E’ sotto inchiesta la discarica di Chiaiano, uno dei pochi e provvisori diaframmi (sta per esaurirsi) che impediscono all’emergenza rifiuti di Napoli di esplodere con gravità ancora maggiore.

La Procura di Napoli sta indagando perchè “non tutto sarebbe andato per il verso giusto” durante i lavori per impermeabilizzare il sito, e cioè per impedire ai rifiuti di contaminare il sottosuolo e l’acqua di falda. Indagini anche a proposito di infiltrazioni della camorra.

A proposito di impermeabilizzazione, io vi faccio vedere le foto scattate dal professor Francesco Ortolani, ordinario di Geologia all’Università di Napoli Federico II. Documentano come è stata realizzata la discarica.

Viene in mente un colabrodo. Blogeko aveva già scritto due anni fa di questi (ed altri) problemi.

Il rivestimento interno della discarica, che dovrebbe garantirne l’impermeabilizzazione, è costituito da uno strato di argilla, uno strato di detriti ed un telo impermeabile.

Quelle fra virgolette sono le parole del professor Ortolani. L’argilla “è di infima qualità in quanto contiene detriti a spigoli vivi; inoltre è stata accumulata in difformità alle prescrizioni di legge in quanto non è stata compattata e rullata in modo da ottenere una uniforme e garantita impermeabilità”.
I detriti sono “di grosse dimensioni e a spigoli vivi” e “rappresentano sicure premesse di lacerazione del telo impermeabile” sul quale peserà (a discarica colmata) uno strato di rifiuti profondo 50 metri: “devono essere rimossi e sostituiti con ghiaia arrotondata di dimensioni idonee a non lacerare il telo”.
Comunque, già prima di essere sovrastato dai rifiuti, il telo impermeabile “è risultato strappato visibilmente in molti punti”.“La discarica, invece di essere attivata, doveva essere assolutamente rifatta in gran parte”, dice ancora il professor Ortolani, e le sue caratteristiche sono “premessa per l’inquinamento della falda”. La maxipattumiera non è stata rifatta ed è tuttora in funzione.

Fonte: il Journal

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