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Claudio Meloni

Mese

ottobre 2011

La differenziata? A Palermo va nello stesso camion

PALERMO — Per convincere i palermitani a farla questa benedetta «raccolta differenziata» c’è chi incolla alle portinerie dei condomini copia dell’ordinanza comunale con la minaccia di multe e con l’assicurazione che i diversi contenitori dei rifiuti differenziati, «contrariamente a quanto si dice in giro», non vanno in discarica, ma agli impianti di riciclaggio. E invece sabato notte, nel cuore di una città sempre più sporca, è accaduto esattamente il contrario. Come documenta un’immagine eloquente scattata dopo mezzanotte in via Gioacchino Di Marzo, dove un camion dell’Amia compare dopo tre giorni d’assenza con un autista e due addetti che, davanti ad ogni edificio, agganciano i contenitori condominiali, uno marrone e uno grigio, il primo dei residui organici, il secondo del cosiddetto «indifferenziato», e li rovesciano tutti insieme nel maleodorante gorgo del compattatore.
I due in tuta arancione si accorgono di un passante che s’affretta a scattare le foto col cellulare proprio davanti ad un garage, l’uscita secondaria un tempo utilizzata dalle auto blindate di Giovanni Falcone, giusto il palazzo in cui abitava il giudice ucciso con la moglie Francesca Morvillo e dove vive la suocera, la signora Morvillo, anche lei ogni giorno alle prese con la differenziata. Ma quei bidoni di diverso colore, lasciati sul marciapiede dal portiere dello stabile nei giorni assegnati, vengono presi tutti contemporaneamente dalla stessa squadra dell’Amia. Come è accaduto nella notte nelle strade a via Libertà, Villa Sperlinga, via Notarbartolo, appunto la strada dell’«Albero Falcone».
«Noi eseguiamo ordini, direttive superiori», hanno balbettato gli addetti, mentre dal camion 2176 scendeva l’autista, Benedetto Carrozza, uno dei 2.800 dipendenti di un’azienda al collasso, imbarazzato anche lui per aver mischiato sul suo mezzo i rifiuti che ormai in quasi tutta la città l’azienda impone ai cittadini di separare: «Quando siamo usciti dal deposito di Partanna-Mondello i superiori ci hanno detto di prendere tutto quello che trovavamo e portarlo a Bellolampo».
Un controllo telefonico e nella notte echeggia la voce del capo area Pino Corsali: «Il capo settore ci ha ordinato…». Uno scaricabarile infine motivato dalla presunta «chiusura per la festività dell’impianto di Marsala». Motivazione che non convince il cognato di Falcone, il magistrato Alfredo Morvillo: «È una beffa per chi come mia madre perde ore a separare i rifiuti». Stessa amarezza del direttore della Biblioteca comunale Filippo Guttuso, anche lui casa in zona, la sua «differenziata» miscelata con il resto e spedita nella cloaca di Bellolampo, a dispetto dell’ordinanza affissa in portineria per assicurare che carta, plastica e organico «contrariamente a quanto si dice» va al riciclaggio.

Felice Cavallaro

corriere della sera

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Villa Adriana, Franca Valeri e il principe Barberini contro la discarica

ROMA – Il principe e l’attrice uniti contro il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro e la sua decisione di trasformare il comune di Corcolle (in provincia di Roma) in una nuova Malagrotta con discarica. Peccato che a due passi da Corcolle si trovi l’area archeologica di Villa Adriana, residenza imperiale fatta costruire da Adriano tra il 118 e il 138.

I difensori di Corcolle sono Urbano Barberini (all’anagrafe Sforza Barberini Colonna) e Franca Valeri, “signorina snob” e “Sora Cecioni” degli anni Sessanta.

Il prefetto Pecoraro vorrebbe sopperire alla chiusura della discarica di Malagrotta con una nuova a Corcolle. Ma Barberini e Valeri hanno già preparato un manifesti (“No alla discarica in area archeologica”) e sono pronti a portare il caso in Europa.

