Sit in dei residenti davanti alla sede della Provincia fra slogan e casse di verdure ‘contaminate’. Presentato un esposto in Procura

Pistoia, 10 febbraio 2011 – Non siamo a Napoli ma rischiamo di diventalo. C’è anche chi la pensa così tra i vari manifestanti che ieri mattina hanno dato vita ad una protesta contro l’inceneritore di Montale in piazza San Leone, sede della Provincia di Pistoia. Non si placano infatti  le accuse ad istituzioni ed amministrazioni da parte dei comitati cittadini che chiedono a gran voce la chiusura del termovalorizzatore di proprietà del Cis, gestore dell’impianto: in passato c’erano già state delle proteste vibranti ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato lo sforamento nell’emissione di diossine avvenuto nel 2007.

 

“L’impianto non deve più esistere — ha tuonato Patrizia Rocchetti, presidente del Comitato per la chiusura dell’inceneritore —. Ci sentiamo presi in giro dalle istituzioni perché oramai sono più di trent’anni che veniamo avvelenati dalle sostanze che ne fuoriescono; tutti gli inceneritori inquinano, anche quelli a norma di legge, e non riesco a capire come l’assessore Fragai possa solo dire che quello di Montale presenta delle anomalie. Ogni impianto del genere è anomalo, avvelena tutti e per questo va chiuso”.

 

I manifestanti hanno portato delle casse contenenti delle rape coltivate nei campi attorno al termovalorizzatore. rape e verdure che, secondo quanto spiegano loro stessi, sarebbero contaminate dalle sostanze che fuoriescono dall’inceneritore. Addirittura al riguardo sono state presentate delle denunce scritte che verranno inviate al procuratore della Repubblica, al difensore civico, ai vari sindaci alle Asl e a chi di dovere. “Nessuno vieta la commercializzazione di questi prodotti — racconta Alessandro Romiti — e questo fa sì che non si tuteli la salute dei cittadini. Oltre alle rape, sono inquinati i polli, i pesci del parco Pertini di Agliana, l’aria e anche l’acquedotto: e la cosa che ci fa ancor più male è l’indifferenza di coloro che dovrebbero ascoltarci e soprattutto aiutarci. Siamo disperati, vogliamo l’intervento dell’autorità giudiziaria”.

 

Quello che più preoccupa, dunque, riguarda le condizioni di salute dei residenti attorno all’inceneritore: c’è chi ha problemi di tiroide senza mai averne sofferto prima come la signora Caterina, chi porta la testimonianza del latte materno (da un’analisi commissionata dal comitato venne fuori che due donne residenti a Montale avessero nel proprio latte tracce di diossina e pcb, cioè policlorobifenili) e chi addirittura parla di interpellanze mosse anche al Ministero della Salute e al Ministero dell’Ambiente.

 

“Prima di parlare ci siamo dati da fare trovando dati certi e facendo fare analisi precise e mirate — ha detto Roberto Menichetti —. Ad esempio c’è una centralina addetta alla rilevazione di polveri sottili che ha dei dati altissimi, i peggiori della Toscana: è situata in una strada chiusa dove il traffico dei veicoli è minimo, dunque le rilevazioni sono alte solamente a causa dei fumi che fuoriescono dall’inceneritore. In tanti hanno affermato che a Montale va tutto bene quando invece non è così ed il caso del latte materno avvelenato è il culmine”.

 

L’ultima testimonianza è forse quella più forte: “Vivo ad Agliana e conosco la situazione delle polveri sottili — racconta Egiziano Vicentini, pensionato —. Ho due albicocchi che non danno più frutti e temo che la causa sia nell’aria inquinata: ho paura, ho davvero paura, non vorrei che la situazione diventasse come a Napoli per via di questo bruciatore».

Gabriele Terreri

Fonte: lanazione.it

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