di Gianpaolo Iacobini
Cassano
Nel sottosuolo non vi sarebbero bidoni con scorie tossiche, ma materiale di incerta natura, probabilmente e comunque rifiuti. Questa la conclusione alla quale sembrano portare le indagini geologiche disposte dalla Procura di Castrovillari per capire cosa effettivamente vi sia nel ventre della pattumiera a cielo aperto ritrovata e sequestrata agli inizi del dicembre 2009 in località Capraro, a Cerchiara, a neppure cento metri da una vecchia cava nella cui pancia giacciono tonnellate di ferriti di zinco di cui proprio ieri è iniziata la bonifica.
All’epoca, sugli argini del torrente Sciarapotolo, su un terreno demaniale dell’estensione di 46.000 metri quadrati, i finanzieri della Compagnia di Sibari, guidati dal capitano Antonio Taccardi, trovarono di tutto, dai consueti copertoni agli immancabili scarti della lavorazione edile, ma anche dei fossati, profondi quasi tre metri e lunghi in alcuni casi oltre venti, visibilmente frutto dell’opera di ruspe. Accanto ad essi, parallelamente ed in altri punti, collinette artificiali. Elementi tali e tanti da indurre la solitamente prudente Guardia di Finanza a parlare, sin dal giorno del sequestro, di «rifiuti seppelliti ed interrati».
Gli accertamenti successivamente svolti, condensati in una perizia ora al vaglio della magistratura, avrebbero escluso l’ipotesi più allarmante, ovvero la presenza di bidoni, confermando tuttavia l’esistenza di masse anomale, di composizione diversa da quella del terreno circostante. Una situazione che, insieme alle altre inchieste avviate dalle Fiamme gialle sotto il coordinamento della Procura di Castrovillari ha di certo accelerato, anche grazie all’impegno delle amministrazioni locali, l’avvio della bonifica dei siti di ferriti di zinco presenti a Cassano ma pure a Cerchiara, dove ieri mattina, alla presenza del primo cittadino Antonio Carlomagno e del procuratore capo Franco Giacomantonio, il piano di risanamento curato dalla “Syndial” è entrato nel vivo proprio in località Capraro, sede di 4.100 metri cubi di ferriti causa di un’elevata concentrazione nei campi della zona di arsenico, cadmio, piombo e rame. Soddisfazione è stata espressa da Carlomagno, cui ha fatto eco una dichiarazione del suo collega cassanese e consigliere regionale Gianluca Gallo, per il quale «dopo 15 anni di vana attesa è partita, e continua speditamente, l’opera di liberazione della Sibaritide dai veleni. Un risultato storico, frutto dell’impegno e della caparbietà d di Cassano e Cerchiara».

Fonte: gazzetta del sud online

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