Antonio De Simone (Terra Napoli)

RIFIUTI. Dopo le 10mila persone scese in strada, nuovi giorni di lotta in vista contro l’ordinaria emergenza.

Ancora una volta si accende la sacrosanta protesta popolare per il problema dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Questo giro tocca a Quarto, alla periferia occidentale di Napoli, indossare i panni della vittima sacrificale: è prevista, infatti, l’istituzione di un nuovo “invaso”, vale a dire una fogna, nelle adiacenze di “cava Spinelli”, degno pendant per quella di Pianura che sorge a pochi chilometri in linea d’aria dall’abitato. I cittadini quartesi, terrorizzati da tale evenienza, hanno animato una vigorosa protesta e dato luogo a un corteo che, secondo gli organizzatori, ha portato per strada, lo scorso sabato, circa 10mila persone. Le posizioni degli “obiettori di discarica” sono variegate ma consuete: si va da chi, professoralmente, eccepisce l’inadeguatezza geologica dell’area interessata a chi adombra oscure ragioni politiche, passando per chi ventila i soliti interessi criminali.

Fatto sta che i rifiuti sembrano destinati al respingimento anche da Quarto e che si prefigurano, con ogni probabilità, nuovi giorni di acerrima lotta. Le recenti vicende giudiziarie che hanno riguardato l’ex capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, il suo vice, Marta Di Gennaro, l’ex capo del Commissariato straordinario all’emergenza rifiuti, prefetto Catenacci, e l’uscente governatore Antonio Bassolino, sembrano dare sostegno alle ragioni dei quartesi. Rendendo così fondata la sfiducia e il sospetto che costoro nutrono nei confronti delle rituali promesse delle autorità di eseguire i lavori “a regola d’arte”. Il consapevole e volontario scarico di percolato non trattato nel mare campano non è esattamente “un lavoro ben fatto” né un buon viatico per stimolare la fiducia dei cittadini nell’operato politico e amministrativo della Regione, a prescindere da chi sieda adesso nelle poltrone incriminate.

Stando a quanto emerge dalle inchieste che hanno condotto agli arresti domiciliari alcuni dei succitati “grand commis” di Stato, c’è ben poco da sperare in questa nuova tornata del gioco “riempi di monnezza ogni buco disponibile”: la lezione di Chiaiano, cava stracolma in poco tempo, avrebbe dovuto insegnare ma non ha giovato. Sia quel che sia, resta l’ordinaria emergenza rifiuti. A parte le soluzioni tampone che si troveranno, magari dichiarando piazza del Plebiscito “zona militare di interesse nazionale”, resta da formulare almeno una considerazione di ordine generale. Se ben si osserva, infatti, il nostro sistema economico non sembra tanto deputato alla produzione di beni o di servizi quanto la produzione di rifiuti (e non ci si riferisce a certe automobili nostrane).

La tanto declamata e ricercata crescita, l’incremento ossessivo del prodotto interno lordo nazionale, passa necessariamente attraverso l’obsolescenza e, quindi, lo smaltimento di prodotti che, seppur validi ed efficienti, sono considerati (o messi) rapidamente fuori moda e sorpassati. Dietro il miraggio dello sviluppo economico e del brillante consumismo si nasconde, insomma, la vera anima e l’obiettivo ultimo del capitalismo neo-liberista: la produzione di “monnezza”, da sostituire ad ogni costo e presto con giocattoli fiammanti. Ben venga, pertanto e nel frattempo, la raccolta differenziata porta a porta e la riduzione degli imballaggi. Per un futuro respirabile, resta, comunque, imprescindibile una drastica revisione del nostro modo di concepire lo sviluppo umano e il concetto di felicità.

 

Fonte: terranews.it

 

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