Il quartiere, già segnato dalle guerre di camorra e dal narcotraffico, contrario all’apertura di un sito

di CRISTINA ZAGARIA

“A Scampia sarà la guerra”. Non è una minaccia, è una promessa. Il quartiere alla notizia del nuovo sito di trasferenza rimane senza parole. Ma è un attimo. Subito dopo scatta la rabbia. “Hanno già scavato il fosso. È profondo 12-13 metri ed è a dieci metri dalle palazzine, a ridosso della ex Centrale del latte, nel tratto finale di via della Resistenza. Hanno anche ripulito l’aria – è furioso Vittorio Passeggio, del comitato Le Vele – Siamo a poche decine di metri anche dal lotto P, e dal campo rom, nel cuore dell’inferno, tra drogati e nomadi. È davvero un insulto ai cittadini di Scampia. Faremo la guerra. Alzeremo le barricate contro questo sito”.

Deluso e indignato anche il presidente dell’VIII Municipalità, Carmine Malinconico. “Non siamo certo lo sversatoio della città”, esordisce, che subito sottolinea che questa scelta del Comune non è “mai stata concordata con la Municipalità”.

“L’assessore Giacomelli è venuto al consiglio di Municipalità venerdì scorso e ci ha parlato di un’isola ecologica. Ora l’isola diventa sito di trasferenza. E poi magari diventerà discarica – continua il presidente dell’VIII Municipalità – Non ci piacciono questi giochetti. La periferia Nord ha già dato il suo contributo con la discarica di Chiaiano. Quando accettammo la discarica di Chiaiano presentammo, come contropartita, un progetto per realizzare un distretto energetico per il fotovoltaico ma a parte promesse e grandi salamelecchi sia della Regione che del sottosegretario Bertolaso non abbiamo mai avuto niente, se non l’impegno per l’ultimazione della messa in sicurezza della collina dei Camaldoli, cioè per lavori già programmati e finanziati”.

E Malinconico, amaro, conclude: “Il Comune ha figli e figliastri: per Bagnoli fa dei bei ragionamenti sullo sviluppo turistico, per l’area est studia progetti per l’innovazione, per il centro storico parla di riqualificazione, Chiaia e Vomero sono intoccabili, invece Scampia è sempre quella a cui affibbiare le croci: campi rom, discariche, insediamenti di edilizia popolare. Per l’area nord non c’è nessuna idea di futuro se non metterci la monnezza… Se la gente si ribellerà ci sarà qualche ragione. Domani (oggi ndr) il sindaco viene a fare un sopralluogo, ma non mi ha neanche avvisato”.

Cinquantotto mila abitanti a Scampia, 100 mila nella municipalità: il sito di trasferenza non piace a nessuno. “Anche quando si doveva scegliere un luogo per il termovalorizzatore si pensò subito a Scampia, poi visto che c’erano i rom da spostare cambiarono idea. Ma possibile che c’è solo Scampia?”, si chiede Salvatore Ambrosio dell’associazione “Napoli… l’altra”, “Scampia è un territorio già martoriato, quasi fosse altro da Napoli. Siamo pronti a manifestare”.

Pronto a scendere in piazza anche Stefano Vanacore della cooperativa “L’uomo in legno”: “Ma a questo quartiere non tocca mai una chance per crescere? Abbiamo già dato con la discarica di Chiaiano, che vogliono più da noi? La nostra cooperativa, per esempio, non si muove solo nel sociale, ma ha realizzato una serie di laboratori di falegnameria e ceramica, c’è un gran fermento, ma nessuno vuole credere in questo fermento, è più facile seppellirci sotto l’immondizia”.

“Il primo cittadino si accanisce ancora una volta su Scampia, fermi le sue decisioni. Abbia la sensibilità e il coraggio di relazionare in consiglio comunale”, conclude il consigliere comunale del Pdl Raffaele Ambrosino.

Fonte: repubblica.it

 

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