di Claudio Cordova

Nel 2005 la EKO MRF srl di Bruno Martino aveva presentato una dichiarazione di inizio attività con riferimento di terreno agricolo per la realizzazione di un uliveto. In realtà, in quella zona, limitrofa alla foce della fiumara Bovetto, avrebbe realizzato

una discarica abusiva in cui avrebbe sversato rifiuti di ogni genere, proveniente da Reggio Calabria e dintorni.

 

Con l’operazione “Terrazzamento”, condotta dai Carabinieri del Comando Provinciale e del NOE (Nucleo Operativo Ecologico), gli investigatori hanno sequestrato tre società: la Idroterm, di Bruno Martino, con sede legale a Reggio Calabria, in contrada Croce Valanidi, la Idroterm srl con sede a Roma e la EKO MRF s.r.l. con sede legale a Reggio Calabria, Vallone Bovetto.

 

I reati contestati nell’ambito indagine coordinata dal sostituto procuratore Sara Ombra, con la supervisione del procuratore aggiunto Ottavio Sferlazza, sono quelli di realizzazione di discarica abusiva di rifiuti speciali non pericolosi (materiali edili da demolizione provenienti da cantieri) in un territorio in cui vige lo Stato di Emergenza nel settore dei rifiuti, traffico di rifiuti, realizzazione di lavori di terrazzamento di terreni a scopo agricolo in assenza dei prescritti titoli autorizzativi, nonchè gestione e trasporto non autorizzati di rifiuti speciali non pericolosi.

 

Oltre alle ditte riconducibili al traffico di rifiuti, i militari dell’Arma hanno sequestrato ventuno automezzi e un bar sito all’interno dell’aeroporto di Reggio Calabria. Tutto per un valore di sette milioni di euro. Deferite anche ventidue persone, per le quali la Procura della Repubblica di Reggio Calabria aveva richiesto gli arresti domiciliari, non concessi dal Gip.

 

L’incipit dell’indagine, avviata nel luglio 2009, è curioso: volendo approfondire gli affari della EKO MRF, i militari, collegati a un normale sito di mappe satellitari, hanno avuto modo di osservare che la foto immortalava all’interno dall’area di proprietà della ditta un camion che scaricava materiale edile su un costone della collina. Da qui, poi l’avviamento vero e proprio delle indagini, con servizi di osservazione per il controllo dei movimenti dei mezzi e le conseguenti attività svolte sul sito di stoccaggio, anche attraverso controlli aerei effettuati dell’Elinucleo di Vibo Valentia, che hanno documentato l’alterazione dell’assetto morfogeologico del territorio.

 

Secondo le indagini dell’Arma, dunque, la società riconducibile a Bruno Martino avrebbe effettuato una dichiarazione di inizio attività riguardante la coltivazione di uliveti, dei quali, però, non vi è alcuna traccia. Quel terreno, dove dovevano sorgere alberi, in realtà, è divenuto una discarica colma di rifiuti provenienti da demolizioni e cantieri edili. Le attività di movimento terra intraprese, peraltro, non sono state considerate lecite neppure dal punto di vista autorizzativi, urbanistico e ambientale poiché, come indicato dall’Ufficio tecnico del Comune di Reggio Calabria, effettuate in assenza dei previsti nulla osta paesaggistico-ambientali.

 

Si tratterebbe di una filiera in cui non vi sarebbe un passaggio del meccanismo messo in atto esente da reati: la quasi totalità delle ditte che operavano il trasporto dei rifiuti era infatti sprovvista dell’autorizzazione sia della società che dei mezzi impiegati.

 

Un aiuto alle indagini lo avrebbero fornito anche le abbondanti piogge degli ultimi mesi, che hanno fatto affiorare in superficie il mare magnum di rifiuti interrati: parti di pilastri in cemento, reti plastiche impiegate sui cantieri, residui bituminosi, legnami. Secondo le indagini, condotte dai nuclei comandati dagli ufficiali dell’Arma, De Tullio e Minatoli, in quelle zone vi sarebbe un concreto pericolo idrogeologico, causato dall’alterazione umana: si tratta, infatti, di un’area piuttosto vasta, di circa dodicimila metri quadrati, in cui sarebbero state interrate diverse migliaia di tonnellate di rifiuti.

Fonte: strilli.it


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