di D.De Crescenzo

L’Ue affida ad una società parigina di “intelligence ambientale” l’indagine sul caso Napoli. Nuova diffida:subito il piano
Perché per la Campania è così difficile attuare le direttive europee sui rifiuti? Per capirlo la direzione ambiente del governo di Bruxelles ha ordinato uno studio al «Bio intelligence service» di Parigi che a giugno pubblicherà le sue conclusioni. Si tratterà di un capitolo di una ricerca più vasta che comprenderà focus su diverse zone critiche. Il riserbo dell’istituto è per il momento massimo. «Non possiamo anticipare nulla», spiegano da Parigi. Ma a quanto pare gli altri casi allo studio sarebbero quelli della Grecia (duemila discariche abusive) e di alcune zone della Slovacchia, del Portogallo, dell’Estonia e della Lituania. L’Italia, con il caso Campania è già nel mirino dell’Ue dal 2007 con una serie di formali contestazioni che possono portare a dure sanzioni. Lo studio commissionato a un istituto di ricerca specializzato in temi ambientali, dovrà fare luce sui ritardi accumulati, ma anche sull’ingerenza della malavita nel ciclo dei rifiuti e sulla differenziata che non decolla. Un dossier ritenuto evidentemente decisivo per poi sostenere le eventuali decisioni della Commissione. Ma l’Europa non si limita a studiare il caso Campania. Tutt’altro. Da Bruxelles ieri il commissario all’ambiente, Janez Potocnik, ha scritto una nuova lettera sul dramma rifiuti campani che sta per essere inviata all’ambasciata italiana. Una missiva che sarà resa ufficiale solo quando l’avrà ricevuta la rappresentanza italiana, ma che dovrebbe manifestare l’urgenza di trovare una soluzione strutturale e globale al problema dei rifiuti. Il piano inviato dall’assessore regionale Giovanni Romano, infatti, è privo degli allegati, e risulta, quindi, incompleto. Spiega Maria Pia Bucella, capo della direzione Ambiente dell’Ue: «Stiamo studiando il materiale che abbiamo ricevuto e tra un paio di settimane avremo le idee più chiare. Per il momento non ho capito dove finiranno i rifiuti campani fino al momento in cui saranno realizzati gli impianti di compostaggio e termovalorizzazione». E anche questi dati dovrebbero far parte del piano che l’Europa richiede. Di più da Bruxelles non si riesce a sapere anche perché, come sottolineano sia la Bucella che il portavoce del commissario Potocnik, esiste un «dovere di riservatezza». Di tutta questa intricata e controversa materia si occuperanno, dunque, anche gli 007 ambientali di Parigi con lo studio «Implementing EU waste legislation for Green Growth». La consegna del piano e la successiva approvazione in consiglio regionale è uno dei passi necessari per evitare l’avvio di una nuova procedura di infrazione dell’Unione Europea, come la stessa Bucella aveva spiegato a fine novembre quando era arrivata a Napoli a capo della delegazione degli ispettori europei. Dopo quella missione Potocnik, traendo le somme, spiegò che il piano che l’Europa aspettava doveva essere «Pienamente conforme agli obblighi derivanti dal diritto dell’Ue in materia ambientale e dare la priorità alla riduzione dei rifiuti, al riutilizzo e al riciclaggio; garantire l’attuazione della raccolta differenziata nell’intera regione; introdurre misure per lo smaltimento, entro un arco temporale ragionevole e in condizioni di sicurezza di circa otto milioni di tonnellate di rifiuti imballati che sono depositati in diverse discariche della Campania». Obiettivi che al momento non appaiono a portata di mano. Da settimane si discute della possibilità di portare in Spagna il materiale accumulato negli stir che dovrebbe viaggiare con il codice 19.12.12, quello attribuito ai rifiuti non pericolosi derivanti dalla separazione meccanica. In questo caso a dover essere spostata è la frazione umida che però «è ormai diventata secca perché è stata depositata sei o sette anni fa», come sostiene Carlo Giomini della Markab consulting che cura l’intermediazione dell’affare tra la A2A e le discariche spagnole.
Fonte: il mattino

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