Secondo gli investigatori i dirigenti dell’azienda conserviera aggirava sistematicamente le norme sullo smaltimento degli scarti di lavorazione del pomodoro per risparmiare sui costi di sversamento dei fanghi. Ma il gip li ha scarcerati

Per l’accusa aggiravano sistematicamente le norme sullo smaltimento dei rifiuti per poter sversare nei due impianti di Cava de’ Tirreni e Cerignola, in provincia di Foggia. Per questo nove persone sono state arrestate lunedì dai carabinieri del Noe di Salerno su ordine della procura di napoli. Si tratta di due proprietari di cave a Foggia e Cava dè Tirreni (Salerno), Giuseppe Milito e Giuseppe Di Nisi, il direttore generale della società “La Doria”, Andrea Ferraioli, il direttore generale di una supply chain (azienda di supporto), Giuseppe Cuomo, i procuratori legali “La Doria” di Angri, Sergio Amato, il procuratore legale “La Doria” di Sarno, Gaetano Di Dio, il procuratore legale “La Doria” di Fisciano, Susanna Cuomo, il rappresentante legale del laboratorio di analisi “Geisa” di Salerno, Giovanni D’Ambrosio, e il direttore del laboratorio analisi, Luigi Sorrentino. Altre undici persone sono indagate a piede libero. Sequestrate le due cave, un laboratorio di analisi chimiche e 58 automezzi.

Secondo gli investigatori per risparmiare sui costi del conferimento dei fanghi di lavorazione di tre stabilimenti di trasformazione del pomodoro, gli arrestati riuscivano con la complicità di un laboratorio di analisi chimiche salernitano a declassificare il C.e.r. (codice europeo dei rifiuti). Ciò consentiva di conferire i rifiuti speciali non pericolosi presso due impianti di Cava dè Tirreni (Salerno) e Cerignola (Foggia).

Sin qui l’accusa. Ma circa 24 ore dopo gli arresti il gip del tribunale di Napoli ha revocato la misura cautelare per i dirigenti de La Doria. Il provvedimento è stato emesso dopo gli interrogatori.

Fonte: repubblica.it

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