“Ci hanno contattato diversi giornalisti europei chiedendoci spiegazioni su come fosse possibile una discarica a due passi da uno dei siti archeologici più famosi del mondo — ha detto al Corriere della Sera Urbano Barberini —. Siamo fiduciosi che riusciremo a risolvere questa cosa senza essere costretti all’ennesima brutta figura europea”.

http://www.blitzquotidiano.it/

Taglio dell’80% sui rifiuti se il servizio non viene svolto

Dal 2013 gli attuali prelievi sui rifiuti (Tarsu e Tia) scompaiono per far posto a un nuovo tributo comunale, che prevede peraltro una quota per i servizi indivisibili (si veda l’articolo in apertura di pagina). Il decreto correttivo approvato dal Governo accelera il percorso attuativo del federalismo municipale anticipando al 2013 l’entrata in vigore dell’Imu (principale e secondaria), sostituendo la compartecipazione del 2% del gettito Iva con l’Irpef ed estendendo l’imposta di soggiorno a tutti i Comuni. Ma la principale novità è costituita dal tributo comunale Res, che contiene due componenti: una sulla gestione dei rifiuti e l’altra sui servizi indivisibili.
Si cerca così di mettere finalmente ordine in una materia che, con il passare degli anni, si è andata sempre più complicando e che ora vede la presenza di tre prelievi relativi alla gestione dei rifiuti: Tarsu (Dlgs 507/93), Tia1 (Dlgs 22/97) e Tia2 (Dlgs 152/2006). Tutti prelievi che dal 2013 vengono soppressi a prescindere dalla natura giuridica patrimoniale (Tia2) o tributaria (Tarsu e Tia1), così come sparirà anche la discussa tariffa per le attività economiche prevista dall’articolo 195 del Dlgs 152/2006.
Dal punto di vista dei presupposti oggettivi e soggettivi, il nuovo tributo ricalca sostanzialmente la disciplina della Tarsu, con qualche novità. Per esempio, in caso di utilizzo temporaneo dei locali, cioè per occupazioni di durata non superiore a sei mesi nell’anno, il tributo è dovuto dal proprietario dell’immobile. Viene così neutralizzato l’orientamento giurisprudenziale restrittivo che impediva ai Comuni di imporre il pagamento del tributo ai proprietari in caso di locazione per breve periodo (Tar Toscana, 1162/2011).
Il completamento della disciplina attuativa è demandato a un regolamento statale da adottare entro il 31 ottobre 2012, che dovrà stabilire i criteri per l’individuazione del costo del servizio e per la determinazione della tariffa. La mancata adozione del provvedimento non potrà comunque impedire l’entrata in vigore del nuovo tributo, in quanto sarà possibile applicare provvisoriamente il metodo normalizzato della Tia1, approvato con Dpr 158/99, che rappresenta allo stato attuale l’unico regolamento statale vigente cui fare riferimento. La copertura dei costi del servizio è prevista gradualmente entro quattro anni a partire da quello di prima applicazione del tributo, in analogia a quanto previsto dal Dlgs 152/2006 per la Tia2.
Particolarmente attenta risulta, poi, la disciplina sulle agevolazioni, che consente al consiglio comunale di ridurre le tariffe in presenza di situazioni rappresentative di ridotta capacità di produzione di rifiuti, o di introdurre riduzioni ed esenzioni per situazioni di particolare disagio economico e sociale. Inoltre, in caso di mancato svolgimento del servizio il tributo sarà dovuto nella misura del 20% (rispetto al 40% previsto dalla disciplina Tarsu). È ovviamente demandata all’apposito regolamento comunale la disciplina applicativa del tributo (classificazione delle categorie, agevolazioni eccetera), mentre cambia l’organo competente ad approvare le tariffe, individuato non più nella giunta ma nel consiglio comunale quale organo rappresentativo della collettività.
Infine, per i Comuni che hanno realizzato sistemi di pesatura puntuale dei rifiuti sarà possibile introdurre una tariffa corrispettiva, in alternativa alla componente tributaria. A parte la scarna disciplina e il rinvio al regolamento ministeriale per la determinazione del costo del servizio, resta in questo caso da capire la compatibilità di tale prelievo con l’unicità del tributo Res e con la componente tributaria sui servizi comunali indivisibili.

http://www.ilsole24ore.com/

Malagrotta, proroga fino a primavera

L’ annuncio di Alemanno: no emergenza Audizione Il sindaco di Riano ha annunciato un esposto alla Procura contro la discarica a Quadro Alto.

