De Biasio: non ero responsabile di quei liquami.

NAPOLI. Il «trucco» degli interventi extra, vedi alla voce manutenzione straordinaria. È uno dei punti mosso ad alcuni funzionari pubblici coinvolti nell’inchiesta sulla gestione degli impianti di depurazione e, in particolare, sui flussi di percolato. Tre anni di indagini, un intero pool di inquirenti che studiano la «vita» del percolato, dell’estratto di monnezza prodotto nelle discariche e smaltito – secondo i pm – in modo illegale. Intanto, in parallelo agli interrogatori di garanzia, è stato disposto il monitoraggio delle acque sul litorale, per accertare quanto è cambiato nell’ultimo biennio in tema di valori e inquinamento. Ma l’attenzione è tutta per gli interrogatori di garanzia dinanzi al gip collegiale (Chiaromonte, D’Urso, Giordano), il primo banco di prova delle accuse mosse al termine delle indagini coordinate dall’aggiunto Aldo De Chiara. Si parla esplicitamente di «risparmi aziendali costituiti dalla omessa realizzazione di interventi di manutenzione e adeguamento degli impianti funzionali alla corretta depurazione e a carico del gestore». Detto in modo più chiaro, ci sarebbe stato un accordo per consentire ai gestori di alcuni impianti di non curare l’ordinario in vista del fiume di denaro rubricato sotto la voce di spese straordinarie. Tanto che sono gli stessi giudici, forti delle indagini dei pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo, a parlare di «falsa qualifica di manutenzioni straordinarie», con interventi che in realtà potevano (e dovevano) ricadere a spese dei privati. Facile, prendendo per buone queste premesse, mettere a fuoco le possibili conseguenze del presunto accordo truffaldino: «Ammaloramento degli impianti di depurazione di pertinenza pubblica, pagamenti e maturazione di crediti a fronte di un servizio difforme da quello previsto, pregiudizio per il litorale marino». Poi, il resto lo fanno le carte sequestrate venerdì mattina, quando sono stati spiccati arresti e notificati avvisi di garanzia. C’è una nota del 2007, su cui ruotano parte delle indagini: si tratta di una diffida del settembre del 2007 nei confronti di Hydrogest (la società che gestisce anche il depuratore di Cuma) che rappresentava in se stessa la dimostrazione della consapevolezza in seno alle istituzioni regionali del cattivo funzionamento dei depuratori. Tanto, che venne disposta «all’indomani della diffida del settembre del 2007 operata nei confronti di Hydrogest, un’attività di vigilanza sui depuratori, occultando così la circostanza per cui la stessa vigilanza era in realtà già disposta e mai effettuata». Tanti aspetti da chiarire, mentre dinanzi ai giudici i protagonisti dell’inchiesta non rinunciano ad esporre le proprie ragioni, non rinunciano a contrastare l’impianto accusatorio. Ieri è toccato a Claudio De Biasio, in cella da venerdì scorso, raccontare la sua storia di ex responsabile dell’area tecnico operativa del Commissariato, alle strette dipendenze di Michele Greco, altro manager della regìa anticrisi. Difeso dai penalisti Carlo De Stavola e Mauro Valentino, De Biasio ha negato di aver svolto un ruolo nella verifica del tasso di inquinamento del percolato, respingendo le singole contestazioni. Associazione per delinquere, falso, disastro ambientale. Per i vertici della Regione, anche l’ipotesi di truffa per aver favorito i privati, con condotte attive, coscienti. Ieri è toccato anche ad Antonio Recano, funzionario addetto al Commissariato straordinario per le Acque e le bonifiche. Assistito dal suo difensore, il penalista Alfonso Furgiuele, ha risposto alle domande dei magistrati per due ore e mezzo. Stando alla difesa, l’accusa di disastro ambientale, è tutta da dimostrare: lo sversamento del percolato nei depuratori e di qui in mare non avrebbe mai provocato pericolo concreto, ma solo lo sforamento di una soglia di valori fissati da una legge del 1975. Il resto lo faranno gli accertamenti in corso e un probabile incrocio di consulenze tecniche. Poi, a presentarsi dinanzi ai giudici Giovanni Melluso, docente universitario, addetto alla sovrintendenza tecnico scientifica per alcuni depuratori e diretto collaboratore di Generoso Schiavone, in una settimana decisiva per la «tenuta» delle misure applicate venerdì scorso: venerdì tocca a Marta Di Gennaro, difesa da Paolo Giammarioli e Marino Costantini, ex numero due della protezione civile e braccio destro dell’allora commissario all’emergenza rifiuti in Campania Guido Bertolaso.

Leandro Del Gaudio
Fonte: Il Mattino del 02/02/11

 

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