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Claudio Meloni

Mese

ottobre 2011

Rifiuti, Comitato Malagrotta: “Rigonfiamenti e crateri nel terreno”

La denuncia dell’associazione: “Suolo intriso di biogas e percolato”. La Commissione Sicurezza: “Fare un piano di evacuazione della discarica”

di PAOLO BOCCACCI

“Un rigonfiamento abnorme del terreno di discarica”, un muretto “rapidamente ricostruito” dopo aver “dato segni vistosi di collasso”, “fenditure e crateri di diversi dimensioni che si sono aperti”. Queste le nuove segnalazioni inviate dal comitato Malagrotta al Noe. La denuncia, corredata di documentazione fotografica, è stata indirizzata ai carabinieri del Nucleo operativo ecologico, da Sergio Apollonio.

L’associazione segnala “un fenomeno sicuramente anomalo intervenuto in questi ultimi giorni sul versante della discarica che scende verso via degli Oleodotti, dov’è situato l’impianto-deposito  Lampogas (impianto a rischio di incidente rilevante), a sua volta contiguo al gassificatore. In seguito ad un rigonfiamento abnorme del terreno di discarica, il muro di recinzione fra la Lampogas e la discarica stessa aveva dato segni vistosi di collasso. E’ stato quindi rapidamente ricostruito ad opera del personale della Giovi srl”.

“Ma come si può vedere dalle foto che sono state scattate qualche giorno fa, delle fenditure e dei crateri di diverse dimensioni si sono aperti nel terreno e dei rigonfiamenti si sono formati – prosegue la lettera – Il terreno è evidentemente intriso di biogas e di percolato e questi movimenti e trasformazioni anomale fanno parte delle ‘dinamiche’ della megadiscarica, che negli anni e nei decenni hanno provocato frane più o meno rovinose. Nel frattempo il gassificatore di Malagrotta è attualmente fermo, per motivi ‘anche di sicurezza

in vista, ci è stato detto,  dei lavori di costruzione della seconda e della terza linea dell’impianto”.

Subito interviene il presidente della Commissione sicurezza di Roma Capitale Fabrizio Santori: “Chiediamo agli organismi preposti di fare subito chiarezza sul cedimento e sulla conseguente ricostruzione di un muro di cinta situato tra il terreno della discarica di Malagrotta e il vicino impianto di Lampogas. E’ necessario verificare cosa sta succedendo, ma anche attivarsi subito per la redazione dei Piani di evacuazione previsti per i siti a rischio, così come dettato dalle norme Ue”. “Malagrotta è infatti una zona ad alto rischio ambientale, sulla quale insistono, oltre alla discarica, al gassificatore e al contiguo impianto di gas, anche l’inceneritore dei rifiuti ospedalieri e la raffineria di Roma – conclude – troppo per attendere ancora mettendo a repentaglio la sicurezza degli abitanti del quartiere e degli stessi lavoratori dei vari siti”.

Attaccano i Verdi con il presidente degli ambientalisti del Lazio Nando Bonessio: “Il centrodestra capitolino cade sempre dalle nuvole. Questa volta è il turno dell’area industriale di Malagrotta. Appare incredibile infatti che il presidente della Commissione sicurezza Santori, solo ora si accorga del fatto che a Malagrotta manca il Piano d’evacuazione esterna per i siti a rischio industriale rilevante che andrebbe redatto in dagli Enti Locali, Comune compreso – spiega – Il fenomeno rilevato dai cittadini potrebbe derivare da un accumulo di biogas prodotto dalla fermentazione dei rifiuti della discarica nel sottosuolo, cosa che potrebbe provocare effetti gravi anche per la vicinanza del deposito di Gpl”.

