di Goffredo Buccini

Appena oltre la collina dell’Acropoli e l’antro della Sibilla, l’acqua del canale ha ancora un pessimo aspetto: schiuma bianca, bollicine grigie, giù così fino alla spiaggia fangosa, tagliando per canneti e boschi dove chi passa scarica quello che gli pare e scappa via. «E adesso va anche meglio, dovevi vedere prima!», mormora uno degli operai dell’impianto Hydrogest («Niente nomi, sono tempi brutti»), un sindacalista battagliero che coi colleghi ci accompagna fin qui, alla foce dei veleni, dove il percolato versato nei depuratori ha trasformato l’acqua del Golfo in una pozzanghera mefitica e le estati dei napoletani in una roulette russa («Quest’anno ci ammaliamo o no?»); dove i gabbiani becchettano tra carcasse d’auto, sacchetti di mondezza, scheletri di tv incrostati di alghe, rigagnoli non identificati; dove «potrebbe essere un paradiso e invece guardi un po’ che razza d’inferno è diventato», spiega triste il procuratore Aldo De Chiara, coordinatore dell’inchiesta che ha mandato in galera l’ultima combriccola dei Cagliostro vestiti da travet. «Aggiustate il mare, l’estate mi voglio fa’ o’ bbagno!», scrive un blogger di dodici anni. Ormai non è facile aggiustare niente, nemmeno nei prossimi mesi. In questa dozzina di chilometri filati di lungomare da bandiera nera (ma sono una quarantina i chilometri di costa in agonia) gli stabilimenti da Varcaturo al lago di Fusaro e a Bacoli denunciano perdite dal 5o all’8o per cento: la crisi dell’estate 2009 — coni liquami che sgorgavano dal depuratore cumano e si riversavano in acqua o per strada — è stata l’ultima 14 Gli ordini di arresto nell’inchiesta campana sullo scarico abusivo di rifiuti in mare q magistrato De Chiara: «In quattro grandi inchieste sui rifiuti, troviamo sempre gli stessi soggetti e gli stessi comportamenti» mazzata a un’immagine traballante e maleodorante. Salvatore Scotto gestisce il Lido Vittoria di Licola ed è una delle voci dell’associazione ambientalista Costa dei Sogni. Mastica amaro, ce l’ha con dirigenti e professoroni della Regione bassoliniana ora nei guai: «Ci sentiamo traditi. Noi facevamo denunce, esposti… Gente come Schiavone e Melluso veniva da noi. Ci dicevano “vogliamo il litorale pulito come Io volete voi”, ci promettevano “l’acqua l’estate del 2011 tornerà balneabile”, ma ci pigliavano in giro! Adesso ci costituiamo parte civile. Ma tenersi a galla qua è dura, abbiamo dovuto licenziare». «Tutta quella m… finisce nel Golfo ma i lidi balneari vanno alla grande», diceva al telefono la combriccola Mica vero. Al depuratore casertano di Orta di Atella, che scarica nei Regi Lagni e quindi nel Volturno e infine a mare, si arriva seguendo il tanfo, e gli operai ricordano ancora le scene carbonare di certi camion «che versavano e sparivano». Ma il disastro non è soltanto ambientale. Dove annegano i balneari perbene, arrivano i piranha «Chi molla viene affiancato da personaggi con capitali freschi che hanno solo il bisogno di giustificare tanti soldi. Questi signori all’inizio entrano in società all’uno c al due per cento, l’anno dopo sono i padroni», spiega Gennaro Illiano, responsabile di Legambiente per i Campi Flegrei, trascinandoci tra i detriti che assediano il Lago del Fusaro, altre miip ltatorrsttzo sconciato negli ultimi trent’anni, da quando aziende senza scrupoli e depuratori fasulli hanno azzannato questo pezzo di Campania («qua venivano i giapponesi a studiarsi le nostre ostriche, venivano i signori da Napoli… mo’ guarda che fetenzia»). Che il percolato stia diventando oro per le imprese camorriste pare più d’una supposizione anche secondo qualche pm di Santa Maria Capua Vetere (la procura di Cassiopea, prima antica