L’ ATTO di compravendita porta la data del 13 ottobre. Sottoscritto davanti al notaio Paolo Cerasi, prevede il passaggio di una piccola frazione di bosco ceduo e di una cava di 92 ettari in località Quadro Alto, a Riano, dalla società Procoio Vecchio del principe Boncompagni Ludovisi al Consorzio laziale rifiuti di Manlio Cerroni. E la Polverini attacca: «Ho sentito il prefetto, mi sono fatta mandare il documento, fino a martedì sera facendo la visura la proprietà era un’ altra». Un blitz dunque quello di Cerroni. Dietro la visura catastale, però, non sta scritto che con questa mossa, l’ avvocato ottantacinquenne, già proprietario di Malagrotta, dominus della gestione dei rifiuti a Roma da oltre 30 anni, considerato sul viale del tramonto dopo la decisione di chiudere la discarica più grande d’ Europa il 31 dicembre prossimo, torna al centro della scena e, più o meno esplicitamente, fa intendere che sulla questione “monnezza”, nella capitale, bisogna fare i conti con lui. Perché da una settimana è diventata sua proprio l’ area sulla quale dovrebbe sorgere, nelle intenzioni del commissario straordinario all’ emergenza rifiuti, il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, la prima delle due discariche provvisorie (l’ altra sarà a Corcolle) che, a partire dal primo gennaio 2012, manderanno in pensione Malagrotta. La rivelazione dell’ acquisto arriva a sorpresa, durante l’ audizione di Cerroni da parte della commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti ed è destinata ad aprire una nuova partita con la Regione Lazioa colpi di ricorsie carte bollate. Perché Renata Polverini, dopo aver liquidato le parole del capogruppo dei Verdi, Angelo Bonelli, che ipotizzava un accordo tra governatrice e Cerroni sul nuovo sito, annuncia: «Il prefetto Pecoraro ha già chiarito nei giorni scorsi che attraverso le proprie funzioni commissariali agirà attraverso esproprio. E comunque la Colari ha opzionato tutti i terreni dove potevano sorgere i siti delle future discariche». Cerroni, però, è già oltre: «Ho titolo per fare il nuovo sito a Riano». E sull’ ipotesi esproprio o indennizzo chiama in causa i suoi legali: «Non ho ancora deciso cosa intendo fare. Lo diranno gli avvocati». L’ audizione del presidente di Colari arriva nella giornata in cui il consiglio regionale convoca una seduta straordinaria proprio per discutere di rifiuti. All’ esterno della Pisana, 200 cittadini di Riano, Corcolle e Fiumicino (dove dovrebbe essere costruito, nei prossimi tre anni, il sito definitivo) vestiti da sacchi dell’ immondizia, protestano contro le decisioni del prefetto e della Regione. Provano a bloccare l’ ingresso del consiglio: non permettonoa nessuno né di entrare né di uscire. Poi si spostano e occupano la sala Mechelli. Intanto, il dibattito in aula si trasforma in un’ analisi delle parole di Cerroni e (da parte dell’ opposizione) in un’ aspra critica delle mosse della Regione che, come sostiene Daniela Valentini, capogruppo Pd in commissione rifiuti, «ci sta portando rapidamente verso una situazione similea quella di Napoli, col rischio che Riano diventi una Malagrotta 2». La Polverini contrattacca: «L’ opposizione indichi siti alternativi se ce l’ ha». E mentre il capogruppo del Pd Esterino Montino insiste sulla necessità di potenziare gli impianti di trattamento meccanico dei rifiuti a Rocca Cenciae in via Salaria,i Radicali parlano di «scacco matto di Cerroni alla governatrice: senza accordo con lui Riano non apre e Malagrotta non chiude». Durante l’ audizione in Commissione, però, l’ avvocato spiega che la discarica più grande d’ Europa «non può avere proroghe, perché la volumetria non è più disponibile». Davanti ai parlamentari che lo incalzano, Cerroni definisce «strumentale» la nomina del commissario straordinario: «Si trattava di fare una scelta e politicamente nessuno si sentiva di farla». Ricorda di aver sottoposto già anni fa tre siti alla Regione (compreso Quadro Alto) per «evitare che si arrivasse all’ emergenza. Esclusero Riano perché lì c’ è la villa di Marrazzo». Uno show durato un’ ora durante il quale decanta la pulizia dell’ aria di Malagrotta («Lo dice una sentenza del Tar di luglio»), nonostante i dati elaborati dall’ Ispra sulla presenza di metalli nel terreno. Poi rivela che anche l’ area di Corcolle è stata venduta da poco: «Dall’ imprenditore Salini a una società del Liechtenstein». L’ ennesima sorpresa che irrita il presidente della commissione Gaetano Pecorella. Una settimana fa, infatti, il prefetto Pecoraro aveva comunicato di «non conoscere i proprietari dei due siti. Ora, se il commissario non riesce a stabilire nemmeno di chi è la proprietà…». – MAURO FAVALE

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