31 ottobre 2011

http://roma.repubblica.it/

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La differenziata? A Palermo va nello stesso camion

PALERMO — Per convincere i palermitani a farla questa benedetta «raccolta differenziata» c’è chi incolla alle portinerie dei condomini copia dell’ordinanza comunale con la minaccia di multe e con l’assicurazione che i diversi contenitori dei rifiuti differenziati, «contrariamente a quanto si dice in giro», non vanno in discarica, ma agli impianti di riciclaggio. E invece sabato notte, nel cuore di una città sempre più sporca, è accaduto esattamente il contrario. Come documenta un’immagine eloquente scattata dopo mezzanotte in via Gioacchino Di Marzo, dove un camion dell’Amia compare dopo tre giorni d’assenza con un autista e due addetti che, davanti ad ogni edificio, agganciano i contenitori condominiali, uno marrone e uno grigio, il primo dei residui organici, il secondo del cosiddetto «indifferenziato», e li rovesciano tutti insieme nel maleodorante gorgo del compattatore.
I due in tuta arancione si accorgono di un passante che s’affretta a scattare le foto col cellulare proprio davanti ad un garage, l’uscita secondaria un tempo utilizzata dalle auto blindate di Giovanni Falcone, giusto il palazzo in cui abitava il giudice ucciso con la moglie Francesca Morvillo e dove vive la suocera, la signora Morvillo, anche lei ogni giorno alle prese con la differenziata. Ma quei bidoni di diverso colore, lasciati sul marciapiede dal portiere dello stabile nei giorni assegnati, vengono presi tutti contemporaneamente dalla stessa squadra dell’Amia. Come è accaduto nella notte nelle strade a via Libertà, Villa Sperlinga, via Notarbartolo, appunto la strada dell’«Albero Falcone».
«Noi eseguiamo ordini, direttive superiori», hanno balbettato gli addetti, mentre dal camion 2176 scendeva l’autista, Benedetto Carrozza, uno dei 2.800 dipendenti di un’azienda al collasso, imbarazzato anche lui per aver mischiato sul suo mezzo i rifiuti che ormai in quasi tutta la città l’azienda impone ai cittadini di separare: «Quando siamo usciti dal deposito di Partanna-Mondello i superiori ci hanno detto di prendere tutto quello che trovavamo e portarlo a Bellolampo».
Un controllo telefonico e nella notte echeggia la voce del capo area Pino Corsali: «Il capo settore ci ha ordinato…». Uno scaricabarile infine motivato dalla presunta «chiusura per la festività dell’impianto di Marsala». Motivazione che non convince il cognato di Falcone, il magistrato Alfredo Morvillo: «È una beffa per chi come mia madre perde ore a separare i rifiuti». Stessa amarezza del direttore della Biblioteca comunale Filippo Guttuso, anche lui casa in zona, la sua «differenziata» miscelata con il resto e spedita nella cloaca di Bellolampo, a dispetto dell’ordinanza affissa in portineria per assicurare che carta, plastica e organico «contrariamente a quanto si dice» va al riciclaggio.

Felice Cavallaro

corriere della sera

Villa Adriana, Franca Valeri e il principe Barberini contro la discarica

ROMA – Il principe e l’attrice uniti contro il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro e la sua decisione di trasformare il comune di Corcolle (in provincia di Roma) in una nuova Malagrotta con discarica. Peccato che a due passi da Corcolle si trovi l’area archeologica di Villa Adriana, residenza imperiale fatta costruire da Adriano tra il 118 e il 138.

I difensori di Corcolle sono Urbano Barberini (all’anagrafe Sforza Barberini Colonna) e Franca Valeri, “signorina snob” e “Sora Cecioni” degli anni Sessanta.

Il prefetto Pecoraro vorrebbe sopperire alla chiusura della discarica di Malagrotta con una nuova a Corcolle. Ma Barberini e Valeri hanno già preparato un manifesti (“No alla discarica in area archeologica”) e sono pronti a portare il caso in Europa.

“Ci hanno contattato diversi giornalisti europei chiedendoci spiegazioni su come fosse possibile una discarica a due passi da uno dei siti archeologici più famosi del mondo — ha detto al Corriere della Sera Urbano Barberini —. Siamo fiduciosi che riusciremo a risolvere questa cosa senza essere costretti all’ennesima brutta figura europea”.

