L’INCHIESTA

Primi interrogatori dopo gli arresti nell’indagine sui rifiuti. La difesa del dirigente regionale. Quelle frasi al telefono sulla m… in mare? Concetti equivocati perché estrapolati dal contesto
di DARIO DEL PORTO

“Eravamo in una situazione di emergenza. Avevamo due alternative: lasciare il percolato in discarica, oppure conferire nei depuratori”. “Ma nel primo caso avremmo corso seriamente il rischio di inquinare le falde acquifere e i campi”. Così, nel corso di un interrogatorio durato oltre cinque ore, il dirigente regionale Generoso Schiavone ha motivato la scelta, definita “obiettivamente scellerata” dai giudici, di smaltire negli impianti di depurazione il rifiuto liquido prodotto dagli sversatoi della regione. Il dirigente è in cella da venerdì nell’ambito dell’inchiesta condotta dal Nucleo di polizia tributaria e dal Noe che vede agli arresti 14 persone, otto in carcere e sei, fra le quali il prefetto Corrado Catenacci e l’ex vice commissario Marta Di Gennaro, agli arresti domiciliari. L’indagine conta altri indagati, come l’ex governatore Antonio Bassolino, nei confronti dei quali la Procura non ha chiesto provvedimenti restrittivi.

Assistito dall’avvocato Giuseppe Caruso, Schiavone ha risposto alle domande del collegio dell’ufficio gip che ha emesso la misura cautelare (presidente Bruno D’Urso, a latere Francesco Chiaromonte e Luigi Giordano) e dei pm Giuseppe Noviello, Paolo Sirleo e Pasquale Ucci, del pool coordinato dal procuratore aggiunto Aldo De Chiara.

L’indagato si è difeso con energia: “Avevamo poco tempo a disposizione – ha sostenuto – il percolato rischiava di tracimare dalle discariche inquinando i terreni e le falde e per questo fu deciso di predisporre il conferimento nei depuratori”. Secondo gli inquirenti, gli impianti erano però inadeguati e dunque il percolato sarebbe stato, di fatto, sversato in mare. Schiavone ha però contestato questa ricostruzione. Era stato messo a punto, ha affermato, “un sistema alternativo di controllo” per monitorare le acque in uscita dai depuratori verso il mare. In caso di superamento dei parametri, interveniva la struttura commissariale, ha detto Schiavone. E le frasi pronunciate al telefono quando parlava di “merda scaricata a mare”? Parole equivocate, ha replicato l’indagato, anche perché estrapolate da un contesto più ampio dove non si discuteva solo delle questioni legate allo smaltimento del percolato. Quindi ha aggiunto: “Dopo aver servito l’amministrazione con tanto entusiasmo, non mi aspettavo tutto questo”. L’avvocato Caruso ha presentato istanza di revoca o sostituzione della misura cautelare sulla quale il collegio si pronuncerà a conclusione degli interrogatori.

Nel pomeriggio, alla presenza dell’avvocato Massimo Krogh, è stato interrogato per oltre due ore il manager della società Hydrogest Gaetano De Bari, come Schiavone in carcere da venerdì. Anche De Bari ha respinto le accuse. Il suo difensore ha presentato istanza al Tribunale del Riesame. Oggi sarà interrogato l’architetto Claudio De Biasio, difeso dagli avvocati Carlo De Stavola e Mauro Valentino, poi toccherà agli indagati agli arresti domiciliari. Catenacci è difeso dall’avvocato Ettore Stravino. Marta Di Gennaro (che è in pensione da ottobre, quando ha lasciato l’incarico presso il ministero della Salute indicato fra le motivazioni a sostegno delle esigenze cautelari ravvisate dai giudici) dall’avvocato Paolo Giammarioli.

Fonte: repubblica.it

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