Il Tribunale amministrativo del Lazio ha sospeso l’esecuzione del provvedimento del sindaco fino al prossimo 27 aprile. Intanto, ordinata una perizia per verificare se l’inquinamento delle falde, come dimostra un’indagine dell’Arpa, è dovuto alla discarica. La società E. Giovi, che gestisce l’impianto, nega ogni responsabilità

di Veronica Ulivieri

Via l’ordinanza di Alemanno che prevedeva misure urgenti per il controllo dell’inquinamento delle falde acquifere di Malagrotta; prevista una perizia per verificare l’idoneità e la fattibilità di quegli interventi. Sono questi i due punti principali dell’ordinanza del Tar del Lazio datata 13 gennaio, adottata in seguito al ricorso presentato dalla E. Giovi srl, società che gestisce Malagrotta, proprio contro il provvedimento del sindaco.

Il 12 novembre scorso, Alemanno aveva ordinato «alla Società Giovi s.r.l. di attuare con immediatezza le necessarie azioni a protezione delle acque sotterranee, già prescritte dal Comune di Roma con note del 9 settembre 2009 e del 26 ottobre 2009, mediante messa in sicurezza delle aree con accertata criticità». Tutto era iniziato da dati diffusi dall’Arpa alcuni mesi prima, che denunciavano un forte inquinamento delle falde da metalli pesanti. Dopo l’ordinanza, la E. Giovi, società del gruppo Co.la.ri., aveva fatto immediato ricorso, sostenendo che «non esiste, ad oggi, neppure una remota possibilità che i dati diffusi siano imputabili alla discarica» e che «le sostanze inquinanti delle quali si lamenta la presenza (ferro, manganese, nichel ed arsenico) sono metalli riferibili alla natura geologica dei luoghi e non ad attività antropiche».

Dopo il ricorso, il primo passo della seconda sezione del Tar è stato dunque quello di annullare l’ordinanza di Alemanno e «ogni altro presupposto, connesso e consequenziale» fino al 27 aprile 2011. I giudici hanno anche disposto una perizia per verificare l’«idoneità degli interventi» previsti da Alemanno «a soddisfare le esigenze di pubblico interesse» richiamate nell’ordinanza, «le condizioni della loro realizzabilità e la relativa fattibilità», la riconducibilità dell’inquinamento delle falde acquifere ad azioni della società E. Giovi. I risultati della perizia, di cui è stato incaricato il presidente pro tempore del Consiglio superiore dei lavori pubblici o «altro componente del medesimo organismo all’uopo delegato», dovranno essere presentati entro il prossimo 31 marzo.

Fonte: ecodellecittà.it

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