L’esperto Celeste: bisogna evitare la multa, si toglierebbero soldi necessari a risolvere il problema
13 ottobre 2011 – Daniela De Crescenzo

Una valanga di milioni. Li dovranno sborsare i cittadini campani se all’Europa non arriverà entro il 28 novembre un piano certo per risolvere il problema rifiuti. Per tentare di evitare il disastro era stato fissato per oggi un incontro tra il ministro Bemini, il governatore Caldoro, il sindaco De Magistris e il presidente Cesaro. Ma il voto di fiducia sul governo ha fatto slittare il vertice. Ci sarà, pero, un incontro tecnico dei tre assessori al ramo con il capo del dipartimento per le politiche europee Roberto Adam e il coordinatore della struttura di missione per le procedure di infrazione Vincenzo Celeste, la persona che più da vicino sta seguendo la vicenda Campana. «Bisogna assolutamente evitare di pagare sanzioni pesanti utilizzando i soldi che ci dovrebbero servire per risolvere il problema – spiega – Quello che ci chiedono è una soluzione rapida. Bisogna dare risposte certe, credibili e sostenibili». Se l’obiettivo non sarà centrato andremo incontro a tre diverse sanzioni. Resteranno innanzitutto congelati i 145 milioni previsti dai Por. Per sbloccarli gli stessi programmi operativi prevedono tre condizioni: la fine dei commissariamen – ti, un piano approvato dalla commissione europea e la mancanza di procedure di infrazione. Solo la prima, al momento è stata soddisfatta. L’Europa, infatti, non ha ancora approvato il nostro piano rifiuti e una nuova procedura potrebbe essere avviata se entro il 28 novembre non forniremo una road map giudicata credibile. Poi, se la commissione deciderà di deferirci alla corte, scatteranno le multe. t previsto, infatti, il pagamento di una cifra forfettaria non inferiore agli otto milioni e che va calcolata su base quotidiana a partire dal giorno dell’avvio della procedura fino alla eventuale condanna. Dal momento della sentenza fino alla soluzione del problema, poi, si pagheranno tra i 10.880 e i 652mila euro al giorno. Tanto per farci un’idea di quanto potrebbe costarci la !entezza con la quale si sta affrontando la situazione basti pensare che la Lombardia ha rischiato di pagare una somma forfettaria 22mila euro al giorno più una mora di 195mila euro al giorno per lamancata bonifica di tre discariche. E in Campania restano 6 milioni di ecoballe che ancora non sono state nemmeno caratterizzate: in poche parole non si sa che cosa ci sta dentro. Le cifre vengono stabilite tenendo conto di due parametri: il Pil e la gravità dell’infrazione in una scala che va da l a 10. Quindi rischiamo veramente grosso. Una multa potrebbe distruggere le già traballanti finanze della Regione. Per evitare il baratro bisogna mettere a punto una strategia che al momento non sembra ancora facile da trovare. Altrimenti sarà inutile anche l’incontro chiesto al presidente della commissione europea Jan Potocnic. Tre i punti centrali sui quali non c’è accordo: il via al termovalorizzatore di Napoli est, l’apertura di nuove discariche, e il modo in cui smaltire i sei milioni di tonnellate. Sull’inceneritore si registra il no dell’amministrazione comunale che propone in alternativa un impianto di lavorazione a freddo. Ma la gara per appaltare la realizzazione e la gestione è già aperta ed entro il 18 novembre dovrebbero arrivare le offerte. Se si faranno avanti delle cordate sarà difficile tornare indietro. Se, invece, non ci saranno offerte il dibattito si potrebbe riaprire ma inevitabilmente i tempi si allungherebbero. E veniamo alle discariche. Il presidente della Provincia Luigi Cesaro sta perseguendo la strada degli accordi di programma con i sindaci di sette aree omogenee per aprire cave dove portare la frazione stabilizzata. Al momento è stato chiuso solo un protocollo con i sindaci del Nolano che sarebbero disponibili a riaprire gli invasi di Paenzano 1 e 2. Una goccia nel mare. Non solo: gli Stir producono al momento solo monnezza tritata. Per stabilizzarla bisognerebbe comprare nuovi macchinari. Due le ipotesi per le ecoballe: realizzare un impianto ad hoc o intombarle. Intanto sono già passati 14 dei 60 giorni che l’Europa ci ha concesso per presentare soluzioni credibili.

Il Mattino

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