Romani: il governo va avanti. Ma sui siti delle centrali tutto tace
di Giampiero Di Santo

Sul nucleare il governo cerca di andare avanti tutta. Magari a fari spenti, come dimostra l’assoluto riserbo sui siti delle nuove centrali, e con tutte le cautele imposte dal referendum proposto dall’Italia dei valori e dichiarato ammissibile qualche giorno fa dalla Corte costituzionale. Già, quella consultazione, al di là delle dichiarazioni rilasciate ieri dal ministro dello sviluppo economico, Paolo Romani, fa paura alle imprese che hanno puntato forte sul ritorno dell’Italia all’energia atomica per così dire home made.
Le aziende temono che, dopo tanta paziente opera di lobbying che ha portato anche all’attivazione del sito forumnucleare.it (con la partecipazione di Alstom Power, Ansaldo nucleare, Areva, Eon, Edf, Edison, Enel, Federprogetti, Gdf Suez, Sogin, Stratinvest Energy, Techint, Technip, Tecnimont, Terna, Westinghouse), il referendum faccia tornare il nucleare all’anno zero del 1986, qualche mese dopo la tragedia di Chernobyl. Un timore che evidentemente ha contagiato pure Romani, pronto ieri a ribadire: «Il governo conferma il suo impegno in favore del nucleare e dell’energia rinnovabile», ha detto il numero uno del ministero dello sviluppo economico. nel commentare i dati della bilancia commerciale. «Senza il caro energia, avremmo avuto un attivo di 20 miliardi, ed è per questo che il governo conferma tutto il suo impegno nel nucleare e nelle fonti rinnovabili». Romani, però, si è fatto molto cauto quando qualcuno ha azzardato la domanda delle cento pistole, cioè se è stato deciso dove saranno piazzate le prime quattro centrali nucleari la cui prima pietra dovrà essere posta entro il 2013: «Ancora non siamo nemmeno entrati nel merito», ha scandito sulla falsariga di quanto era solito affermare il suo ormai lontano predecessore Claudio Scajola. A dimostrazione del fatto che nei due anni e molti mesi trascorsi dal suo insediamento, il governo ha potuto contatare come le resistenze degli italiani all’energia atomica siano ancora fortissime, al di là di qualsiasi valutazione di convenienza economica. Non è un caso che, dopo l’esternazione di Romani, sia stato il capogruppo dell’Idv al senato, Felice Belisario a intervenire con un messaggio minaccioso per i favorevoli al nucleare: «Romani non ha capito che il governo non deciderà nulla sul nucleare perché saranno i cittadini, con il referendum, a cancellare l’orribile normativa», ha dichiarato. «Tra l’altro, se il governo temporeggia ancora sulla localizzazione dei siti, è soltanto perché ha paura dell’effetto boomerang alle prossime imminenti elezioni. È noto che la maggioranza dei cittadini considera il nucleare una scelta sbagliata». Non così l’Enea, che proprio per oggi ha organizzato un convegno, dedicato alla formazione delle figure professionali da «impiegare sia nel programma industriale che nell’innovazione di prodotto e processo» e che sottolinea come sia in pieno svolgimento «la corsa da parte delle maggiori industrie nucleari mondiali ad assicurarsi i giovani più preparati e promettenti». «Esistono ancora competenze disponibili per gestire il nuovo programma nucleare promosso dal governo, grazie all’impegno dei maggiori atenei italiani nel mantenere in vita corsi di ingegneria nucleare e alla partecipazione di organizzazioni di ricerca e di industrie in progetti e programmi internazionali sul nucleare innovativo», sottolinea l’Enea. Ma il futuro dipenderà tutto da quel referendum, che i favorevoli al ritorno del nucleare vorrebbero vedere non raggiungere il quorum del 50% + 1 degli elettori. Un esito, questo, consueto da molti anni a questa parte per tutte le consultazioni referendarie che si sono svolte. Basta però fare un giro su Facebook per verificare che i gruppi di discussione pro o contro l’atomo, già numerosi, continuano a proliferare. Sintomo di un dibattito appassionato che non lascia prevedere defezioni di massa degli italiani dalle urne.

Fonte: italia oggi

Annunci