Ancora in alto mare l’alternativa alla discarica di Malagrotta, che dovrà chiudere il 31 dicembre pena condanna dell’Ue. Il proprietario Cerroni polemizza con Alemanno sui danni ambientali. Il commissario Pecoraro individua altri siti, ma i residenti sono pronti alla rivolta. Polverini si chiama fuori La crisi rifiuti nel Lazio assume i contorni del tutti contro tutti. Solo un fatto era certo, a sentire le autorità competenti, fino a pochi giorni fa: la chiusura di Malagrotta, la discarica che ospita da 30 anni i rifiuti di Roma. Una chiusura prevista entro il 31 dicembre 2011, “non si accettano proroghe” assicurava la governatrice Polverini. L’exit strategy prevedeva l’individuazione di siti alternativi grazie alla figura di un commissario nominato dal governo, il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro.

Pecoraro ha scelto le nuove discariche provvisorie: una a Quadro Altro, nel comune di Riano, l’altra a Corcolle nell’ottavo municipio. Esauriti i siti temporanei, tra 36 mesi, sorgerà un invaso a Pizzo del Prete, nel territorio di Fiumicino, ma arrivano i no delle comunità locali e anche del governo. Sulla chiusura di Malagrotta non mancano incertezze, visti i tempi stretti per allestire i nuovi siti. Ieri Pecoraro, prima di entrare in commissione parlamentare sui rifiuti, a ilfattoquotidiano.it non ha escluso l’ipotesi di una nuova proroga della mega discarica. Una eventualità quella della proroga che viene bocciata dal presidente della Commissione ecomafie Gaetano Pecorella: “Se Malagrotta dovesse essere prorogata, rischiamo la condanna da parte dell’Ue”.

Il prefetto Pecoraro parlando in commissione ha chiarito che la prossima settimana firmerà l’ordinanza per le due discariche alternative a Malagrotta a Riano e a Corcolle-San Vittorino. “Per i proprietari delle aree – ha chiarito – ci sarà o l’indennizzo o l’esproprio”. Resta il nodo delle proteste dei cittadini, gli abitanti di Corcolle ricordano la promessa del sindaco di Roma Gianni Alemanno che non sarebbe sorta nessuna discarica nella loro zona. Il primo cittadino ha espresso dubbi sulla scelta, ma la governatrice Renata Polverini gli ha ricordato: “Siamo intervenuti quando il sindaco ci ha chiesto aiuto, nel momento in cui non era nelle condizioni di indicare un sito nel Comune di Roma”.

Non è l’unico scontro tra sindaco e governatrice, un nuovo duello a distanza si è aperto quando il sindaco ha ipotizzato un inceneritore a Fiumicino, la replica di Polverini non si è fatta attendere: ” Non ha letto il piano regionale”. Intanto sul sito definitivo di Pizzo del Prete arriva la bocciatura del governo per bocca del ministro della cultura Giancarlo Galan che ha espresso dubbi sulla scelta visto che in zona ci sono vincoli paesaggistici e archeologici.

La politica e le istituzioni navigano nel caos, l’unico ad avere le idee chiare è Manlio Cerroni, proprietario di Malagrotta e di un impero economico nel settore dei rifiuti, che cura i suoi interessi. Cerroni ha il suo piano e quando gli chiediamo di Alemanno che ha criticato Malagrotta definendola ‘un inferno’, dopo i dati diffusi dall’Ispra sull’inquinamento dell’area, non si scompone e la butta in versi: ” Un bel tacere non fu mai scritto, Alemanno c’è stato a Malagrotta e si era pure complimentato” (Guarda i. Sulla possibile proroga, Cerroni avverte: “Impossibile, non ci sono volumetrie, alla fine dell’anno cessa l’autorizzazione, fisicamente non c’è più spazio”. Ma Cerroni ha le soluzioni, con due siti già pronti, aspetta solo l’ok della regione. Dopo l’incontro, Cerroni ci invia i dati sulla qualità dell’area, nel mese di settembre, rilevata a Roma: Malagrotta è al top. La versione di Manlio, l’unico ad avere un ‘suo’ piano per il futuro del pattume romano.

Nello Trocchia da Il Fatto Quotidiano

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