PORTO TOLLE. Ad Adria la manifestazione contro la conversione a carbone dell’impianto termoelettrico dell’Enel.

Tornano in piazza i movimenti per i beni comuni dopo il via libera alla conversione a carbone della centrale termoelettrica Enel a Porto Tolle, per una giornata di mobilitazione nazionale contro il carbone.
A Porto Tolle, nel mezzo del parco del Delta del Po, l’Enel vuole convertire una centrale a olio combustibile in una centrale a carbone della potenza di 2000 MW. Le associazioni ambientaliste e i comitati territoriali segnalano che in un solo anno questa centrale a carbone emetterebbe 10 milioni di tonnellate di CO2, 2800 tonnellate di ossidi di azoto (come 3.5 milioni di auto), 3700 tonnellate di ossidi di zolfo (più di tutti i veicoli in Italia), richiedendo lo smaltimento di milioni di tonnellate di gessi e altre sostanze. La centrale si trova all’interno del parco regionale del Delta del Po. Una legge istitutiva del Parco prevede che gli impianti di produzione di energia elettrica al suo interno siano alimentati esclusivamente a gas metano o con fonti di pari o minore impatto ambientale. Per queste ragioni ed una trasformazione della centrale stessa a gas, è stato realizzato, proprio di fronte alla centrale, il più grande terminal gasimetro del mondo (8 miliardi di metri cubi l’anno). Una volta entrato in funzione l’ENEL ha presentato il progetto di conversione a carbone.

UN PASSO INDIETRO
Sulla conversione a carbone della centrale si mobilitano associazioni ambientaliste, amministratori locali e privati cittadini che ricorrono contro la Valutazione di Impatto Ambientale concessa nel 2009 che permetterebbe la conversione. A maggio il Consiglio di Stato accoglie il ricorso con una sentenza che tiene conto delle alternative possibile e praticabili per la alimentazione della centrale stessa. La Corte di Cassazione, un mese prima, aveva accertato le responsabilità degli amministratori e dei dirigenti dell’Enel per le emissioni della centrale, le loro ricadute e i gravi danni di ordine ambientale.
Il Consiglio regionale veneto, grazie all’intervento diretto del governatore Luca Zaia, modifica la legge istitutiva del parco e apre di fatto la strada alla riconversione a carbone  della centrale. Una decisione contestata dai comitati referendari contro il nucleare “verso il Forum per l’energia” e dalla Rete polesana dei comitati a difesa della salute e dell’ambiente che lo scorso 27 luglio si sono dati appuntamento a Venezia per una manifestazione di protesta.

RITORNO AL PASSATO
Nel mirino dei comitati, il carbone. “Mentre il mondo va verso le rinnovabili e l’efficienza energetica, il Veneto guarda al passato”, hanno sottolineato all’unisono gli interventi che si sono susseguiti durante il Convegno “Oltre il carbone: una risposta alla crisi: energia, lavoro, ambiente e salute” che ha visto la partecipazione di oltre 200 persone a Rovigo sabato 8 ottobre.  A tutt’oggi il carbone (più o meno “pulito”)  è la fonte di energia che produce i maggiori livelli di emissioni nocive, tra cui inquinanti molto insidiosi, come le diossine e i metalli pesanti.

GUARDANDO AL FUTURO
La discussione sul futuro della centrale di porto Tolle sottolinea i nessi  tra il rifiuto del carbone e la costruzione di un alternativa energetica a livello locale e globale. Dopo la grande vittoria referendaria del 12-13 giugno contro il nucleare si è aperta la sfida per costruire un’alternativa energetica concreta, che vada nel senso di pensare l’energia come un bene comune. Oltre 26 milioni di italiani, infatti, lo scorso 12-13 giugno hanno rivendicato il diritto a decidere del proprio futuro, un futuro in cui l’acqua non venga messa a mercato e la produzione energetica non sia distruttiva per l’ambiente. Un futuro in cui si possano coniugare benessere, sicurezza energetica e democrazia.  “Fermiamo il carbone – Il delta è un bene comune” è lo slogan che aprirà la manifestazione a Adria il 29 ottobre con concentramento alle ore 14 Viale Maddalena (di fronte la stazione dei treni).

 

terranews.it

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