GIUSTINO FABRIZIO
Le parole del procuratore Lepore («Penso che non ci sia la volontà da parte delle forze politiche di risolvere il problema dei rifiuti, altrimenti a quest´ora sarebbe stato risolto») inchiodano ancora una volta la classe politica di fronte alle sue responsabilità. Ormai sappiamo che la camorra è più un alibi che una causa primaria della crisi dei rifiuti. In attesa dell´accertamento delle responsabilità giudiziarie, i cittadini hanno già emesso chiari giudizi politici sulla incapacità (nella migliore delle ipotesi) di chi ha governato il sistema durante quindici anni di gestione straordinaria. Non solo Bassolino, naturalmente, ma anche chi c´è stato prima e dopo di lui, a Napoli e a Roma, al ministero dell´Ambiente e a Palazzo Chigi, i demagoghi di centrodestra e quelli di centrosinistra. Tutti insieme, con l´aiuto di vescovi da combattimento, ecologisti della domenica, camorristi e pezzi dei servizi segreti, hanno creato un meccanismo infernale, in cui si è gabellata come partecipazione democratica la confusione di ruoli e responsabilità. E la struttura del commissariato, con il passare del tempo, ha preso sempre più l´aspetto di un luogo di malaffare.
Il richiamo di Lepore vale soprattutto per i nuovi amministratori: Caldoro, Cesaro, Romano. Si sono definiti il “governo del fare”, ma finora non hanno fatto niente. E sembrano prigionieri delle stesse estenuanti mediazioni con valvassori e valvassini che hanno portato in passato il sistema dei rifiuti al collasso. Decidano, stanno lì per questo.
Ma la campana di Lepore, un magistrato che interpreta il sentimento di una comunità, suona anche per il Pd, ancora alle prese con un modo populista di fare politica (grandi capacità di raccogliere consenso, modeste qualità nel governare) dal quale spera di liberarsi grazie a un magistrato, a cui affidare la guida del partito o di una città. Quello che serve, invece, è la buona politica. Il magistrato è come il chirurgo: l´ultimo rimedio, ma non la cura che evita le malattie.

Fonte: repubblica.it

Annunci