 

La discarica di Malagrotta non chiude almeno per quest’ anno. Bisognerà aspettare il 2012. «È difficile pensare che possa chiudere entro l’ anno – ha annunciato il sindaco Gianni Alemanno – perché i siti alternativi sono in preparazione, il mese più probabile sembra essere marzo, da questo punto aspettiamo le decisioni del prefetto, Malagrotta è una vergogna che dura da quarant’ anni». E a chi gli ha chiesto se questa proroga non fosse rischiosa ha aggiunto: «Non c’ è comunque un rischio Napoli per Roma, in ogni caso sono convinto che le scadenze date dal prefetto saranno rispettate. Ormai i siti sono stati scelti, andiamo avanti su questa strada». La chiusura della discarica più grande d’ Europa continua ad essere un problema per la giunta, «se la prospettiva della chiusura dovesse scontrarsi con i veti dei territori rischiamo di non poterla chiudere o di doverne aprire una uguale. Entro il 2012 abbiamo l’ impegno con l’ Europa per far scomparire il conferimento del rifiuto in discarica. Per fortuna non è una scadenza che ci siamo dati noi, ma ci è stata imposta». Ma questa proroga non viene accolta con leggerezza: «In merito alla dichiarazioni del sindaco Alemanno, che prospetta una chiusura rimandata a marzo 2012, va ricordato che l’ avvocato Cerroni, proprietario della discarica più grande d’ Europa, ha più volte affermato che le volumetrie autorizzate di Malagrotta andranno in esaurimento il 31 dicembre 2011», in questo modo hanno commentato Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo, consiglieri regionali della Lista Bonino-Pannella Federalisti Europei. E sempre ieri c’ è stata l’ audizione del sindaco di Riano, uno dei siti coinvolti nel piano regionale rifiuti, in commissione Ambiente al consiglio regionale. Il primo cittadino ha preannunciato esposti alla Procura della Repubblica contro la discarica di Quadro Alto.

Spadaccino Maria Rosaria

corriere.it

Alemanno: Malagrotta, la chiusura slitta a marzo

«LA CHIUSURA di Malagrotta al 31 dicembre non è pensabile. Non sono ancora pronti i siti alternativi, perciò si andrà a finire a marzo 2012», dice il sindaco Gianni Alemanno, provocando la reazione stizzita della governatrice Renata Polverini: «Chi decide è il prefetto», e le proteste dei residenti di Malagrotta: «Vogliamo una data certa», dichiara per tutti il presidente del comitato Sergio Apolloni. «Entro il 2012 il nostro impegno è far scomparire dalla capitale il conferimento dei rifiuti tal quale», ha promesso il sindaco. Intanto, per scongiurare l’ apertura della discarica a Corcolle-San Vittorino, uno dei due siti scelti in alternativaa Malagrotta, l’ attrice Franca Valeri decide di lanciare un appello direttamente al capo dello Stato, e per renderlo il più visibile possibile compra un’ intera pagina nella cronaca di Roma di Repubblica. Oltre che a Napolitano, l’ appello è indirizzato ai ministri Brambilla, Prestigiacomo, Galan e Romano. «Non si possono seppellire 2000 anni di storia sotto tonnellate di immondizia», scrive l’ attrice, «in veste di madrina di Ponte Lupo e di cittadina indignata per lo scempio che si ha in animo di compiere ai danni di una porzione del nostro territorio carica di storia, bellezze naturali e cultura». «L’ area in questione è la zona dei grandi acquedotti romani, tutelata da numerosi vincoli archeologici, paesaggistici e idrogeologici. Una delibera della giunta regionale del 2008 l’ ha individuata come area da inserire in un progetto di valorizzazione ambientale, culturale e turistica del territorio», ricorda Franca Valeri. Il suo appello vede lei prima firmataria e unica celebrità, ma è sottoscritto da Italia nostra, Legambiente e Comitato rifiuti zero. Sul fronte di Riano, il sindaco Marinella Ricceri, ascoltata ieri in commissione regionale Ambiente, preannuncia esposti in procura. «L’ attività estrattiva ancora in corso – ha raccontato mostrando le foto- ha portato alla luce una falda acquifera, utilizzata da tre quartieri per l’ approvvigionamento di acqua potabile». «Il rischio di inquinamento è altissimo – denuncia Daniela Valentini, consigliere regionale Pd – con la diretta conseguenza sulle acque del fiume Tevere». Per evitare il replay del piano casa, impugnato dal ministro Galan, la presidente della Regione Renata Polverini ha chiesto e ottenuto dal governo un tavolo che valuti il piano rifiuti ed eviti il rischio ricorsi. «Lo pretendo», ha scandito, intascando la disponibilità del ministro agli Affari regionali Raffaele Fitto. © RIPRODUZIONE RISERVATA – CECILIA GENTILE

