ALLARME AMBIENTALISTA: ESPOSTO IN PROCURA E ASSEMBLEA IL 16

Ruspe e camion carichi di terra sorvegliati da vedette
Eppure Monti dell’Ortaccio, 300 ettari, è tra i siti scartati dal Comune per «dirottare» i rifiuti della Capitale

ROMA – «L’altolà» arriva dai lampeggianti di una jeep che spunta dal cantiere immerso nella campagna di Monti dell’Ortaccio, un posto dove in tanti sospettano che possa nascere la nuova discarica destinata a raccogliere i rifiuti dell’Urbe. Otto e trenta della mattina, l’uomo che s’affaccia dal finestrino chiarisce: «Questa è proprietà privata, oltre non si passa». Stando al cartello dei lavori, quella di fronte dovrebbe essere una cava come tante, eppure il posto è presidiato come un fortino. Da una collina sovrastante si staglia il profilo di quella che sembra una sentinella di guardia. E il fuoristrada si sposta di continuo, sorvegliando lungo i giganteschi invasi scavati dalle ruspe.

 

QUI E’ TUTTO DI CERRONI – Attorno a Monti dell’Ortaccio l’aria è irrespirabile. Il tanfo che sale dalla vicina discarica di Malagrotta – a un paio di chilometri scarsi – si estende sopra questa zona verde tra la via Portuense e il Raccordo. La campagna è quella di Ponte Galeria, una prateria di case abusive, fattorie, stalle, le torri di una raffineria e un orizzonte oscurato dal chilometrico serpentone di Corviale. Da queste parti tutto appartiene a Manlio Cerroni, l’ottantaduenne proprietario dell’«Ottavo Colle» che monopolizza la raccolta della spazzatura capitolina. E che non di rado a Malagrotta si fa vedere in elicottero.

ORE 6: VIAVAI DI CAMION – L’immensa cava si raggiunge entrando al civico 100 di via Malnome, un budello incuneato tra un boschetto e montagne di ghiaia. Dalle 6 della mattina lo percorrono decine di camion che entrano vuoti nell’«area mineraria» ed escono ricolmi di terra argillosa. Un andirivieni che ha fatto sospettare a tanti – un fronte che comprende il presidente nazionale dei verdi Angelo Bonelli e il presidente di Legambiente Lazio Lorenzo Parlati, due consiglieri Pdl del XV municipio, Marco Palma e Augusto Santori, oltre a numerose associazioni cittadine – che qui a Monti dell’Ortaccio siano in corso i lavori per il «raddoppio» di Malagrotta.

 

PROROGHE E SITI ALTERNATIVI – Esaurita l’attuale discarica – Malagrotta funziona da anni in regime di proroga in barba alla situazione di rischio e all’inquinamento accertato delle falde acquifere – , in un futuro prossimo qui accanto potrebbe essere convogliata la spazzatura della Capitale. Un ipotesi per la quale il sindaco Alemanno – prima ancora che l’Agenzia regionale per l’Ambiente svelasse l’inquinamento delle falde del posto, infiltrate da metalli tossici – si è sempre dichiarato «categoricamente» contrario, ribadendo che gli abitanti di «questa parte di Roma hanno già pagato abbastanza».

«LA DISCARICA E’ PRONTA» – Parole, quelle del sindaco, scivolate addosso al re delle discariche laziali. Nessuna dichiarazione di intenti di Alemanno lo ha fermato. Basta rileggersi quel che l’imprenditore ha spiegato un paio di mesi fa, a un convegno sui rifiuti, per averne la certezza: «La discarica di Monti dell’Ortaccio é pronta. E’ un territorio di 300 ettari che sono nostri. Già qualche anno fa – ha chiarito Cerroni – abbiamo cominciato a realizzare una vasca di 500 metri cubi per il cdr (il combustile da rifiuti che serve per produrre energia, ndr). Non ci sarebbero problemi».

«ISPEZIONE A MONTI DELL’ORTACCIO» – I lavori nel cantiere nel frattempo sono proseguiti. Resta da chiarire per quale scopo. Bonelli ha sollecitato alla presidente della Regione Lazio Polverini «di utilizzare i poteri ispettivi della Pisana per una visita a Monti dell’Ortaccio». E mentre Legambiente ha presentato un esposto in Procura, le associazioni cittadine del posto si sono messe sul piede di guerra. Per il 16 febbraio è stata convocata un’assemblea con inviti indirizzati a Gianni Paris e Fabio Bellini, presidenti del XV e XVI Municipio, e Pietro Di Paolo, Marco Visconi e Michele Civita, rispettivamente assessori all’Ambiente della Regione, del Comune e della Provincia. Un solo punto all’ordine del giorno: «No alla nuova discarica vicino Malagrotta».

ARGILLA IN DIREZIONE MALAGROTTA – Entrare nell’area recintata è impossibile. Si può solo fotografarla da lontano e con il teleobiettivo si vedono gli scavi, lunghi solchi pieni d’acqua tra le colline sbancate dalle ruspe. Ad un tratto un folto stormo di gabbiani si alza in cielo – chissà se decollato da un cumulo di spazzatura – ma non è possibile sapere cosa lo abbia disturbato.
Ad avvicinarsi troppo spunta la jeep del guardiano, uno che segue i curiosi sino a quando non spariscono verso la Portuense. Intanto dalla cava escono i camion pieni di terra. Un tragitto breve, il loro. Percorrono la via di Ponte Galeria per un paio di chilometri e poi scompaiono nella discarica di Malagrotta.

 

Alessandro Fulloni
05 febbraio 2011

Fonte: corriere.it

 

 

 

 

 


Annunci