di Valerio Ceva Grimaldi

Un milione di euro spesi dalla Sapna, la Società provinciale di Napoli per la gestione del ciclo dei rifiuti, nell’anno 2010. Per far cosa? «Di fatto nulla», risponde amaro il consigliere provinciale della Federazione della sinistra, Tommaso Sodano. L’ex presidente della Commissione Ambiente del Senato snocciola le voci di spesa della Sapna, nata ad hoc il primo gennaio 2010 per gestire il ciclo dei rifiuti ma che, di fatto, parrebbe aver ereditato solo le cattive abitudini. Innanzitutto, l’amministratore unico (l’ex prefetto Corrado Catenacci, per qualche giorno agli arresti domiciliari, dimessosi dall’incarico): retribuzione lorda nel 2010 67.228,44 euro. Poi, il direttore generale (che ora è anche amministratore unico), l’ex questore Umberto Vecchione 61.291,02 euro. Ma il più ricco è il direttore tecnico, Giovanni Perillo: 71.604,00. Quasi 200mila euro l’anno spesi solo per 3 posizioni apicali. Altri 3 quadri costano 275.382,77 euro (dati bilancio 2010). «E non finisce qui». Tommaso Sodano, autore del libro La peste in cui svela numerosi retroscena della crisi rifiuti in Campania, con le sue reiterate denunce ha dato di fatto origine al processo in cui è imputato, tra gli altri, l’ex presidente della Regione Campania Antonio Bas-solino. E ora a Terra rivela: «La Sapna è una società pubblica che avrebbe dovuto agire per risolvere l’emergenza redigendo il piano industriale, il piano d’ambito, supportare la raccolta differenziata e tutto quanto necessario per uscire dalla crisi rifiuti. Ma la gestione degli impianti è arrivata sotto la sua competenza solo nel 2011. Intanto, però, la società è stata capace di spendere 2.418.072,19 euro per il costo totale del lavoro nel 2010, quando di fatto le sue competenze erano pressoché zero. Molte di queste, infatti, sono rimaste in capo ai Comuni». Solo a decorrere dal primo dicembre 2010 la Sapna ha assunto anche il personale operante negli impianti Stir di Giugliano e Tufino, passando da 30 a 204 unità. Ma, intanto, le spese sono schizzate in alto, eccome. E anche le consulenze. Esterne, manco a dirlo. Di risorse interne (la società è controllata dall’amministrazione provinciale di Napoli), dunque a costo zero, manco a parlarne: «Perla consulenza contabile e fiscale sono stati spesi 59.369,78 euro, per quella legale-amministrativa 32.708,00, addirittura c’è anche una consulenza per gli stipendi: 23.071,88». In pratica, le buste paga della Sapna non le fa la Sapna, ma vengono compilate all’esterno. «In totale le consulenze sono costate, nel 2010, 222.087,30 euro. E tra queste ci sono anche il responsabile per la sicurezza e due persone per l’ufficio stampa. Che, per una società provinciale che si occupa di rifiuti, non si sa davvero cosa possano fare». Se si tratta di sprechi o spese oculate, saranno  le autorità preposte a dirlo. Sodano, infatti, sta preparando un esposto alla Corte dei conti per verificare se è stato sperperato denaro pubblico. Giudici contabili che, forse, potranno indagare anche su altre due anomalie”: « egli ultimi giorni, come si può verificare navigando sul sito della Provincia, sono stati assunti altri sei tecnici. Curiosamente, per loro è prevista solo la laurea triennale. E a me risulta che una persona che aveva la laurea quinquennale è stata esclusa». Cioè: i più preparati rimangono fuori. «E poi c’è la questione dell’affitto: la Sapna ha la sua sede negli ex locali del Commissariato ai rifiuti. E, naturalmente, paga il fitto». Altre spese. «l azzeramento dei vertici, a questo punto, sarebbe una scelta opportuna. Con un amministratore unico che pochi giorni fa si è dovuto dimettere perché agli arresti domiciliari, sarebbe una necessità non rinviabile». Con poco più di un milione di euro si sarebbe potuta rimodernare una linea di un impianto Stir, che ad oggi in Campania non fa nemmeno la stabilizzazione dell’umido. Diciassette anni dopo, è ancora scandalo.

Fonte: terranews.it

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