 

repubblica.it

In Europa 400 impianti nel perimetro cittadino

In Europa esistono più di 400 impianti di termovalorizzazione, alcuni dei quali all’interno del perimetro cittadino e tutti destinati a produrre energia sfruttando la quota di rifiuti non differenziabili o non collocabili nel mercato. L’impianto, durante il suo funzionamento, sarà controllato da Provincia, Arpav, Regione, Ulss e dall’Agsm che vigilerà sull’operato del gestore individuato con la gara.
La legge, sia europea che italiana, prevede che la filiera integrata di smaltimento dei rifiuti con un ciclo ed alcune priorità: riduzione dei rifiuti a monte della raccolta, recupero all’utilizzo dei rifiuti dopo il primo impiego, riciclo dei materiali ottenuti con la raccolta differenziata e, da ultimo, la produzione di energia con l’impiego dei rifiuti non differenziati. Vietate le discariche, se non con quantità residuali. La raccolta differenziata va mantenuta e deve e può esistere insieme alla termovalorizzazione in un sistema che integri le due forme di gestione. Prima si raccoglie in maniera differenziata quanto è riciclabile ed utilizzabile dal mercato, poi si produce energia con il residuo non differenziato. In tutta Europa si lavora così. Una programmazione responsabile con scelte certe non può basarsi sull’ipotesi di ridurre a zero la produzione dei rifiuti. La realizzazione dell’impianto risponde ad una precisa valutazione e programmazione della Regione Veneto. Le linee a griglia potranno bruciare fino 186.000 tonnellate per anno. A queste quantità si arriverà pure contando su una raccolta differenziata ai livelli previsti con la normativa senza dover mai ricorrere a rifiuti esterni all’ambito veneto.
Alla riattivazione di Ca’ del Bue molti chiedono il ricorso alla cosiddetta tecnologia meccanica a freddo che, però, implica anche il ricorso alla discarica per smaltire i rifiuti residuali. Lo stesso impianto di Vedelago tratta rifiuti diversi rispetto al residuo secco: Vedelago tratta gli scarti della raccolta differenziata e solo in misura del 15% riesce a miscelare con la frazione secca indifferenziata. E rimarrebbe il ricorso alle discariche che è vietato dalla Comunità Europea. La Commissione di esperti nominata dalla Regione ha valutato tecnologie esistenti all’estero, ma non ha riscontrato impianti che fossero in grado di risolvere con certezza e senza rischio di fare ulteriori scelte sbagliate il problema dei rifiuti.

http://www.larena.it/

Salute, Ca’ del Bue sempre sotto esame

IL TERMOVALORIZZATORE CONTESTATO. Sarà adottata la logica del principio di precauzione, l’Asl effettuerà indagini sugli effetti delle emissioni. Su incarico del Comune, gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità hanno studiato un piano di controllo. Che partirà subito.

