di Paola Alagia
Discariche al collasso, raccolta differenziata ai minimi e tante inadempienze politiche. Ecco il fil rouge che lega i due capoluoghi e le rispettive Regioni. Ma per il radicale Iervolino: “Il Lazio ha un’arma in più: l’inesauribile Malagrotta”.

Non c’è soltanto un’icona romantica dei gabbiani in volo, magari a pelo d’acqua o sulle cime di monumenti come l’Altare della patria di piazza Venezia, nel centro di Roma. Proprio la Capitale in questi anni ha dovuto imparare a conoscere un’altra immagine di questi volatili, decisamente meno oleografica. Ne sanno qualcosa gli abitanti del Municipio XVI e, in particolare, i cittadini del quartiere di Massimina che li vedono alzarsi e abbassarsi in volo su Malagrotta. La collina dei rifiuti che ospita la più grande discarica d’Europa, infatti, è diventata il loro habitat naturale, la loro dimora preferita. Salvo quando decidono di ‘migrare’ più a sud, verso le discariche di Santa Maria la Fossa o di Chiaiano. Dal Lazio alla Campania, da Roma a Napoli.

COSA E’ SUCCESSO A NAPOLI. C’è un fil rouge che unisce le due Regioni e le due città ed è fatto di rifiuti, di discariche, di una fallimentare raccolta differenziata e di inadempienze politiche. Dopo il piano varato dal governo Berlusconi nel 2008, la città partenopea e la sua provincia sono ripiombate nella stessa emergenza. Il risultato? Un Natale passato a fare zig zag tra i sacchetti di immondizia in mezzo alle strade, davanti ai negozi, alle scuole e ai bar. É vero che rispetto a tre anni fa, la Campania può contare sul termovalorizzatore di Acerra, ma è anche vero che il suo funzionamento continua a far discutere. E mentre la discarica di Chiaiano si avvia, a passo lesto, verso l’esaurimento e l’impianto di Salerno continua ad essere sotto scacco per il braccio di ferro tra Comune e Provincia, a far precipitare il precario equilibrio napoletano sono bastate le proteste degli abitanti di Terzigno, con le ‘mamme vulcaniche’ in prima fila, per la mala gestione degli sversamenti nella Cava Sari, (un impianto già nel mirino della commissione Ue perché nel cuore di un parco nazionale). Così, il meccanismo provinciale dei rifiuti campani (la legge sui rifiuti varata nel 2007 in consiglio regionale ha recepito i desiderata di tutte le province intenzionate ad assumere le competenze dell’intero settore rifiuti che avrebbe assicurato loro entrate economiche) si è inceppato, costringendo il premier Silvio Berlusconi a ritornare nel capoluogo partenopeo per trovare una nuova soluzione.
LE SOLUZIONI TAMPONE. Il presidente del Consiglio è riuscito a strappare la disponibilità ad accogliere i rifiuti napoletani da parte di altri governatori, come Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia. Il Parlamento, dal canto suo, ha approvato il decreto rifiuti ristabilendo una gerarchia di responsabilità (in capo al Governatore Stefano Caldoro quelle sugli impianti di termovalorizzazione e intermedi). Ai piedi di Castel dell’Ovo sembra tutto più pulito, ma la sensazione di precarietà si avverte nell’aria. Tutto ha il sapore di una soluzione tampone, nulla sa di definitivo se non i continui rimbalzi di responsabilità tra Regione, Provincia e Comune che solo nella loro richiesta al governo di un reintegro di norme penali per chi sporca, hanno dimostrato unità d’intenti. Richiesta recepita nel documento ‘Prime azioni necessarie per il superamento della situazione di criticità nel settore della gestione rifiuti nella regione Campania’, licenziato a Palazzo Chigi all’inizio del nuovo anno. Tra le priorità evidenziate nel testo c’è, naturalmente, quella di individuare e realizzare una nuova discarica nella provincia di Napoli per almeno un milione di tonnellate, compito gravoso per Luigi Cesaro, presidente della Provincia, che dovrà vedersela con i cittadini.

MALAGROTTA SOPRAVVIVE A COLPI DI PROROGHE. Un grosso problema quando una discarica si avvia all’esaurimento. Ne sa qualcosa anche Roma con Malagrotta che, di anno in anno, va avanti a colpi di proroghe di 12 mesi, ben nascosti tra le maglie della legge Finanziaria e, insieme, decisi dalla Regione. Ma ne sanno qualcosa soprattutto i residenti, molti dei quali riuniti in comitati cittadini, che aspettano da sempre la chiusura di una discarica esaurita da tempo e che, di scadenza in scadenza, lottano perché sia l’ultima. Per potersi riappropriare del proprio skyline naturale e liberarsi del puzzo, che a seconda del vento, si insinua nelle loro abitazioni e impedisce, soprattutto d’estate, di vivere spazi aperti come giardini o terrazzi. Il 2010, sotto il profilo delle proroghe e, quindi, della conseguente forsennata ricerca di un sito alternativo, non è stato diverso dagli anni addietro. E alla fine, tutto si è concluso lasciando, gattopardescamente, ogni cosa al suo posto. “Le proroghe che riguardano Malagrotta, in realtà – spiega Massimiliano Iervolino, membro di giunta di Radicali italiani, che ha accumulato una grande competenza in materia di rifiuti in questi anni – sono due. Con una si consente ancora di conferire in discarica rifiuti non trattati a dispetto della direttiva comunitaria 31 del ’99 (“in discarica possono entrare soltanto i rifiuti pretrattati, cioè quelli depurati dalla raccolta differenziata”), recepita nel decreto 3 agosto del 2005. L’altra proroga, invece, allunga la vita di Malagrotta, rinviandone la chiusura”. É quello che è successo anche a fine anno con l’ordinanza del 31 dicembre scorso del governatore del Lazio, Renata Polverini, che ha dato ossigeno alla discarica più grande d’Europa per altri sei mesi. E la ricerca di un sito alternativo? “É una falsa ricerca – sottolinea Iervolino – nessun politico che amministra o ha amministrato Roma e Lazio ha mai minimamente pensato di fare a meno di Malagrotta”.

