di Roberta Lemma

Il 14 gennaio 2011 viene dato nuovamente alle fiamme il portone della casa comunale di Boscoreale con relativo lancio di sacchetti della spazzatura. Nessun testimone, non si conoscono gli autori del gesto. Il sindaco Gennaro Langella è furioso e la sua ira ricade, – indirettamente – , sul presidio alla Rotonda, presidio che negli ultimi tempi è vittima di continui abusi di potere e sabotaggio istituzionale. La discarica Cava Sari è tutt’oggi sotto il controllo militare, il suo varco vanta sempre qualche blindato. Nessuno scontro di notte se non quando arrivano gli autompattatori. Ogni qualvolta i cittadini insonni riescono a controllare i camion diretti in discarica finisce che molti di questi debbano tornare indietro perché irregolari nel carico da sversare. I poliziotti son chiari, dicono che hanno ordine di scortare i camion e non di controllare cosa trasportano e come.

Anni di certosino e instancabile lavoro da parte dei comitati civici, le hanno davvero provate tutte: denunce, raccolta di materiale documentativo, appelli alla UE, analisi del suolo, manifestazioni e eventi per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni. Hanno anche ricevuto fior di manganellate. A tutti risuona una domanda che diventa una nenia: possibile che la giustizia non eserciti il suo ruolo su quanto sta accadendo alla nostra terra?

Era il 24 aprile 2007, il II governo Prodi veniva delegato al riordino, coordinamento e integrazione della disciplina dei delitti contro l’ambiente con l’inserimento nel Libro Secondo del Codice Penale del Titolo VI-bis intitolato “Dei delitti contro l’ambiente”. Il consiglio dei ministri approvava il disegno di legge concernente il disastro ambientale, inquinamento ambientale, alterazione del patrimonio naturale, della flora e della fauna, traffico illecito di rifiuti, traffico di materiale radioattivo o nucleare: testo di legge che mai verrà inserito nel secondo libro del codice penale in quanto, dopo pochi giorni dalla riunione, il II governo Prodi cadeva.

Il successore, Silvio Berlusconi, attuale presidente del Consiglio, si è ben guardato dall’inserire il testo di legge, approvato dal suo avversario, nel codice penale. Distrazione? Miglioria del testo? Questione di ideologie? Evidentemente, la tutela dell’ambiente e della legalità, non rientra negli usi e costumi della destra, considerando che nessun altro testo è stato preparato e tanto meno inserito nel codice penale.

Di seguito gli articoli snobbati dall’attuale governo e preparati dal II governo Prodi.

«Articolo 452-bis (Inquinamento ambientale)

Articolo 452-ter (Danno ambientale. Pericolo per la vita o l’incolumità personale) ;

Articolo 452-quater (Disastro ambientale) ;

Articolo 452-quinqies (Alterazione del patrimonio naturale, della flora e della fauna) ;

Articolo 452-sexies (Circostanze aggravanti) ;

Articolo 452-septies (Traffico illecito di rifiuti) ;

Articolo 452-octies (Traffico di materiale radioattivo o nucleare. Abbandono) ;

Articolo 452-nonies (Delitti ambientali in forma organizzata) ;

Articolo 452-decies – (Frode in materia ambientale ;

Articolo 452-undecies (Impedimento al controllo) ;

Articolo 452-duodecies (Delitti colposi contro l’ambiente) ;

Articolo 452-quaterdecies (Bonifica e ripristino dello stato dei luoghi) ;

Articolo 452 – quinquiesdecies (Ravvedimento operoso) ;

Articolo 498-bis (Danneggiamento delle risorse economiche ambientali) ;

Bastava, qualora entrati in vigore, uno solo di questi articoli di legge per impedire lo scempio in atto in Campania con Pianura, Chiaiano, Terzigno, a Roma con Malagrotta e altro ancora.

Il mistero attorno a questo testo di legge sembrava essere fitto; ho ascoltato in merito avvocati, esperti di diritto, politici impegnati in queste lotte di nobile opposizione alla morte dell’ambiente e a quella della specie umana. Chi diceva fosse stato varato, chi non ne conosceva nemmeno l’esistenza e chi invece conosceva la verità ma senza averne conferma. Telefono al Corpo Forestale dello Stato, una telefonata imbarazzante per chi l’ha ricevuta.