http://www.blitzquotidiano.it/

Taglio dell’80% sui rifiuti se il servizio non viene svolto

Dal 2013 gli attuali prelievi sui rifiuti (Tarsu e Tia) scompaiono per far posto a un nuovo tributo comunale, che prevede peraltro una quota per i servizi indivisibili (si veda l’articolo in apertura di pagina). Il decreto correttivo approvato dal Governo accelera il percorso attuativo del federalismo municipale anticipando al 2013 l’entrata in vigore dell’Imu (principale e secondaria), sostituendo la compartecipazione del 2% del gettito Iva con l’Irpef ed estendendo l’imposta di soggiorno a tutti i Comuni. Ma la principale novità è costituita dal tributo comunale Res, che contiene due componenti: una sulla gestione dei rifiuti e l’altra sui servizi indivisibili.
Si cerca così di mettere finalmente ordine in una materia che, con il passare degli anni, si è andata sempre più complicando e che ora vede la presenza di tre prelievi relativi alla gestione dei rifiuti: Tarsu (Dlgs 507/93), Tia1 (Dlgs 22/97) e Tia2 (Dlgs 152/2006). Tutti prelievi che dal 2013 vengono soppressi a prescindere dalla natura giuridica patrimoniale (Tia2) o tributaria (Tarsu e Tia1), così come sparirà anche la discussa tariffa per le attività economiche prevista dall’articolo 195 del Dlgs 152/2006.
Dal punto di vista dei presupposti oggettivi e soggettivi, il nuovo tributo ricalca sostanzialmente la disciplina della Tarsu, con qualche novità. Per esempio, in caso di utilizzo temporaneo dei locali, cioè per occupazioni di durata non superiore a sei mesi nell’anno, il tributo è dovuto dal proprietario dell’immobile. Viene così neutralizzato l’orientamento giurisprudenziale restrittivo che impediva ai Comuni di imporre il pagamento del tributo ai proprietari in caso di locazione per breve periodo (Tar Toscana, 1162/2011).
Il completamento della disciplina attuativa è demandato a un regolamento statale da adottare entro il 31 ottobre 2012, che dovrà stabilire i criteri per l’individuazione del costo del servizio e per la determinazione della tariffa. La mancata adozione del provvedimento non potrà comunque impedire l’entrata in vigore del nuovo tributo, in quanto sarà possibile applicare provvisoriamente il metodo normalizzato della Tia1, approvato con Dpr 158/99, che rappresenta allo stato attuale l’unico regolamento statale vigente cui fare riferimento. La copertura dei costi del servizio è prevista gradualmente entro quattro anni a partire da quello di prima applicazione del tributo, in analogia a quanto previsto dal Dlgs 152/2006 per la Tia2.
Particolarmente attenta risulta, poi, la disciplina sulle agevolazioni, che consente al consiglio comunale di ridurre le tariffe in presenza di situazioni rappresentative di ridotta capacità di produzione di rifiuti, o di introdurre riduzioni ed esenzioni per situazioni di particolare disagio economico e sociale. Inoltre, in caso di mancato svolgimento del servizio il tributo sarà dovuto nella misura del 20% (rispetto al 40% previsto dalla disciplina Tarsu). È ovviamente demandata all’apposito regolamento comunale la disciplina applicativa del tributo (classificazione delle categorie, agevolazioni eccetera), mentre cambia l’organo competente ad approvare le tariffe, individuato non più nella giunta ma nel consiglio comunale quale organo rappresentativo della collettività.
Infine, per i Comuni che hanno realizzato sistemi di pesatura puntuale dei rifiuti sarà possibile introdurre una tariffa corrispettiva, in alternativa alla componente tributaria. A parte la scarna disciplina e il rinvio al regolamento ministeriale per la determinazione del costo del servizio, resta in questo caso da capire la compatibilità di tale prelievo con l’unicità del tributo Res e con la componente tributaria sui servizi comunali indivisibili.

http://www.ilsole24ore.com/

Napoli: Rifiuti in Olanda, c’è l’ok della Regione

NAPOLI – Si continua a lavorare  a ritmo serrato per liberare Napoli dai rifiuti. Un nuovo tassello, in tal senso, è stato finalmente sistemato: la documentazione relativa al trasporto dei rifiuti all’estero ha avuto il parere positivo della Regione, risultando completa. Il passaggio successivo, ora, è l’invio in Olanda dell’incartamento per il via libera definitivo.

La conferma, arriva dal vicesindaco di Napoli Tommaso Sodano, che tramite una nota diffonde la notizia. Ma non solo. Il vicesindaco comunica anche che giovedì, il Cda di Asia ha votato per lo scioglimento definitivo della Neam Spa (Napoli energia ambiente), azienda costituita in passato dalla stessa Asia allo scopo di progettare, costruire e gestire l’inceneritore di Napoli Est. A sentire Sodano, tale passaggio conferma la contrarietà dell’amministrazione verso l’ipotesi dell’inceneritore sito in quella zona, area che merita invece grandi progetti di rilancio e valorizzazione, avendo già pagato un alto prezzo in termini ambientali.

