di Paolo Picone

NAPOLI
Tre anni sembrano trascorsi invano in una città che da quattro giorni si trova nuovamente in piena emergenza rifiuti. Napoli sepolta di spazzatura dovunque, sotto i riflettori della Ue che vuole veder chiaro in questa emergenza infinita. Cassonetti incendiati e roghi sparsi qua e là anche in pieno centro hanno riportato alla luce un problema che si pensava risolto.
La protesta dei lavoratori addetti alla raccolta prima, l’atto di vandalismo poi con il quale sono stati danneggiati i mezzi della raccolta della società Enerambiente alla quale è appaltato dall’Asia il servizio per il prelievo in alcune zone di Napoli, hanno mandato tutto in tilt. E nelle strade si sono subito accumulate oltre 2mila tonnellate di spazzatura. A complicare le cose, il termovalorizzatore di Acerra lavora ancora a scartamento ridotto, perché le ecoballe arrivate dai Cdr presentano materiali non idonei a essere inceneriti. Infine c’è la protesta che ha bloccato la discarica di Terzigno, che vede riuniti da alcuni giorni i residenti di diversi comuni della zona vesuviana con la presenza diretta dei sindaci contro l’ipotesi di realizzazione di una seconda discarica nel Parco del Vesuvio, dopo quella già in funzione e che ha provocato disagi ai cittadini a causa dei miasmi che in diverse ore del giorno arrivano nelle abitazioni. Giovedì sera la tensione è sfociata in una vera e propria guerriglia con cariche e lacrimogeni per disperdere la folla. Bilancio: un funzionario di polizia leggermente ferito, un manifestante fermato.
Il questore di Napoli, Santi Giuffrè ed il sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano, additano la camorra e l’area dell’antagonismo come responsabili dei raid di questi giorni.
Gli autocompattatori scortati dalla polizia, intanto, hanno già fatto lo straordinario raccogliendo 100 tonnellate in più oltre la quantità prevista normalmente, ma restano in strada circa 700 tonnellate di rifiuti. Secondo una stima del comune la situazione dovrebbe tornare tranquilla in una settimana.
«A Napoli si stanno verificando una serie di situazioni sospette finalizzate a destabilizzare una realtà che funziona», dice il capo della protezione civile Guido Bertolaso, secondo cui se il capoluogo partenopeo sta ripiombando nell’emergenza rifiuti, lo si deve a comportamenti specifici che nulla hanno a che vedere con gli impianti per lo smaltimento. Bertolaso – che ieri in serata è stato ricevuto a Palazzo Grazioli dal premier Silvio Berlusconi insieme al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta – attacca il presidente della provincia di Napoli Luigi Cesaro che si è detto contrario ad aprire la discarica di Terzigno: «Se davvero non vuole farlo, è contro la legge». Proprio il presidente della provincia si è attivato per convocare per martedì prossimo un tavolo tecnico con regione Campania, comune di Napoli, Sap.Na ed Asia per affrontare in maniera congiunta i problemi che hanno portato all’attuale emergenza rifiuti. In questa riunione il presidente Cesaro, come stabilito nella riunione di inizio settimana a Roma alla presenza di Bertolaso, intende anche porre all’attenzione di regione e comune, le problematiche inerenti l’apertura della seconda discarica a Terzigno, e, prima di attuare quanto previsto dalla legge, vagliare eventuali soluzioni alternative. Intanto la Commissione europea sta valutando la situazione di Napoli per stabilire se sia necessario compiere ulteriori passi in avanti rispetto alla procedura d’infrazione in corso. Dopo la sentenza di condanna dell’Italia da parte della Corte di giustizia Ue del Lussemburgo, il 4 marzo scorso, la Commissione ha avuto a più riprese contatti con le autorità italiane. Lo scorso luglio, in occasione di un’audizione al Parlamento europeo, l’esecutivo Ue aveva ribadito la necessità che le autorità italiane notificassero quanto prima a Bruxelles un piano di gestione integrato dei rifiuti. In quell’occasione i parlamentari europei avevano reso noto un documento di lavoro realizzato dopo una missione in Campania. In quel rapporto, si sottolineava come la crisi fosse «lungi dall’essere risolta» e si aggiungeva: «Vi è un serio rischio che possa scoppiare di nuovo».

Restano bloccati i fondi comunitari destinati alla regione Campania per il settore: circa 10,5 milioni di euro della programmazione 2000-2006 e 135 milioni di quella attuale. Ieri intanto protesta di un gruppo di cittadini a Napoli, davanti a Palazzo Salerno, in piazza del Plebiscito. Slogan e striscioni contro il capo della protezione civile: «L’emergenza non era finita? Bertolaso dimettiti». I cittadini, quasi tutti residenti di Chiaiano, chiedono, a viva voce «raccolta differenziata».

Fonte: sole 24 ore

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