Il Corpo forestale dello Stato, istituito nel 1822, è una forza di polizia ad ordinamento civile, specializzata nella tutela del patrimonio naturale e paesaggistico, nella prevenzione e repressione dei reati in materia ambientale e agroalimentare. La telefonata la faccio ad un dirigente del Corpo, la domanda è diretta: – Volevo sapere se il testo di legge del 24 aprile 2007 e approvato dal governo Prodi fosse stato inserito nel codice penale? -. Il dirigente al telefono è in forte imbarazzo, prende tempo, poi, candidamente, mi dice di non saperne nulla e se posso richiamare di lì a una mezz’oretta, giusto il tempo per potersi informare. Lo richiamo, è costretto a dirmi che nel codice penale questo testo non esiste e mi dice che nel codice penale non esiste articolo di legge a proposito di rifiuti e similari; esiste soltanto il codice ambientale continuamente ritoccato. Gli cito quindi una sentenza della Corte di Cassazione a proposito di gestione illecita di rifiuti. La Corte condannava Agizza Antonio, cui è stata applicata la misura cautelare della custodia in carcere, per i reati di associazione per delinquere, traffico illecito di rifiuti e disastro ambientale; la misura è stata commutata dal Tribunale del riesame, con ordinanza 3 agosto 2007, negli arresti domiciliari. Motivi della decisione della Corte di Cassazione: «Antonio Agizza, titolare della azienda Ecologia Agizza, ha effettuato svariati trasporti dei rifiuti liquidi provenienti da navi o provenienti dai fanghi dal depuratore Cuma Pozzuoli e destinati allo impianto di compostaggio della Sorieco e della Frama e della Espeko; in realtà, i rifiuti non ricevevano il necessario trattamento, ma venivano dispersi nell’ambiente». Secondo il Tribunale, l’Agizza era pienamente consapevole della globale illecita attività per cui si procedeva, teneva i contatti ed aveva reti di collegamento con numerose persone indagate, svolgendo un ruolo da protagonista nel sodalizio criminoso. Il dirigente del Corpo forestale mi spiega quale legge abbia usato il giudice: Disastro Innominato. Quando la durata in termini temporali e l’ampiezza in termini spaziali delle attività di inquinamento (in specie gestione illecita di rifiuti), giustificano la sussunzione della fattispecie concreta nella contestata ipotesi di reato di disastro innominato; questo delitto comporta un danno, o un pericolo di danno, ambientale di eccezionale gravità non necessariamente irreversibile, ma certamente non riparabile con le normali opere di bonifica. Per la configurabilità del reato di disastro innominato colposo di cui agli articoli 449 e 434 cod. pen. è necessaria una concreta situazione di pericolo per la pubblica incolumità, nel senso della ricorrenza di un giudizio di probabilità relativo all’attitudine di un certo fatto a ledere o a mettere in pericolo un numero non individuabile di persone, anche se appartenenti a categorie determinate di soggetti.

A tal fine, l’effettività della capacità diffusiva del nocumento (cosiddetto pericolo comune) deve essere, con valutazione “ex ante”, accertata in concreto, ma la qualificazione di grave pericolosità non viene meno allorché, eventualmente, l’evento dannoso non si è verificato: ciò perché si tratta pur sempre di un delitto colposo di comune pericolo, il quale richiede, per la sua sussistenza, soltanto la prova che dal fatto derivi un pericolo per l’incolumità pubblica e non necessariamente anche la prova che derivi un danno. La telefonata si conclude con frasi ricche di significato, il dirigente si lascia sfuggire parole quali, debolezza del nostro impianto giuridico, ”distrazione” politica. Mi domanda come va a Terzigno, ci dilunghiamo un po, c’è poco da dire purtroppo.

Pur dovendo tener presente quanto importante sarebbe stato l’inserimento di quegli articoli di legge del 2007, si chiedono a questo punto tutti i cittadini impegnati nel loro prezioso lavoro di difesa del territorio, della giustizia e dei diritti umani, perchè a nessuno è venuto in mente di richiamare il reato di Disastro innominato? Anche a Terzigno si scaricano rifiuti senza nessun controllo, sicurezza, rispetto del luogo e della salute pubblica. Ci sono le foto a dimostrare il disastro ambientale in corso, le analisi sulle falde acquifere, le relazioni tecniche dell’Ente parco Vesuvio snobbate dal governo nazionale, Arpac e istituzioni locali varie. Ci sono i clamorosi casi in crescita di cancro e tumori a testimoniare il reato anzi, sono il corpo del reato stesso. La stessa sentenza della Corte di Cassazione ammette la presenza di un sodalizio criminoso impegnato nella gestione illegale dei rifiuti e mai assicurato alla giustizia. Forse inserire nel codice penale i sopra elencati articoli poteva significare la fine degli affari e la fine degli importantissimi rapporti di famiglia. Forse significava arrestare e condannare troppa gente altolocata, forse poteva frantumarsi ogni speranza di egemonia futura.

Forse avrebbero garantito la legalità e la democrazia; valori ritenuti nemici dall’Anti – Stato.

Per venerdì 21 gennaio, il comitato per la difesa dell’Agro nolano, in collaborazione con Assocampaniafelix hanno organizzato un seminario vescovile, dal tema, emergenza ambientale, dove sarà presente anche il procuratore di Nola, Paolo Mancuso.

Il procuratore di Nola è stato ascoltato il 5 ottobre 2010 dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulla situazione rifiuti in Campania. Una audizione che ha lasciato sconcertati chiunque l’ha letta.

Fonte: agoravox.it

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