“La strada scelta da questa amministrazione in merito al ciclo dei rifiuti – scriva ancora Sodano –  è chiara: riduzione dei rifiuti, trasporto transfrontaliero temporaneo, estensione della raccolta differenziata porta a porta, realizzazione di impianti di compostaggio”.  R.Marino        julienews.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Malagrotta, proroga fino a primavera

L’ annuncio di Alemanno: no emergenza Audizione Il sindaco di Riano ha annunciato un esposto alla Procura contro la discarica a Quadro Alto.

 

La discarica di Malagrotta non chiude almeno per quest’ anno. Bisognerà aspettare il 2012. «È difficile pensare che possa chiudere entro l’ anno – ha annunciato il sindaco Gianni Alemanno – perché i siti alternativi sono in preparazione, il mese più probabile sembra essere marzo, da questo punto aspettiamo le decisioni del prefetto, Malagrotta è una vergogna che dura da quarant’ anni». E a chi gli ha chiesto se questa proroga non fosse rischiosa ha aggiunto: «Non c’ è comunque un rischio Napoli per Roma, in ogni caso sono convinto che le scadenze date dal prefetto saranno rispettate. Ormai i siti sono stati scelti, andiamo avanti su questa strada». La chiusura della discarica più grande d’ Europa continua ad essere un problema per la giunta, «se la prospettiva della chiusura dovesse scontrarsi con i veti dei territori rischiamo di non poterla chiudere o di doverne aprire una uguale. Entro il 2012 abbiamo l’ impegno con l’ Europa per far scomparire il conferimento del rifiuto in discarica. Per fortuna non è una scadenza che ci siamo dati noi, ma ci è stata imposta». Ma questa proroga non viene accolta con leggerezza: «In merito alla dichiarazioni del sindaco Alemanno, che prospetta una chiusura rimandata a marzo 2012, va ricordato che l’ avvocato Cerroni, proprietario della discarica più grande d’ Europa, ha più volte affermato che le volumetrie autorizzate di Malagrotta andranno in esaurimento il 31 dicembre 2011», in questo modo hanno commentato Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo, consiglieri regionali della Lista Bonino-Pannella Federalisti Europei. E sempre ieri c’ è stata l’ audizione del sindaco di Riano, uno dei siti coinvolti nel piano regionale rifiuti, in commissione Ambiente al consiglio regionale. Il primo cittadino ha preannunciato esposti alla Procura della Repubblica contro la discarica di Quadro Alto.

Spadaccino Maria Rosaria

corriere.it

Alemanno: Malagrotta, la chiusura slitta a marzo

«LA CHIUSURA di Malagrotta al 31 dicembre non è pensabile. Non sono ancora pronti i siti alternativi, perciò si andrà a finire a marzo 2012», dice il sindaco Gianni Alemanno, provocando la reazione stizzita della governatrice Renata Polverini: «Chi decide è il prefetto», e le proteste dei residenti di Malagrotta: «Vogliamo una data certa», dichiara per tutti il presidente del comitato Sergio Apolloni. «Entro il 2012 il nostro impegno è far scomparire dalla capitale il conferimento dei rifiuti tal quale», ha promesso il sindaco. Intanto, per scongiurare l’ apertura della discarica a Corcolle-San Vittorino, uno dei due siti scelti in alternativaa Malagrotta, l’ attrice Franca Valeri decide di lanciare un appello direttamente al capo dello Stato, e per renderlo il più visibile possibile compra un’ intera pagina nella cronaca di Roma di Repubblica. Oltre che a Napolitano, l’ appello è indirizzato ai ministri Brambilla, Prestigiacomo, Galan e Romano. «Non si possono seppellire 2000 anni di storia sotto tonnellate di immondizia», scrive l’ attrice, «in veste di madrina di Ponte Lupo e di cittadina indignata per lo scempio che si ha in animo di compiere ai danni di una porzione del nostro territorio carica di storia, bellezze naturali e cultura». «L’ area in questione è la zona dei grandi acquedotti romani, tutelata da numerosi vincoli archeologici, paesaggistici e idrogeologici. Una delibera della giunta regionale del 2008 l’ ha individuata come area da inserire in un progetto di valorizzazione ambientale, culturale e turistica del territorio», ricorda Franca Valeri. Il suo appello vede lei prima firmataria e unica celebrità, ma è sottoscritto da Italia nostra, Legambiente e Comitato rifiuti zero. Sul fronte di Riano, il sindaco Marinella Ricceri, ascoltata ieri in commissione regionale Ambiente, preannuncia esposti in procura. «L’ attività estrattiva ancora in corso – ha raccontato mostrando le foto- ha portato alla luce una falda acquifera, utilizzata da tre quartieri per l’ approvvigionamento di acqua potabile». «Il rischio di inquinamento è altissimo – denuncia Daniela Valentini, consigliere regionale Pd – con la diretta conseguenza sulle acque del fiume Tevere». Per evitare il replay del piano casa, impugnato dal ministro Galan, la presidente della Regione Renata Polverini ha chiesto e ottenuto dal governo un tavolo che valuti il piano rifiuti ed eviti il rischio ricorsi. «Lo pretendo», ha scandito, intascando la disponibilità del ministro agli Affari regionali Raffaele Fitto. © RIPRODUZIONE RISERVATA – CECILIA GENTILE

