di Daniela De Crescenzo

NAPOLI – Trasformare i rifiuti in giocattoli pieni di sostanze cancerogene: è un gioco di prestigio nel quale si stanno specializzando i clan campani. Il trucco è tutto nei container che attraversano l’oceano e sbarcano in Cina, in Corea, a Hong Kong, in Malesia, in Camerun. Solo nel 2010 il secondo gruppo della Guarda di Finanza che opera nel porto ha sequestrato 1.324.380 chilogrammi di rifiuti speciali, 4.428.561 dal 2008.

Si tratta di ferro, acciaio, ma soprattuto scarti di polietilene, cascami di gomma e pneumatici spediti da aziende italiane al di là del mare. Su alcune di queste spedizioni partite dal casertano indagano anche la procura di Santa Maria Capua Vetere e la direzione distrettuale antimafia. «Per noi la monnezza è oro»: spiegò nel 1992 il camorrista Nunzio Perrella allo stupefatto procuratore Franco Roberti. E quasi venti anni dopo i boss hanno allargato gli orizzonti e sono riusciti a mettere in piedi un nuovo e lucroso traffico.

Questa volta i rifiuti non arrivano, però, in Campania, ma dai nostri porti navigano fino alle coste africane o si spingono fino al lontano oriente. Per sportarli li accumulano nei continer e li spediscono come materie prime. Ma per le leggi europee si tratta solo di monnezza. Sono parti dismesse di beni di consumo: televisori, computer, lavatrici, frigoriferi e soprattutto pneumatici ridotti a brandelli e cascami di gomma. Materiali che da noi vanno smaltiti con procedure costosissime ma che nei Paesi in via di sviluppo e affamati di materie prime vengono riciclati e vanno ad alimentare interi settori industriali. Vengono utilizzati come carburante, innanzitutto. Bruciando nei camini delle fonderie, ad esempio, producono l’energia necessaria a far lavorare le macchine.

Ma non solo. La gomma, una volta lavorata, può essere trasformata in un materiale utile per produrre le scarpe, ma anche i giocattoli. Giocattoli avvelenati che vengono prontamente rimpatriati e diffusi in tutt’Europa realizzando guadagni da capogiro. In questi casi la malavita guadagna sulla contraffazione. Infatti sono spesso gli imprenditori criminali che acquistano merce made in Cina a prezzi stracciati e la vendono nel resto del mondo. Se bambole, bambolotti e pupazzi di ogni genere sono sufficientemente simili a quelli prodotti da marchi famosi è possibile riportarli in Europa e rivenderla moltiplicando i guadagni.

La camorra incassa, i nostri bambini si avvelenano. «Secondo gli esperti – ha spiegato il generale delle Fiamme Gialle, Giuseppe Grassi – alcuni di questi prodotti arrivati dall’oriente contengono materiale dannoso che a volte produce allergie, ma che in alcuni casi può essere addirittura cancerogeno». Una magia nera resa possibile dai costi, bassissimi, della manodopera. Se da noi si rompe un frigorifero, ad esempio, può risultare conveniente buttarlo. Se lo si fa seguendo le procedure previste per legge, bisogna affidarlo all’azienda che cura la raccolta dei rifiuti urbani.

Gli incivili preferiscono seguire una procedura più sbrigativa e lo abbandonano agli angoli delle strade anche a costo di rischiare l’arresto. Le imprese malavitose, invece, seguono circuiti diversi riuscendo a guadagnare invece di spendere: la spedizione di un container costa poche migliaia di euro e la merce può essere rivenduta oltremare dove qualsiasi oggetto viene smontato. I singoli componenti possono così essere riutilizzati.

Una sorta di riciclo che alimenta il lavoro nero e la mala-economia. Per sgominare i traffici la Guardia di Finanza lavora all’individuazione dei camion a rischio. Ma nonostante l’impegno il commercio è troppo fiorente per essere fermato.

Fonte: ilmattino.it

 

 

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