e grande inchiesta sulle ecomafie, che l’anno scorso ha ottenuto una trentina di arresti per i depuratori di Foce Regi Lagni, Orta di Atella e Mar-cianise): «È in atto la svendita di alcuni lidi. Ci sono gestori che preferiscono realizzare con la compartecipazione di terzi piuttosto che continuare a perdere. Guardando le nuove composizioni societarie si capisce che c’è l’irruzione di chi vuole riciclare soldi». No, non è solo ambientale il guaio. Qua il disastro è umano. A Varcaturo, i ragazzi del bar nello stabilimento Varca d’Oro (spiaggia tirata a lucido come una valle svizzera davanti al mare scuro scuro) dicono che «ai capoccioni colpevoli di questo schifo bisognerebbe ammazzarli e farli rinascere almeno una dozzina di volte, ché un ammazzamento solo è troppo poco». d depuratori? Erano diventati una finzione, nessuno ci spendeva un euro», va giù duro Enzo Argentato della Fiom. Stefano Caldoro, napoletano di buonsenso prima che governatore della Campania guarda come un matto chi gli domanda se questo pasticciaccio che continua ad affondare nel fango gli anni di Bassolino non sia per lui un vantaggio politico: «Scherza? Ic avrei voluto ereditare una Regione normale. non tutti questi guai! Non sono tranquille per niente. Con la Procura ho un filo diretto. partiamo spesso. •Vede, noi, abbiamo tre *** grandi problemi: le bonifiche delle discariche abusive, costosissime; la depurazione; la gestione dei rifiuti urbani. Gli ultimi due si potrebbero risolvere se il ciclo dei rifiuti fosse equilibrato». Già: se. Ma qui di equilibrato non c’è nulla. Il disastro della mondezza mal raccolta o mal gestita porta al guaio del percolato, quel nero veleno macerato che cola dai cumuli e mette a rischio le nostre vite in una catena di scaricabarile che va dai soldi non pagati dai Comuni alle società private, agli operai senza stipendio, dagli impianti fermi o fatiscenti fmo agli sversamenti clandestini. Nemmeno di legale c’è quasi nulla, da queste parti. Alla spiaggia di Varcaturo si arriva da via Ripuaria. Lungo la strada una pineta recintata è protetta da un cartello draconiano: «Regione Campania, vietato l’accesso, i trasgressori saranno punite . Ovviamente il lucchetto è saltato, il cancello sfondato e la gente ha fatto della pineta la sua discarica abusiva passa un tipo in Bmw grigia, rallenta, butta un paio di sacchi di plastica nel mucchio e se la svigna. Sulla strada, perfino le bande giallo-nere contro gli eccessi di velocità sono state divelte, strappate dall’asfalto: la barbarie, come il demonio, sta nei dettagli, a volte. Nella casa di famiglia al Vomero, il procuratore De Chiara, anima dell’indagine napoletana, sceglie le parole con cura: «Certo, l’impatto negativo trascende l’effetto sull’ambiente. Si aggrava l’insofferenza per un apparato pubblico non in grado di dare risposte degne di un Paese civile». De Chiara vorrebbe stare nel suo: «Ci costringono alla sovraesposizione. La politica faccia la politica, se no la gente si rivolge ai magistrati per qualsiasi tipo di risposta, ed è sbagliato». Qui la storia si avvita su stessa, sicché la condotta avvelenata di Cuma corre parallela alla vecchia fogna borbonica. E la cronaca, sempre uguale, imita la storia: «in quattro grandi inchieste sui rifiuti, troviamo sempre gli stessi soggetti e gli stessi comportamenti». Onda campana, ha sintetizzato Antonio Fiore sul Corriere del Mezzogiorno con un occhio al film di Albanese. Quello che De Chiara non può dire, ma forse teme, è che nell’immutabile onda di risacca della vergogna che bagna Napoli ci siano abbastanza mondezza, percolato e reati per una quinta, una sesta e, chissà, una settima inchiesta

Fonte: corriere della sera

Annunci