L’unico impianto a norma non è collegato alle fogne
Quindici strutture obsolete gettano a mare acque scure

SALERNO – «Sarebbe stato meglio andare a piedi sul Monte Bianco» . Chi voglia provare a capire fino a che punto sia intricato il rebus della mancata depurazione in Campania, può partire anche da queste parole, da uno sfogo al termine di un’altra giornata interminabile. Le pronunzia il generale Roberto Jucci, che da anni guida il commissariato per il disinquinamento del bacino idrografico del Sarno. «C’è da uscire pazzi, mi creda» , aggiunge. «Ogni giorno è una battaglia. Si va avanti, il commissariato ha ottenuto risultati importanti, realizzando chilometri di reti fognarie e alcuni impianti di depurazione, ma è veramente difficile». Lo sa bene, perché, tra l’altro, si trova nell’incresciosa situazione di chi ha coordinato la realizzazione del depuratore più moderno della Campania, ma non ha ancora avuto il piacere a vederlo funzionare. L’impianto di Foce Sarno potrebbe essere una felice eccezione. È uno dei pochi a norma, sul territorio. Prevede infatti la nitrificazione e denitrificazione spinta, nonché la defosfatazione. Insomma, il cosiddetto trattamento terziario dei reflui, quello che è imposto ormai dalla normativa europea. Eppure, non può operare a regime.

Il collettore di Gragnano, quello che dovrebbe convogliare nel depuratore i reflui dei due terzi della città di Castellammare di Stabia, di Casola, Lettere, Piemonte e Santa Maria la Carità -oltre 200.000 abitanti -non è ultimato, nonostante, secondo le previsioni, i lavori si sarebbero dovuti concludere appunto all’inizio del 2011. Spesa iniziale prevista e finanziata dal Cipe: circa 20 milioni di euro. L’opera è in carica al commissario liquidatore per la bonifica e per la depurazione, Mario De Biase, peraltro in regime di proroga. Il cantiere va avanti singhiozzo. Circa sei mesi fa l’impresa aggiudicataria smise per qualche tempo di lavorare, lamentando mancati pagamenti delle opere realizzate. Furono stanziati altri fondi e si scongiurò la paralisi. Tempi di conclusione dell’opera? Impossibile prevederlo, a questi ritmi e in questo contesto. Il caso Foce Sarno, peraltro, non è certo l’unico tra quelli individuati nella relazione che, all’inizio del 2010, la Giunta Regionale della Campania inviò alla Commissione Ambiente del senato, presieduta da D’Alì. «Ad Anacapri» , è scritto in quel documento, «si prevede un progetto di adeguamento dell’impianto di depurazione in località la selva. Il costo complessivo ammonta a 2.668.133 euro» . Il progetto fu presentato un anno e mezzo fa alla regione dalla Gori. I lavori sono ben lungi dall’iniziare.

Sempre sull’isola azzurra, il documento della Regione indicava, tra le priorità, di costruire un collettore fognario “a gravità” lungo via provinciale grotta azzurra. «Tale scelta progettuale» ; rilevavano i tecnici, «si rende necessaria per garantire il ciclo depurativo anche dei reflui provenienti dalle abitazioni e dalle attività turistico ricettive poste a valle dell’impianto esistente» . Pure questa iniziativa non è stata ancora realizzata. Il capitolo relativo a Napoli est, poi, pare un libro dei sogni. «su tale impianto dei depurazione» ; sono ancora i tecnici di palazzo santa Lucia che parlano, «andrebbero completate varie attività. innanzitutto la conclusione e la rapida aggiudicazione del progetto di finanza per l’adeguamento, con installazione di un sistema di depurazione biologico; poi l’allacciamento dei reflui in rete di collettori e stazioni di sollevamento, dell’impianto di san Giovanni a Teduccio a Napoli est. Terzo. Immediata attivazione delle condotte sottomarine (esistenti) al fine di portare al largo le acque depurate con trattamento chimico fisico, anzichè scaricarle in battigia» .

Per quest’ultimo intervento era stato presentato a maggio 2009 dal consorzio Fugist, che gestisce l’impianto, un progetto. Era stato indirizzato al Ciclo Integrato delle acque della Regione e prevedeva investimenti per 500.000 euro. All’epoca della relazione regionale alla Commissione ambiente, un anno fa, era all’attenzione di una commissione. dodici mesi più tardi i lavori non sono iniziati ancora. Dulcis in fundo, la relazione regionale invitava a mettere in esercizio i due depuratori già esistenti nelle aree di sviluppo industriale di Giugliano ed Eboli, comprese le previste linee di trattamento del percolato» . Si stimava che occorresse un finanziamento di 5 milioni. Nessuno di quei due impianti è ancora in attività. Avrebbero potuto trattare fino a 1000 metri cubi al giorno di sostanza.

Fabrizio Geremicca
03 febbraio 2011

Fonte: corrieredelmezzogiorno.it

 

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