LA PARENTELA TRA ROMA E NAPOLI PASSA PER LA DIFFERENZIATA . Ribattezzata l’Ottavo Colle, l’immensa discarica capitolina, sulla quale si azzardano misure di circa 160 per 240 ettari e che ha per bacino Roma, Ciampino, Fiumicino e Città del Vaticano (tra le 4mila e 500 e le 5mila tonnellate di rifiuti al giorno), avrà dunque vita lunga, seppure in regime di illegalità. Proprio la noncuranza delle leggi è uno dei più gravi minimi comun denominatori tra le due Regioni del Centro-Sud. Oltre alle inadempienze e grosse responsabilità politiche che accomunano Roma e Napoli, però, c’è un altro grave problema che le apparenta .É la raccolta differenziata, quel mostro che spaventa le amministrazioni delle due città incapaci di raggiungere gli obiettivi posti e, soprattutto, imposti da Bruxelles. La legge dice che un comune dovrebbe realizzare un minimo percentuale di raccolta differenziata pari al 35 per cento (al 65 nel 2012). Ma né all’ombra del Colosseo né all’ombra del Maschio Angioino i risultati raggiunti lasciano adito a speranze. Il 19 per cento (dato Istat), registrato a ottobre scorso nel capoluogo partenopeo, non può essere motivo di vanto, così come non lo è il 20 per cento della Capitale. Nonostante lo stacco di un solo punto percentuale, però, a Roma non si è verificata l’emergenza campana. Come mai? La spiegazione la fornisce il radicale Iervolino: “Entrambe queste città hanno accumulato un deficit strutturale enorme a livello di impiantistica. La Capitale, però, ha un asso nella manica che Napoli non ha e si chiama Malagrotta. La sua arma in più è Manlio Cerroni, proprietario della discarica, che è riuscito a colmare un vuoto politico esistente da oltre 20 anni. In poche parole, quest’uomo è il vero salvagente delle classi politiche locali”.

COSA ACCADRA’ NEL 2011? Il via vai di mezzi pesanti carichi di rifiuti, gli odori malsani che penetrano fin dentro le case e gli stormi di gabbiani destinati a diventare sempre più brutto presagio, stile film di Hitchcock. Tutto questo farà parte anche quest’anno della routine dei cittadini laziali e campani che hanno la sfortuna di vivere a ridosso delle discariche. Neanche le classi dirigenti fanno ben sperare.

LE PROSPETTIVE CAMPANE…In Campania continuerà il ping pong di responsabilità tra Regione e Comune. Il secondo impianto di Napoli est molto probabilmente rimarrà in stand by dal momento che il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, commissario dal 2008 al 2009, ha perso le sue competenze in materia. E la raccolta differenziata difficilmente raggiungerà i minimi obiettivi di legge.

…E QUELLE LAZIALI. Anche a Roma la situazione rimarrà pressoché invariata. Nell’ordinanza del 31 dicembre scorso, Renata Polverini ha chiesto più efficienza sia a Malagrotta sia alla municipalizzata Ama per poter scongiurare un nuovo commissariamento (come accaduto con la precedente giunta con la nomina a commissario dell’allora governatore Pier Marrazzo) e, soprattutto, l’individuazione di un nuovo sito. All’avvocato Cerroni, l’ex numero uno dell’Ugl ha chiesto in particolare di provvedere entro sei mesi a realizzare impianti di trito-vagliatura “per consentire il trattamento di tutti i rifiuti urbani indifferenziati in ingresso nella medesima discarica, non sottoposti al preventivo trattamento”, mentre dall’Ama, Polverini vuole entro 60 giorni la piena operatività degli impianti di trattamento dei rifiuti di via Salaria 981 e Rocca Cencia. Nell’aria c’è anche la possibilità di un nuovo impianto di gassificazione, un’ipotesi che il presidente della Regione Lazio non esclude: “Stiamo valutando anche questo – ha detto durante la visita di ieri a Malagrotta – più rifiuti trattiamo, più riusciamo a fare una stima precisa di quanti sono gli impianti di cui necessita la nostra Regione”.

Anche nel 2011, infine, la raccolta differenziata sarà il grande cruccio della classe politica romana. L’assessore regionale ai Rifiuti, Pietro Di Paolo, ne ha fissato nuovamente la soglia del 60 e 65 per cento per questo e il prossimo anno, ma c’è da scommettere che rimarranno numeri sulla carta. “É matematicamente impossibile raggiungere questi obiettivi. Ma come si può pretendere di vincere questa partita – racconta con sorriso beffardo Massimiliano Iervolino – senza mandare in soffitta i cassonetti stradali multi materiali (cioè quelli blu)?”. Tali bidoni raccolgono indistintamente vetro e plastica, “il problema nasce al momento del trasporto perché, essendo materiali con peso specifico diverso, vanno pressati. Con questa procedura, però, inevitabilmente il vetro da riciclare sporca la plastica e viceversa”. Il risultato finale di questa operazione è che gli scarti prodotti, in percentuale dal 50 all’80, vanno a finire tutti in discarica.

Fonte: nannimagazine.it

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