Allarme di Federlazio: «Finiamo come la Campania»
Enti pubblici devono alle imprese 250 milioni di euroROMA – «Nel Lazio ci sono imprese attive nel ciclo dei rifiuti che vantano crediti per oltre 250 milioni di euro. Così non si può andare avanti. Si rischia la serrata da parte delle aziende. E la nostra regione rischia di finire peggio della Campania»: il drammatico allarme è stato lanciato da Maurizio Flammini, presidente di Federlazio, nel corso della presentazione della tradizionale indagine congiunturale dell’associazione che rappresenta circa 3 mila piccole e medie imprese del Lazio.

 

Quello del ritardo nei pagamenti è uno dei problemi più gravi denunciati dalle imprese di Federlazio. E per questo Flammini ha citato il caso dei rifiuti, anche se lui stesso poi ha cercato di smorzare i toni: «Parleremo con la Regione per trovare una soluzione». Dall’analisi congiunturale comunque emerge un dato certo: l’economia laziale non riesce a rialzare la testa, nonostante alcuni segnali di timida ripresa. Il quadro è in chiaroscuro.

Crollano gli ordini dall’estero, migliorano leggermente quelli dall’Italia. Aumenta il fatturato sul mercato interno, ma diventa negativo oltreconfine, in particolare per l’area extraeuropea. «Si tratta di oscillazioni tra avanzamento e indietreggiamento – spiegano da Federlazio -. Avevamo infatti appena rilevato, nell’indagine scorsa, quelli che sembravano i sintomi di un incipiente recupero, di una possibile, imminente, inversione di tendenza, che eccoci qui oggi a constatare nuovamente un arresto in quella progressione».

 

Secondo lo studio condotto su un campione di 350 aziende del Lazio negli ultimi sei mesi del 2010, «sul versante degli investimenti la percentuale che ha dichiarato di averne effettuati è pari al 31,7%, in diminuzione rispetto al precedente 34,5%». Nello stesso periodo, però «si attenua la percentuale di quelle che hanno ridotto l’occupazione».
«Siamo di fronte a una situazione straordinaria che richiede interventi straordinari», ha commentato Maurizio Flammini, «sto parlando della necessità di ridurre la pressione fiscale e di risolvere l’annoso problema dei ritardi nei pagamenti, agevolare il credito, contare su bandi di gara più piccoli e più a misura di pmi, rifinanziare tutti gli strumenti che promuovono l’internazionalizzazione, giungere all’approvazione in Consiglio regionale del nuovo Piano Casa».

Paolo Foschi

Fonte: corriere.it

 

 

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