Paolo De Marchi (Terra Nordest)
SCHEDA. Nella bassa padovana, tra Monselice ed Este, ci sono ben tre impianti. E siamo nel Parco dei Colli.

Un territorio a rischio di asfissia, quello della bassa padovana. Nella sola area compresa tra i Comuni di Monselice ed Este – distanti appena 9 km – operano ben 3 cementifici. Per questo motivo il Piano regionale di tutela e risanamento dell’atmosfera (novembre 2004) denomina questa area come “area dei cementifici” e la inserisce nelle “zone A” dove vanno applicate le “misure di carattere generale”, le “azioni integrate” e quelle “dirette” previste dal Piano proprio per il particolare peso inquinante determinato dal concorso della concentrazione di questi impianti e dal tasso di inquinamento dovuto al conseguente traffico veicolare, specie pesante.

Tutti i cementifici utilizzano rifiuti come materia prima seconda nel processo produttivo e non sono mancati, a questo proposito, interventi sanzionatori della provincia nei confronti di un loro utilizzo non corretto. è il caso della diffida al loro utilizzo fatto nei confronti della cementeria Radici di Monselice. Per il funzionamento dei forni si utilizzano carbone e pet-coke come combustibile. Il carico di inquinanti presente nell’aria e in ricaduta al suolo accertato in questo territorio è molto elevato e preoccupante. I cementifici, inoltre, sono inseriti nell’area del Parco regionale dei Colli Euganei e il Piano ambientale del Parco vigente (approvato dal Consiglio regionale) ne riconosce l’incompatibilità, proibendone nuove costruzioni e definendo un percorso concordato di dismissione da questo territorio di tali impianti.

Percorso ancora tutto da intraprendere. Ma potremmo anche dire che è stato intrapreso al contrario! In diverse occasioni si è assistito al tentativo di introdurre in questi impianti l’incenerimento di rifiuti come copertoni e farine animali. Tentativi sempre respinti dalla mobilitazione dei cittadini e di quei comitati oggi oggetto della citazione in giudizio. La normativa in materia che assegna ai cementifici limiti di emissione di sostanze inquinanti molto più bassi di quelli previsti per i veri e propri inceneritori e gli incentivi economici pubblici vantaggiosi per chi incenerisce hanno sempre rappresentato una forte tentazione per le direzioni di questi impianti alla loro riconversione in inceneritori o, comunque, all’utilizzo dei rifiuti nel processo produttivo o come combustibile.

Ne consegue un evidente astio nei confronti di una comunità locale che ha sempre rintuzzato questo proposito in nome della salvaguardia dell’ambiente e della salute. Non solo, ma anche fornendo in questi anni una opposizione in grado di produrre sapere condiviso, informazione mirata sui rischi per la salute, proposte alternative. In grado, insomma, di far crescere la consapevolezza e l’idea che sia possibile una alternativa anche economica alla presenza di questi impianti: basterebbe volerlo e perseguirne l’obiettivo con volontà da parte delle istituzioni locali, provinciali e regionali e delle parti sociali.

Fonte: terranews.it

 

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