 

repubblica.it

La Puglia non vuole più l’ immondizia di Napoli «Non si sa cosa arriva»

La giunta Vendola: violati gli accordi «Controllo sociale» L’ appello dell’ assessore regionale Nicastro ai cittadini per controllare i flussi dalla Campania

ROMA – Tutto era cominciato bene. Nel nome del buon vicinato fra Regioni. «La Puglia smaltirà 50 mila tonnellate di rifiuti di Napoli e della Campania», annunciò il governatore di Puglia (e leader di Sinistra Ecologia e libertà), Nichi Vendola, fine novembre 2010. Precisando: «Non si può venir meno al dovere della solidarietà. Se crepa Napoli, crepa il Mezzogiorno d’ Italia». Cos’ era accaduto? C’ era stato un appello del governo alle Regioni affinché alleviassero il disastro napoletano e la Puglia, fra le poche, aveva dato disponibilità, forte di un sistema di discariche (private) esistente. A distanza di pochi mesi, tutto è finito in tribunale. E l’ assessore pugliese all’ Ambiente, Lorenzo Nicastro, ha invitato i cittadini della sua regione addirittura al «controllo sociale» sulla pericolosità sugli scarti campani. Nicastro è un ex pubblico ministero, vicino all’ Italia dei Valori, che Vendola ha chiamato in giunta. Spiega così: «Il flusso di rifiuti campani è senza garanzia. Non sappiamo cosa c’ è veramente dentro». Aveva detto Vendola, fine novembre 2010: «Governo Berlusconi, Esercito e Protezione Civile hanno garantito che la qualità del rifiuto trattato in Campania sarà al di sopra di ogni sospetto. Noi verificheremo quando arriverà in Puglia». La Puglia è da tempo «solidale» con la Campania. Dal 2008 sul suo territorio sono state scaricate 50 mila tonnellate di rifiuti campani. Quando c’ è il nuovo appello da Roma, la Puglia dice: ok, siamo qui. L’ accordo è per 45 mila tonnellate di «vecchi rifiuti» accumulati. I due assessori all’ Ambiente firmano un protocollo «per cautelare le popolazioni pugliesi residenti nei siti di smaltimento». Racconta l’ assessore Nicastro: «I trasferimenti erano curati dall’ Esercito. Ma dopo le prime 1000 tonnellate, venne il generale Monaco e mi disse: noi ci salutiamo qui». L’ Esercito lasciava, le competenze passavano alle Province. Poi, accadono due cose. La polizia provinciale di Taranto notifica che i rifiuti potevano essere «non idonei», non erano tritati e separati e giungevano in Puglia senza le analisi delle agenzie ambientali delle due Regioni. Numero due: nel protocollo si parlava anche di un «ristoro ambientale», un rimborso di 500 mila euro per la Puglia. «Mai arrivati – dice Nicastro -. Come i 7 milioni che il governo si era impegnato a darci nel 2008 per bonificare i siti inquinati della zona di Taranto». Insomma, secondo la Puglia, troppi patti violati. La Regione a questo punto diffida la discarica principale, Italcave di Stazze, ad accogliere i rifiuti campani. Italcave, società dei fratelli tarantini Caramia, ricorre al Tar. Il Tar sospende il diktat regionale. Gli scarichi dalla Campania riprendono per altri tre mesi, fino a quando il Tar, nel merito, dà ragione alla Puglia. Ma il Consiglio di Stato concede di nuovo la sospensiva a Italcave. A settembre la Puglia effettua un nuovo controllo e trova in due Tir materassi, gomme, fari, toner, sacchetti di immondizia indifferenziata. Tutti materiali non previsti fra quelli «esportabili». Né viene trovata la documentazione «sull’ assenza di furani e diossine». Nuova diffida regionale, nuovo ricorso Italcave. Il Tar sospende la diffida. Il traffico di rifiuti da Campania a Puglia continua: «Un migliaio di tonnellate al giorno – dice l’ assessore Nicastro -. Sulle quali non abbiamo strumenti di controllo». Arrivano dalle Province di Salerno, Benevento, Napoli, la città amministrata da de Magistris, che come Vendola si rivolge ai «movimenti» del Paese, ma non ha responsabilità diretta sui trasferimenti. L’ amministratore di Italcave, Giovanni De Marzo, assicura che sono garantiti i controlli sulla non pericolosità. Ma la giunta Vendola chiama allo «slancio collettivo», chiede ai pugliesi una mano per esaminare cosa proviene dal confine campano. Andrea Garibaldi agaribaldi@corriere.it RIPRODUZIONE RISERVATA **** 45.000 Le tonnellate di rifiuti che la Puglia si è impegnata a ricevere dalla Campania: dal 2008 ne ha interrate almeno altre 50.000 **** 500.000 Euro È il rimborso fissato per la Puglia in cambio della disponibilità offerta: finora non sono stati pagati

