di Rosario Cauchi

La Commissione parlamentare d’Inchiesta sul ciclo dei rifiuti in Sicilia ha presentato una vasta relazione approvata all’unanimità dalla Camera dei Deputati. Interessi criminali e carenze di strutture sono, stando al rapporto, caratteristiche salienti del mercato dei rifiuti sull’isola. L’incidenza delle organizzazioni malavitose, infatti, si concretizzerebbe attraverso tradizionali meccanismi, al momento non ancora smembrati.

Le famiglie mafiose

siciliane, secondo i relatori del rapporto, imperniato su dati concessi dalle diverse Procure della Repubblica, sarebbero ancora in grado di imporre estorsioni di consistente valore alle aziende impegnate nel settore o, in alternativa, l’assunzione di personale vicino ai clan. Ma ciò che più preoccupa, è il diretto controllo che, in diversi casi, sarebbe stato esercitato sulle società attive nel settore da diversi gruppi mafiosi: scesi in campo servendosi di consistenti risorse economiche e finanziarie.

Gli interessi criminali, peraltro, non risparmierebbero neanche il vasto indotto legato alla raccolta e allo smaltimento dei rifiuti: dalle società di trasporto a quelle di manutenzione. Un lucroso business, dunque, che ha inevitabilmente attratto le voglie della malavita organizzata. Incidenza criminale che, stando sempre alla relazione, sarebbe stata favorita dall’insufficienza dei controlli e delle procedure di prevenzione.

Venendo meno gli ostacoli all’accesso, infatti, imprenditori vicini alle organizzazioni mafiose sarebbero stati in grado di ottenere lucrosi appalti in Sicilia e non solo. Tra i diversi casi richiamati nella relazione, anche quello dei quattro termovalorizzatori al centro di contrasti e scontri politici tra il governatore siciliano Raffaele Lombardo e gli esponenti dei partiti in origine vicini alla sua coalizione.

Il sistema rifiuti regionale, peraltro, continua, in base a ciò che si legge nel rapporto, ad essere preda di carenze strutturali assai vistose. Ben il 93% dei rifiuti prodotti, infatti, è destinato allo smaltimento in discarica e la raccolta differenziata giunge, a mala pena, fino alla soglia del 7%. Un panorama, quello siciliano, che i relatori non evitano di definire “complesso e, spesso, prodotto di interessi clientelari, come testimoniato dalle assunzioni realizzate all’interno degli organigrammi degli Ato territoriali”.

Intanto, una delle poche discariche ancora attive sul territorio, quella di Gela, rischia a breve di esaurire la propria capacità di ricezione a seguito di conferimenti che giungono anche dagli Ato palermitani e agrigentini.

Fonte: siciliainformazioni

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