Una discarica di polemiche. Il sito per lo stoccaggio di rifiuti speciali a Scala Coeli, in provincia di Cosenza, è pronto. Ma per farlo funzionare la strada è ancora tutta in salita. Storia di un pasticcio all’italiana, tra problemi giuridici, ingenuità, vicende poco chiare e il rischio di infiltrazioni mafiose.

Prima il progetto di una mega discarica pubblica, poi l’idea di piazzare il secondo termovalorizzatore della Calabria, oggi la realizzazione di una discarica privata per 100.000 metri cubi di rifiuti “speciali” assertivamente non pericolosi. A Scala Coeli, piccolo paese in provincia di Cosenza, potrebbero presto arrivare tonnellate di scarti della raffinazione del petrolio e del carbone, di rifiuti plastici, di pitture e vernici di scarto, toner per stampanti, ceneri pesanti, scorie di caldaia con la possibilità anche di stoccare materiali edili contenenti amianto. Da anni si resiste ma la battaglia in difesa del territorio contro le discariche sembra non aver mai fine. L’ennesimo tentativo di piazzare i rifiuti nel centro cosentino sembra oggi andato in porto.

I lavori sono cominciati, l’invaso è pronto, ma tutta la popolazione compresa quella dei territori limitrofi non ne vuole sapere. La preoccupazione principale riguarda l’economia di un territorio che vive principalmente di prodotti biologici e di turismo e la cui qualità di vita potrebbe essere compromessa dall’installazione dei rifiuti.

Intorno alla vicenda il silenzio della stampa nazionale, l’abbandono delle istituzioni, gli scontri politici che fanno salire la tensione e la preoccupazione per una zona ricca di storia, di bellezze naturali e territori incontaminati. Tra piccole ingenuità, ricorsi, ordinanze, battaglie legali e atti intimidatori a Scala Coeli non si dormono sonni tranquilli. E’ di questi giorni la notizia di un’azione di ignoti ai danni del primo cittadino Mario Salvati. 250 piante di ulivo tagliate in un fondo di sua proprietà. Una sorta di avvertimento minaccioso, un danno economico di non poco conto, ma soprattutto il rammarico del sindaco per il silenzio delle istituzioni, Regione, Provincia, Prefettura e Carabinieri: “Sono rimasto da solo a portare avanti questa battaglia, io comunque vado avanti ma comincio ad avere paura”. Ad aggravare la situazione, la spaccatura nel fronte di difesa del territorio.

Il comitato del no (perlopiù composto dai consiglieri dell’opposizione) ha preso una chiara posizione contro il sindaco, attribuendogli la responsabilità di quello che sta accadendo ma ha condannato con fermezza l’atto intimidatorio. Da una parte il sindaco e il comitato per il no, dall’altra la Bieco Srl società realizzatrice che sembrerebbe avere tutte le carte in regola per aprire l’impianto di stoccaggio. Una storia complessa e giuridicamente intricata che va avanti da due anni e che è una delle tante in Calabria.

Una terra violentata dalla ‘Ndrangheta e che da tredici anni è sotto commissariamento per l’emergenza rifiuti. Nel mese di giugno una commissione parlamentare d’inchiesta sull’emergenza Calabria, presieduta da Gaetano Pecorella aveva denunciato la gravità della situazione: “E’ il fallimento di un’esperienza che invece di produrre scelte rapide e definitive ha introdotto conflitti istituzionali devastanti e incomprensibili, con la totale assenza di pubblicità, correttezza e trasparenza nell’attribuzione degli incarichi esterni e circa un miliardo di euro in pasto all’Ndragheta”. Da allora ancora silenzio fino al mese di agosto quando la notizia di un’inchiesta giudiziaria ha investito i vertici della Regione Calabria. Francesco Puglianoassessore regionale all’ambiente, ex subcommissario per l’emergenza ambientale e Graziano Melandri attuale commissario vengono iscritti nel registro degli indagati nell’ambito di una vicenda poco chiara sulla liquidazione della società che gestisce la discarica di Alli di Catanzaro. Nell’ambito delle indagini la Guardia di Finanza ha sequestrato 90 milioni di euro. In questo clima incerto e poco chiaro nasce la discarica di Scala Coeli.

Tutto ha inizio nel 2009, quando la società di smaltimento dei rifiuti, con sede a Rossano Calabro, individua in località Pipino il sito per la realizzazione di una discarica. Sei ettari, 100.000 metri cubi, un terreno acquistato per 190.000 euro, uno sproposito per il valore effettivo in quelle zone. Prima il progetto, le verifiche degli appositi uffici regionali e provinciali e poi il parere positivo del comune (non vincolante) in conferenza dei servizi. Il perché dell’assenso del Comune é l’oggetto oggi delle accuse recriminatorie nei confronti del sindaco.
Mario Salvati che è anche avvocato ha motivato così quella decisione: “Io ho dato il mio parere favorevole, tra le altre cose non vincolante come previsto dalla legge, in quanto avevo ottenuto la promessa da parte della società di una ricaduta occupazionale ed economica per il territorio. Quando poi ho visto che la gente era contraria, che si stavano cambiando un po’ di carte in tavola, ho deciso di fare retromarcia e di stare con i miei concittadini. Abbiamo avuto le rassicurazioni della Regione, un documento di valutazione di impatto ambientale prima negato e poi rettificato a seguito della documentazione prodotta dalla società. “Io ho denunciato la vicenda poco chiara. Mi si accusa di aver preso delle mazzette, ma non è vero ed io sono l’unico a continuare questa battaglia. Il comitato per il no mi attacca, ma ha mai organizzato una manifestazione? Ha mai fatto un’occupazione? A me non risulta. Qui l’unico che si espone sono io”.
Il comitato ovviamente è di diverso avviso: “Il sindaco con il suo assenso ha favorito la realizzazione di una discarica di cui verranno abbancati rifiuti che noi non produciamo. Rifiuti che sono potenziale fonti di inquinamento ambientale e dannosi per la tutela e a salvaguardia della salute pubblica”. A oggi le speranze del paese cosentino sono aggrappate da una parte al Consiglio di Stato che si dovrà pronunciare sul ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, presentato dal Comune per bloccare i lavori, dall’altra alla realizzazione della strada di circa un chilometro, necessaria per accedere all’impianto. La prima questione richiederà ancora tempo almeno un anno e la seconda è più immediata. Il sindaco, infatti, ha annunciato che non concederà mai alla Bieco la concessione per ampliare una strada comunale che d’inverno diventerebbe altrimenti impraticabile per i mezzi.
La società ha comunque già annunciato di ricorrere alle vie legali ma il sindaco è deciso a non cedere. Rimangono poi alcuni dubbi sul progetto autorizzato dalla Regione e dalle varie commissioni. In base a un regolamento europeo nessuna discarica può essere realizzata in presenza di colture con marchi Dop e Igp. E allora come è stato possibile rilasciare una simile licenza per un territorio che vive di quello e riceve addirittura i previsti finanziamenti regionali? La Bieco Srl ha veramente tutte le carte in regola compresa quella che attesta l’assenza nella zona di colture di quel tipo? Dove sta la verità? Il rischio è che ancora una volta la vicenda cada nel silenzio più assoluto.

(Davide Mosca, L’Espresso)

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