Un progetto prevede un’area raccolta rifiuti da 238mila tonnellate. La preoccupazione degli abitanti che solo a dicembre ne hanno scoperto l’esistenza. Nascerà un comitato. Timori per l’impatto ambientale. Il sito a pochi metri dal paese

di RAFFAELE CASTAGNO

Quasi 3mila quintali quotidiani di spazzatura per un comune di 24mila abitanti. Il paese è San Secondo, il progetto si può consultare on-line sul sito della Provincia di Parma. Oltre a risistemare una vecchia cava d’argilla, da anni in disuso, si vorrebbe andare a realizzare una discarica della capacità di circa 238mila tonnellate di rifiuti non pericolosi, gli R10 appunto. Qualcosa come 15 autocarri al giorno da 180 quintali ciascuno per i prossimi 4 anni. Gli abitanti sono venuti a conoscenza di questo progetto, presentato da Nial Rizzoli, solo lo scorso 9 dicembre.
San Secondo è famoso per il suo patrimonio storico: la Rocca dei Rossi, la pieve romanica di San Genesio. Ma questo piccolo comune della Bassa vanta anche un importante bacino naturalistico. La notizia della realizzazione della discarica, un fulmine a ciel sereno, ha suscitato preoccupazione e allarme in paese. I cittadini hanno già organizzato diverse riunioni – l’ultima nella serata di mercoledì 12 – per discutere una strategia unitaria e raccogliere il maggior numero d‘informazioni. Il Comune per altro si trova privo del sindaco ed è, in attesa delle elezioni la prossima primavera, retto da un commissario prefettizio, che ha acconsentito a ricevere una delegazione venerdì 14 gennaio. I cittadini non sono rimasti fermi. Fino al 23 gennaio possono presentare osservazioni al progetto depositato in Provincia, così da ottenere cambiamenti o come in molti sperano arrestare l’opera. Per esercitare una più efficace azione di difesa nascerà anche un comitato.

I DUBBI – Le perplessità del resto non mancano. A cominciare dalla probabile presenza di una falda acquifera sotto la cava in località Fornace. Un vecchio studio del 1995 poneva le falde del paese a circa 3 metri di profondità. Secondo la perizia di parte contenuta nel progetto la falda ora sarebbe a circa 10 metri, mentre le buche da colmare arriverebbero a circa 8. Perché non è stato tenuto in considerazione lo studio precedente? Quanto è profonda la falda? Quanto le buche? Dati su cui i cittadini chiedono indicazioni precise e verifiche. Del resto proprio la presenza della falda, documentata nel 1995, impedì la realizzazione di una discarica in località San Genesio. E poi la vicinanza del centro abitato che ospita anche un asilo: la distanza è di 700 metri dal sito.

Gli abitanti denunciano poi l’assenza di qualsiasi documentazione fotografica che attesti lo stato attuale della cava, dove è già in atto un processo di “naturalizzazione”. L’intervento, spiega Massimiliano Dall’Argine, andrebbe a disturbare quello che la natura sta già effettuando di propria iniziativa, considerando che da 15 anni il sito non è interessato da alcuna attività.

I RIFIUTI – Ma le preoccupazioni concernono anche la gestione e il controllo dei rifiuti. Gli R 10, pur non essendo pericolosi, raccolgono al loro interno un’ampia quantità di materiali: scorie d’acciaieria, laterizi, pietrischi, fanghi da perforazione, ceneri, gessi chimici. “Un gruppo troppo eterogeneo – commenta Dall’Argine – chiederemo di restringerlo”. Il problema tocca anche la sicurezza e gli effettivi controlli sulla spazzatura, che stando alla relazione saranno affidati alla Nial Rizzoli, il soggetto che gestisce la discarica. Ma visto l’ammontare di rifiuti (15 camion al giorno) – questo il dubbio di molti – le verifiche occasionali saranno sufficienti? Considerazioni che si sommano con il dato, come viene indicato nella stessa relazione, che alcuni rifiuti sono recuperabili. “Perché metterli in discarica? Perché riqualificare un’area che non ha bisogno di essere riqualificata?”. A dispetto di quanto scritto nella relazione, che parla di generici e non meglio precisati vantaggi per il Comune, a San Secondo i cittadini di elementi positivi faticano a trovarne, anzi: “Non vediamo alcun vantaggio per l’economia locale nell’apertura di una discarica – scrivono in un documento – perché camion che arrivano, scaricano e ripartono non danno nessun indotto economico, ma solo inquinamento”.

Fonte. repubblica

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