Francesco Iacotucci (Terra Napoli)

LA DENUNCIA. L’ennesima crisi che viviamo in questi giorni è figlia dell’immobilismo, o delle scelte sbagliate, di Regione ed enti locali.

La risoluzione sulla crisi rifiuti campana approvata dal Parlamento europeo definisce dei chiari impegni per la regione e per le amministrazioni. L’ennesimo allarme di questi giorni però ha messo in secondo piano questa decisione dell’Europarlamento, anzi, per alcuni, è come una iattura, come se l’infrazione ed il rispetto delle leggi impedissero di uscire dall’emergenza. Le indicazioni europee sono invece fondamentali per evitare che vi siano altre e più importanti emergenze in futuro e per far sì che non si possano mai più ripetere scempi come lo sversamento del percolato in mare di cui abbiamo avuto conferma in questi giorni. La contraddizione spesso vissuta in questi ultimi 15 anni è stata basata proprio sull’asserto che quando c’era l’emergenza in atto erano lecite deroghe di vario genere e soprattutto bisognava dare tutta l’attenzione, e i fondi, alle discariche o agli inceneritori.

Così, dopo 15 anni di emergenza, ci ritroviamo senza un piano di riduzione dei rifiuti, senza impianti di compostaggio, con livelli di differenziata risibili e cumuli immensi da smaltire ogni giorno. La crisi di questi giorni è figlia dunque di un ciclo fragile e non finalizzato a ridurre il più possibile i rifiuti da inviare a smaltimento. Da questo punto di vista le risposte istituzionali sono state piuttosto inadeguate. Da Caldoro ci si aspetta di più che sapere che è prossimo alla nomina dei commissari per gli impianti. Ci si aspetta, per esempio, che si inizi ad operare nella massima trasparenza invece disattesa in questo periodo, tanto che il piano dei rifiuti della regione è ignoto a tutti, tranne ai commissari europei che lo hanno potuto leggere.

Dalla Regione e dalla Provincia ci si aspetta un piano rispettoso della legislazione europea, un piano che rispetti la gerarchia del ciclo dei rifiuti, «riducendo il volume dei rifiuti e spostando l’ago della bilancia verso la prevenzione, riduzione, riutilizzo e riciclaggio dei rifiuti, attraverso la predisposizione di adeguate infrastrutture». Questo significa che insieme alla ricerca delle discariche e sicuramente prima dei bandi per i nuovi inceneritori vanno definiti gli obiettivi di riduzione e di differenziata e gli impianti per il recupero materia da installare sul territorio. Solo quando questa parte del piano sarà completa (e si spera pubblica) si potrà definire il fabbisogno ulteriore di inceneritori di qui a tre anni.

Esempi come quello di Salerno e di altri comuni virtuosi hanno dimostrato che con l’impegno ed il giusto investimento economico si può arrivare ad ottimi risultati in breve tempo. Il Comune di Napoli, invece, in questo ultimo anno di emergenza sembra sempre di più in balia delle onde e non è riuscito a mettere in piedi una sola decisione capace di ridurre le montagne di rifiuti. Non un aumento del porta a porta, non si sono viste le isole ecologiche mobili, non si è vista comunicazione per invogliare i cittadini a differenziare di più. Forse il milione di euro circa dato al Wwf per il porta a porta si potrebbe usare anche per il resto della città.

Fonte: terranews.it

 

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