto il terreno. C’è però chi giudica sovradimensionato il dato di 2.500.000 tonnellate in tre anni e invita a ridurre a 500 mila tonnellate all’anno il conferimento nella futura discarica, visto che il volume dei rifiuti sarà diminuito se tutti gli impianti di trattamento meccanico biologico viaggeranno senza sosta. In quel caso il «fatturato» della discarica sarà di circa 130 milioni di euro in tre anni e 13 milioni andranno alla società venditrice. 

Ma c’è un altro dato che deve fare riflettere: la tariffa indicata come minima nel contratto – 85 euro a tonnellata – è più alta di quella che attualmente pagano i comuni. O Cerroni si è tenuto alto per convincere il venditore o all’orizzonte ci aspetta un incremento delle tariffe che di riflesso ovviamente andrà a pesare sulle tasche di tutti i cittadini. In linea teorica, tutto quanto previsto da questo contratto condizionato alla realizzazione della discarica, verrebbe spazzato via dall’esproprio con conseguente indennizzo, ma è evidente che la situazione non sarà così semplice. Tanto più che i tempi sono serrati, visto che proprio nel corso dell’audizione alla commissione parlamentare, lo stesso Cerroni ha dichiarato che dai primi giorni di gennaio a Malagrotta non ci sarà più posto per altri rifiuti.

 Mauro Evangelisti

ilmessaggero.it

Domenica 23 Ottobre 2011

 

 

 

 

 

 

 

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