Garibaldi Andrea

corriere.it

In Europa 400 impianti nel perimetro cittadino

In Europa esistono più di 400 impianti di termovalorizzazione, alcuni dei quali all’interno del perimetro cittadino e tutti destinati a produrre energia sfruttando la quota di rifiuti non differenziabili o non collocabili nel mercato. L’impianto, durante il suo funzionamento, sarà controllato da Provincia, Arpav, Regione, Ulss e dall’Agsm che vigilerà sull’operato del gestore individuato con la gara.
La legge, sia europea che italiana, prevede che la filiera integrata di smaltimento dei rifiuti con un ciclo ed alcune priorità: riduzione dei rifiuti a monte della raccolta, recupero all’utilizzo dei rifiuti dopo il primo impiego, riciclo dei materiali ottenuti con la raccolta differenziata e, da ultimo, la produzione di energia con l’impiego dei rifiuti non differenziati. Vietate le discariche, se non con quantità residuali. La raccolta differenziata va mantenuta e deve e può esistere insieme alla termovalorizzazione in un sistema che integri le due forme di gestione. Prima si raccoglie in maniera differenziata quanto è riciclabile ed utilizzabile dal mercato, poi si produce energia con il residuo non differenziato. In tutta Europa si lavora così. Una programmazione responsabile con scelte certe non può basarsi sull’ipotesi di ridurre a zero la produzione dei rifiuti. La realizzazione dell’impianto risponde ad una precisa valutazione e programmazione della Regione Veneto. Le linee a griglia potranno bruciare fino 186.000 tonnellate per anno. A queste quantità si arriverà pure contando su una raccolta differenziata ai livelli previsti con la normativa senza dover mai ricorrere a rifiuti esterni all’ambito veneto.
Alla riattivazione di Ca’ del Bue molti chiedono il ricorso alla cosiddetta tecnologia meccanica a freddo che, però, implica anche il ricorso alla discarica per smaltire i rifiuti residuali. Lo stesso impianto di Vedelago tratta rifiuti diversi rispetto al residuo secco: Vedelago tratta gli scarti della raccolta differenziata e solo in misura del 15% riesce a miscelare con la frazione secca indifferenziata. E rimarrebbe il ricorso alle discariche che è vietato dalla Comunità Europea. La Commissione di esperti nominata dalla Regione ha valutato tecnologie esistenti all’estero, ma non ha riscontrato impianti che fossero in grado di risolvere con certezza e senza rischio di fare ulteriori scelte sbagliate il problema dei rifiuti.

http://www.larena.it/

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