Verona. L’inceneritore di Ca’ del Bue è dannoso o no per la salute? Lo diranno gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità a cui il Comune ha affidato il controllo, anche preliminare, degli aspetti sanitari con un Piano di controllo e monitoraggio da attuarsi immediatamente. Ci sono già stati incontri tra i rappresentanti dell’Istituto Superiore di Sanità e rappresentanti dell’Ulss 20 e 21 e dell’Arpav per mettere a punto le modalità delle analisi preventive e del successivo monitoraggio su alcuni importanti indicatori dal punto di vista ambientale-sanitario intorno a Ca’ del Bue, pre e post opera, vale a dire prima e dopo l’accesione dei forni.
Si tratta di un lavoro complesso, spiega il dottor Giovanni Marsili, direttore del reparto Igiene dell’aria dell’Iss: «L’Istituto fornirà una sorta di decalogo sulle analisi e sulle verifiche da effettuare, cosa che sarà compito dei tecnici dell’Arpav. Viene adottata la logica del principio di precauzione, cioè di costruire un sistema di misura per verificare le previsioni relative all’impianto. Il target riguarda gli effetti sanitari delle emissioni di Ca’ del Bue. Il Progetto viene realizzato e coordinato da noi che ci faremo anche carico delle analisi e del reporting finale».
Gli indicatori selezionati riguardano l’inquinamento atmosferico e l’esposizione umana. «Saranno presi in esame i macroinquinanti», precisa il dottor Marsili, «cioè i composti gassosi e le particelle (come le Pm10), gli ossidi di zolfo, l’ossido di carbonio e così via, le deposizioni al suolo e i microinquinanti come le diossine, i policlorobifenili (pcb), i metalli, gli idrocarburi policiclici aromatici, e altro, i quali hanno particolari caratteristiche chimico-fisiche che possono rivelarsi pericolose perchè persistono nel tempo. In questo caso, ad esempio, se si rileva che si formano degli accumuli, sarà possibile intervenire tempestivamente. Il progetto è strutturato per approfondire le analisi in caso di rilevazione di situazioni di rischio».
Per effettuare tutte le verifiche il Progetto dell’Istituto superiore di Sanità prevede la costruzione di appositi siti, che comprendano allevamenti e coltivazioni, per effetturare misurazioni nella matrice, cioè nell’ambiente, in modo da avere una spia di eventuali inquinanti come, ad esempio, le diossine. Tutto questo prima dell’avvio dell’impianto, in modo da poter comparare lo stato dell’ambiente prima e dopo l’accensione dei forni. Inoltre verrà effettuata da parte dell’Asl un’indagine sulle persone potenzialmente esposte alle emissioni dell’inceneritore e, infine, ci sarà un controllo indiretto sugli eventuali effetti delle emissioni, come, ad esempio, il consumo di farmaci relativi a patologie respiratorie. Un’indagine, dunque, di tipo epidemiologico
«Sono indagini che facciamo normalmente», conclude il dottor Marsili, «per verificare eventuali situazioni di inquinamento ambientale intorno agli inceneritori, o sulle autostrade o per strutture potenzialmente inquinanti. Per Ca’ del Bue sono previste tre fasi d’indagine, da cinquemila a 15.000 metri di raggio intorno all’inceneritore».

Elena Cardinali

http://www.larena.it/

Sistri, partenza nel 2012 a rischio Test inutili sul sistema di monitoraggio della gestione rifiuti

Dopo aver inutilmente atteso due anni, cinque rinvii e tre Decreti ancora non vede la luce il sistema di tracciabilità previsto dalla Legge Finanziaria del 2008. Stiamo parlando del Sistri, voluto dal Ministero dell’ambiente e dal ministro Stefania Prestigiacomo. Sistri, nonostante le mirabolanti promesse, ha ormai gettato la maschera per mostrarsi quello che in realtà sta diventando: un inutile appesantimento burocratico, a carico delle imprese, che poco o nulla migliora in materia di dematerializzazione e sburocratizzazione».

Lo dice Bonfiglio Mariotti, presidente Assosoftware. In effetti il Sistri, interessante e giusto come concetto, è un esempio «da manuale» di come non si debba gestire un progetto informatico, anche di portata inferiore a questo che, ricordiamo, coinvolge 350 mila aziende in tutti i settori economici.
Da più di un anno le software house aderenti al sistema Assosoftware, che raggruppano quasi tutta l’esperienza italiana ultraventennale nella progettazione e realizzazione di sistemi informativi integrati per la gestione dei rifiuti – certamente molto più sofi sticati del Sistri – stanno offrendo al ministero collaborazione gratuita che si è concretizzata in know how, progetti, casi d’uso reali, messa a disposizione di supporto e di aziende clienti per i test sull’interoperabilità, soluzioni sia tecniche che normative.
Nonostante i riconoscimenti della validità delle nostre proposte, sono davvero pochi i riscontri tangibili nella semplificazione e nel miglioramento complessivo del sistema, se non l’accoglimento di qualche correzione e/o modifica di parti evidentemente non funzionali. Basti pensare che nel Sistri – a tutt’oggi – non è ancora normata l’interoperabilità, e che la fi rma digitale, ampiamente regolamentata da DigitPa, è stata realizzata in modo tecnologicamente arretrato e concettualmente sbagliato.
Le oltre 8 mila aziende clienti che si affidano da sempre a noi per la gestione integrata del ciclo dei rifi uti, ci trasmettono quotidianamente gravissime preoccupazioni. Con i nostri clienti ci confrontiamo continuamente, e con le loro reali esigenze abbiamo realizzato un progetto di semplificazione del Sistri sostenibile per tutti gli attori della filiera. Il ministero, tuttavia, non recepisce i progetti di semplificazione.
Anzi peggio, apparentemente ascolta tutti e inserisce ormai da un anno nel Sistri nello stesso tempo modificazioni e complicazioni, raccolte qua e là, con l’unico risultato di ottenere un sistema che invece di semplificarsi diventa di giorno in giorno sempre più farraginoso e ingestibile. Il 9 febbraio 2012 si avvicina velocemente, i test programmati che dovrebbero portare alle fasi di revisione sono inutili perché è già chiarissimo dove il sistema ha problemi e come andrebbe semplifi cato. La stessa Concessionaria chiede continui rinvii, incapace di assecondare il ministero nel far partire il Sistri.
Non si perda altro tempo e si utilizzi quello a disposizione per la completa revisione del sistema senza intestardirsi su un gracile progetto sbagliato la cui messa in funzione rischia seriamente di mandare in tilt l’intera fi liera dei rifi uti. Se esiste veramente la volontà di realizzare un sistema efficace di tracciabilità rifiuti nazionale e di dematerializzazione che vada verso la modernizzazione del Paese, le software house di Assosoftware possono offrire un contributo decisivo.

Fonte: Italia Oggi

Rifiuti, si complica il rebus Malagrotta Alemanno: chiusura a marzo

Il proprietario Cerroni esclude proroghe. Polverini: decide il prefetto. Riano e Corcolle in lotta: pronte azioni legali

 

ROMA – Si complica il rebus Malagrotta, la discarica alle porte di Roma che dovrebbe chiudere il battenti il 31 dicembre. Oggi il sindaco Alemanno ha parlato di marzo come mese più probabile per la cessazione dell’attività, mentre la presidente Polverini, fino a poco tempo fa inflessibile sul 31 dicembre, ha detto che la parola finale spetta al prefetto Pecoraro. Il quale poco tempo fa «ha detto che probabilmente si poteva andare di qualche settimana oltre la scadenza del 31 dicembrei». Le recenti dichiarazioni del proprietario di Malagrotta, Manlio Cerroni, contraddicono sindaco e governatrice: «Non è vero che Malagrotta può avere ancora proroghe» a causa delle volumetrie disponibili.

«La chiusura non è pensabile entro la fine dell’ anno – afferma Alemanno – perchè i siti alternativi sono in preparazione e quindi penso che il mese più probabile sia marzo, ma aspettiamo le decisioni del prefetto». Poi, rincara: «Se la prospettiva di chiudere Malagrotta a marzo, per portare Roma fuori da una vergogna che dura da 40 anni, si scontra con i veti dei territori rischiamo di non poter chiudere la discarica più grande d’Europa o, peggio, di doverne aprire una uguale».

 

Lo «spettro di una nuova Malagrotta», per ora, è avvertito con forza dagli abitanti di Quadro Alto e Corcolle (i siti individuati come discariche provvisorie) ma il decreto del commissario Giuseppe Pecoraro parla chiaro. E non esclude, «l’individuazione di altri siti, tra quelli ritenuti idonei, che dovesse rendersi necessaria sulla scorta di ogni ulteriore esigenza sopravvenuta».

 

«Ora tutto dipende dalla magnanimità del proprietario di Malagrotta a cui si dovrà chiedere con tante scuse e con il cappello in mano se ci fa il favore di trovare uno spazio residuo per scaricare i rifiuti nei primi tre mesi del 2012 – è la previsione del consigliere del Pd Enzo Foschi – Per convincerlo si potrebbe giocare, magari, l’unica carta di scambio in mano a Regione e Comune, e cioè non procedere all’esproprio delle cave di Quadro Alto».

 

Riano e l’VIII municipio (dove sono state localizzate le due nuove discariche provvisorie) sono in allerta. Stamane in commissione regionale Ambiente il sindaco di Riano Marinella Ricceri ha annunciato esposti in Procura e nei prossimi giorni sono attese azioni dimostrative nella Capitale.

 

Intanto Polverini chiede e ottiene dal Governo l’apertura di un tavolo che valuti il piano rifiuti e scongiure il rischio ricorsi. «Un’azione preventiva – spiega il ministro per gli Affari Regionali Raffaele Fitto – verso cui non ho avuto nessuna difficoltà a dare la mia piena disponibilità e quella del Governo». «Credo sia necessario un percorso condiviso – commenta la governatrice -. Lo pretendo, perchè non voglio incorrere di nuovo in un problema di difficile gestione. Anche su questo nelle prossime ore si aprirà un tavolo di confronto così ognuno si assumerà le proprie responsabilità».

 

Giovedì 27 Ottobre 2011

http://www.ilmessaggero.it/

 

 

 

 

 

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